Oggi è un giorno cruciale (e forse drammatico) per il Milan

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Mezzogiorno di fuoco. Anche se non è detto che la sentenza del Tas arrivi davvero all’ora di pranzo, alle 12. Comunque manca poco, pochissimo. È durata dieci ore, ieri, di fronte ai tre arbitri di Losanna, l’udienza che vedeva contrapposti il Milan e l’Uefa. Il club ha chiesto la revisione della sentenza della camera giudicante dell’Uefa, che lo ha escluso dalle Coppe per un anno. Questa mattina gli arbitri si riuniranno per scrivere il dispositivo, che dovrebbe essere reso noto appunto verso l’ora di pranzo. Ma cosa accadrà poi? L’unica certezza è che, comunque vada, la data di oggi segnerà una svolta nella stagione rossonera. Di qua o di là. Senza via di mezzo. La questione non riguarda tanto la società, che da domani avrà comunque un volto diverso. Sarà l’inizio del nuovo corso: alle 9.30 a Casa Milan si terrà infatti l’assemblea dei soci che nominerà un nuovo cda, saranno sostituiti (almeno) i membri cinesi e Paolo Scaroni diventerà il nuovo presidente del Milan. Si farà chiarezza sulle nomine. La sentenza di oggi sarà però decisiva per il mercato. Cruciale. Per la fisionomia, la struttura, la qualità della squadra che verrà. Perché è ormai chiaro che ci sono due Milan diversi all’orizzonte. Con ogni probabilità, molto diversi. Uno dentro l’Europa e uno fuori.

Occorre partire dallo scenario peggiore, non fosse altro perché è la base di partenza. Adesso come adesso, il Milan è fuori dall’Europa League, come ha stabilito il 19 giugno scorso la Camera Giudicante di Nyon. La conferma dell’esclusione dalle Coppe, al di là della figuraccia, porterebbe almeno 20 milioni di entrate in meno e contraccolpi sul morale della squadra. Ma soprattutto sulla sua struttura. Diversi big a quel punto con ogni probabilità se ne andrebbero. La convenienza personale collimerebbe con le esigenze societarie. Una competizione in meno implica una rosa più ristretta, certi tagli sarebbero diverrebbero necessari. A partire da quello del capitano Leonardo Bonucci. Il suo agente Alessandro Lucci ha avviato da tempo i colloqui col Psg. Il Milan però vorrebbe incassare dalla cessione almeno 40 milioni, per rendere contabilmente sostenibile l’acquisto di un anno fa per la stessa cifra. Fra stipendio e premi potenziali, Leo costa quasi 10 milioni netti, che al lordo delle tasse italiane fanno il doppio. Troppo denaro per un club fuori dall’Europa, alle prese con una rifondazione societaria. La nuova proprietà targata Elliott parla di un «impegno di almeno tre anni» ma ha già messo in chiaro che la gestione sarà improntata al rispetto dei conti. Elliott è un hedge found, un fondo speculativo, e come tale valuta per i propri investimenti parametri puramente industriali, scientifici, tecnici: età, ingaggio, rapporto sul monte stipendi, prospettive di crescita. L’altro uomo chiave è Suso. Discorso però diverso, qui. La nuova proprietà lo ritiene importante, è un cosiddetto «asset», un valore aziendale. Esattamente come il giovane Locatelli la cui cessione al Sassuolo è stata infatti bloccata perché progettualmente non conveniente (per età, prospettive, costo del lavoro). Non è da escludere insomma che il nuovo Milan possa alla fine decidere di tenere comunque Suso per lo stesso ragionamento, ma l’impressione è che oggi come oggi anche lui potrebbe essere fra i sacrificabili. La sua valutazione oggi galleggia tra i 40 e i 50 milioni di euro. La clausola per l’estero da 38 milioni è appena scaduta. In Italia piace a Inter e Roma. Il suo agente, Lucci, lo stesso di Bonucci, sta valutando le varie ipotesi.

La conferma di Bonucci sarebbe la prima conseguenza di una sentenza favorevole. La presenza capitano sarebbe fondamentale accanto al tecnico Rino Gattuso nella gestione di uno spogliatoio e una rosa che dovrebbero competere su tre campi: campionato, Coppa Italia ed Europa League. Anche perché lo stesso Bonucci – ragazzo notoriamente orgoglioso – è il primo a voler dimostrare di valere quei 40 milioni investiti per lui dal Milan. Come detto, l’Europa League sarebbe tutta un’altra cosa. Per chi resta ma anche per chi potrebbe arrivare. Come Alvaro Morata. La scorsa estate i rossoneri provarono a strappare l’attaccante spagnolo, allora in uscita dal Real Madrid, al Chelsea. Non se ne fece nulla. Ora però il ragazzo a Londra non se la passa bene e il Milan è tornato alla carica. Lunedì scorso durante il blitz londinese di Fassone e Mirabelli Morata ha cenato con i dirigenti rossoneri, dando la sua disponibilità a un ritorno in Italia. Il cartellino potrebbe costare intorno ai 60 milioni e l’ingaggio non è proprio di quelli a buon mercato. Ma con uno scenario europeo e qualche sistematina al reparto d’attacco (Bacca, Kalinic e André Silva sono comunque con le valige in mano) l’operazione è fattibile. Più complesso invece il dossier Donnarumma. Più che Europa League o non Europa League, il problema di Gigio – ma anche di chi lo rappresenta e del Milan stesso – è che da qualche tempo offerte vere e proprie non sono arrivate. La valutazione di mercato è nettamente più bassa rispetto ai 70 milioni di un anno fa. Oggi potrebbe valerne 40, 45. Il Chelsea, perso Alisson, ci sta facendo un pensiero. Il suo agente Mino Raiola prima di prendere una decisione sul futuro del ragazzo ha però intenzione di conoscere i nuovi proprietari e i relativi programmi. La questione è apertissima. Ma c’è un dettaglio che conta: il Milan ha preso Pepe Reina: due potenziali titolari per un campionato senza coppe europee sono troppi. Ma con le coppe…

Carlos Passerini, Corriere.it

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