La speranza è l’ultima a morire per Borsalino: la procura ha revocato il sequestro del marchio

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Il mitico Alain Delon nel film dedicato allo storico marchio Borsalino

Schiarita per Borsalino, il leggendario marchio di cappelli piemontese per cui la procura di Alessandria ha concesso il dissequestro al fondo Haeres Equita, la società italo-svizzera che lo comprò dal Mediocredito per soli 18 milioni l’estate scorsa, e che da tre anni gestisce in affitto l’azienda dichiarata fallita a fine 2017. A febbraio la procura, su istanza della relazione dei curatori fallimentari Stefano Ambrosini e Paola Barisone, aveva ottenuto il sequestro preventivo del marchio fondato nel 1857, per impedirne la vendita. Contestualmente gli inquirenti avevano anche aperto un fascicolo per bancarotta fraudolenta iscrivendo gli amministratori di Borsalino, di Mediocredito e il gerente Philippe Camperio. Ma ora, dopo una trattativa che va avanti da tre mesi, nei giorni scorsi il nuovo accordo tra i curatori e Haeres è stato siglato, la procura piemontese lo ha accettato e sono state eliminate le contestazioni, mentre il 12 luglio dovrebbe tenersi l’asta competitiva per vendere lo stabilimento nell’Alessandrino, i macchinari e altri attivi come i negozi, e soddisfare i creditori col ricavato.

La soluzione trovata dovrebbe piacere alla comunità locale, poiché salvaguarda la continuità aziendale e il lavoro dei 140 dipendenti a tempo pieno, che nel 2017 hanno realizzato un fatturato di 17 milioni e una produzione in crescita. La nuova fase per la nuova Borsalino sarà l’asta per aggiudicarsi l’intero stabilimento, come prevede la procedura fallimentare. Vi dovrebbe partecipare anche Haeres Equita, che è stata assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Alessandro Monza, e nella trattativa con i curatori avrebbe ottenuto la proroga del contratto di affitto, offrendo come controprestazione la risoluzione del contenzioso e l’impegno a partecipare all’asta dove si decide il futuro dell’azienda in ripartenza.

Il fallimento di Borsalino, marchio storico amato anche dalle star del cinema – tra cui Humphrey Bogart, Marcello Mastroianni, Alain Delon – è legato a un crac più grande: quello dell’imprendtore Marco Marenco, imprenditore astigiano che anni fa lasciò un buco da circa 3 miliardi di euro in una galassia di 175 aziende quasi tutte attive nel settore dell’energia e nella gestione di partecipazioni, tra cui il 50% dell’azienda di cappelli. Marenco, descritto nelle indagini come un genio della matematica, aveva messo in piedi un groviglio di truffe e raggiri a catena in un settore molto regolamentato come la distribuzione del gas, con molte aziende che facevano trading senza pagare le accise e una parte dei costi veniva scaricato sui consumatori in forma di maggiorazioni nelle bollette del gas. Marenco fu anche arrestato nel luglio del 2015, dopo l’estradizione concessa dalla Svizzera dove tentava di rifugiarsi, e condannato a 5 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta.

Andrea Greco, Repubblica.it

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