Legge sulla Shoah in Polonia, passo indietro del governo: «Via i tre anni di carcere»

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Il Parlamento ha rimosso dalla norma contestata la pena detentiva prevista in origine per chiunque attribuisca alla nazione responsabilità nei crimini nazisti

Passo indietro. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha chiesto alla Camera bassa del Parlamento di modificare la contestata legge sulla Shoah che ha innescato una crisi internazionale. L’emendamento è stato approvato dal Sejm con 388 voti a favore, 25 contrari e 5 astensioni. Rimossa la pena di tre anni di carcere prevista per chiunque attribuisca alla «nazione polacca» responsabilità nei crimini nazisti. L’annuncio arriva nel pieno del confronto con l’Unione europea che ha posto sotto monitoraggio Varsavia e attivato «l’opzione nucleare» dell’articolo 7 del Trattato sulla Ue per violazione dello Stato di diritto. Una mossa distensiva che può aprire un nuovo capitolo nel dialogo con Bruxelles su tutti i dossier, dall’immigrazione alla riforma della giustizia.

La pena detentiva, ha spiegato alla radio pubblica il capo di gabinetto di Morawiecki, avrebbe distolto l’attenzione dall’obiettivo originario del provvedimento: in seguito all’aspro dibattito sulla norma considerata un pericoloso esempio di negazionismo storico, il governo nazional-conservatore è giunto alla conclusione che «esistono altri strumenti per difendere il buon nome della Polonia». La norma, firmata lo scorso febbraio dal presidente della Repubblica Andrzej Duda e oggi ancora all’esame della Corte costituzionale, proibisce tra l’altro di usare l’espressione «campi polacchi» in riferimento alle strutture concentrazionarie costruite dai nazisti nella Polonia occupata. Prima della Seconda guerra mondiale, nel Paese viveva la più numerosa comunità ebraica d’Europa. Nella Soluzione finale furono uccisi circa tre milioni di ebrei polacchi.

«La battaglia per la verità resta il nostro obiettivo» dice Morawiecki.

Maria Serena Natale, il Corriere della Sera

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