Le Borse peggiorano sul braccio di ferro Usa-Cina. Lo spread risale verso 230

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La moneta unica scivola verso 1,15 dollari, minimi da luglio. Asia debole, ma Tokyo riesce a guadagnare lo 0,6%. La Banca centrale svizzera: “Cambi fragili per situazione Italia”

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Le Borse europee perdono terreno dopo la seduta debole per la maggior parte delle piazze asiatiche, in particolare quelle emergenti: le tensioni commerciali tra Usa e Cina e un giudizio prudente da parte di Goldman Sachs hanno invitato gli investitori alla cautela. In Europa si guarda invece agli sviluppi politici, che hanno al centro delle discussioni i temi delle migrazioni. Milano apre in rialzo ma ben presto gira in rosso e peggiora a -1,9%, con il settore bancario e dell’auto in difficoltà. Pesa su quest’ultimo il profit warning di Daimler per i dazi tra Usa e Cina. Cedono terreno anche le altre: Parigi lima lo 0,7%, anche Londra gira in rosso e perde lo 0,6% mentre Francoforte scivola dell’1%. Wall Street parte contrastata: il Dow Jones perde lo 0,4%, mentre il Nasdaq conferma i record della vigilia ed è invariato.

Dopo un avvio morbido, lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a salire a metà mattina superando di nuovo quota 230 punti, mentre il rendimento dei nostri decennali arriva al 2,65%. Eppure Bloomberg ha raccolto una serie di impressioni da parte di gestori di grandi fondi giapponesi, che hanno rilasciato commenti positivi sia sull’Italia che sulla Spagna: “Il mercato ha avuto una reazione eccessiva alla vicenda politica italiana”, è il commento diffuso. L’euro accentua il calo sul dollaro: scivola ai minimi di oltre un anno, arrivando fino a 1,1508 dollari, livello che non toccava dal luglio 2017. La divisa unica ha rotto la barriera di 1,1510 che aveva fatto da base alle quotazioni in forte ribasso a fine maggio, durante le oscillazioni di mercato legate alle consultazioni politiche per la formazione del governo in Italia. Gli eventi principali della giornata riguardano la fiducia dei consumatori nell‘Eurozona; in agenda anche alcuni discorsi di importanti rappresentanti della Bce. Intanto la Banca centrale svizzera ha mantenuto i tassi fermi citando le “incertezze politiche in Italia” come elemento di fragilità sui mercati valutari. Tassi fermi anche dalla BoE. Negli Usa, calano meglio delle attese le richieste di sussidi per la disoccupazione a 218mila nell’ultima settimana osservata; peggio delle stime invece l’indice della Fed di Philadelphia sul manifatturiero a 19,9 punti. Il superindice dell’economia segna +0,2% a maggio, le stime erano per +0,3%.
Chiusura in moderato rialzo questa mattina per la Borsa di Tokyo, nonostante l’escalation delle tensioni commerciali. L’indice Nikkei termina gli scambi in progresso dello 0,61% a 22.693,04 punti. Bene anche Sidney (+1,12%) che avanza ai massimi da otto anni trainata dalle banche. Ma sugli altri listini, a partire dalla Cina come si diceva, tornano a farsi sentire i timori per la guerra commerciale con gli Stati Uniti dopo che un portavoce del ministero del commercio cinese ha fatto sapere che i Paese è pronto a rispondere a qualsiasi nuova lista di dazi voluta da Donald Trump. Hong Kong perde l’1,35%, Shanghai e Shengzen rispettivamente l’1,37% e il 2,1%, Seul lo 0,97%.

Dopo i ribassi di ieri, il petrolio in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dell’1,29% a 65,91 dollari al barile. Ad incidere sui prezzi la possibilità di un accordo al vertice Opec sulla proposta saudita sull’aumento delle quote di produzione. Secondo il Financial Times, l’Arabia Saudita vorrebbe trovare l’intesa per un aumento della produzione da 600-800mila barili al giorno. Il rafforzamento del dollaro abbatte le quotazioni dell’oro sui minimi da sei mesi: il lingotto con consegna immediata cede così un altro 0,3% e passa di mano a 1.264 dollari l’oncia.

Raffaele Ricciardi, Repubblica.it

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