Leggete l’interessante focus sulla pace fiscale. Vi spiega cos’è e come funziona

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Pace fiscale. Così il governo chiama l’operazione che per molti osservatori si tradurrà in sostanza in un condono di tasse non pagate. Ma cosa si intende per pace fiscale? L’operazione ancora non è stata definita. L’esecutivo gialloverde ipotizza la chiusura delle cartelle sotto i 100mila euro. Il Contratto di governo siglato da M5S e Lega ipotizza il «preventivo e definitivo smaltimento della mole di debiti iscritti a ruolo, datati e difficilmente riscuotibili per insolvenza dei contribuenti». Il governo, alla ricerca di risorse per finanziare le misure del proprio programma, starebbe dunque accelerando su questo capitolo, previsto anche nei progetti della campagna elettorale del partito di Matteo Salvini che l’aveva indicato come il primo provvedimento da varare.

L’ipotesi di pace fiscale in campo sarebbe quella di offrire la possibilità di mettersi in regola a coloro che hanno cartelle esattoriali sotto un certo tetto. Il Contratto di governo non definisce nei dettagli la soglia ma che oggi Salvini ha indicato come livello quota 100mila euro. Le aliquote della sanatoria finora ipotizzate sono tre: del 6, 15 e 20-25%. Quella intermedia sarà dello stesso livello della flat tax e quella più bassa servirebbe per quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica.

L’operazione, che punta a liberare di molte pratiche la giustizia tributaria, rischia comunque di sovrapporsi con la «rottamazione delle cartelle» che si è appena conclusa ma per la quale non è ancora stata versata la prima rata di luglio. La misura – è scritto espressamente nel Contratto di governo – non avrebbe una «finalità condonistica», ma dovrebbe diventare «un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà». Secondo le stime della Lega ci sarebbero circa mille miliardi di cartelle esattoriali non riscosse, di queste il 50% sono ormai ritenute inesigibili, ma l’altra metà possono invece tradursi in entrate per lo Stato.

L’altro nodo è quello del gettito che l’operazione pace fiscale potrebbe garantire. Secondo le stime della Lega, potrebbero arrivare da 40 a 60 miliardi di gettito. Di recente il Consiglio della Giustizia tributaria ha reso noto il valore delle liti pendenti al 31 dicembre 2017: 50,4 miliardi di euro per 417 mila procedimenti pendenti.

L’economista ed ex presidente del Consiglio incaricato Carlo Cottarelli ha definito la misura «l’ennesimo condono, tra l’altro molto generoso: un errore». Ma da parte del Governo si rifiuta questa definizione proprio perché l’aliquota del 15% sarebbe la stessa che pagherà il contribuente dopo l’entrata in vigore delle nuove aliquote della flat tax.

Il nodo della sovrapposizione con la rottamazione non sarà comunque da sottovalutare. L’operazione si è conclusa con successo registrando 950.000 domande di adesioni. Ma ora bisognerebbe passare alla «cassa» per pagare quanto concordato. E le cifre in ballo non sono basse. La stima di gettito stimata era pari a 1,65 miliardi nel 2018 e a 414 milioni nel 2019.

Ilmessaggero.it

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