Migranti: Aquarius bloccata, Sanchez dice: “Venite da noi”. Salvini: “Alzare la voce paga”

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Il premier spagnolo Sanchez: “La nave può attraccare a Valencia”. E Conte ringrazia “per l’atto di solidarietà”. Il ministro dell’Interno: “Il governo sul fronte dei migranti è compatto”. Questa sera vertice con i ministri competenti. Nuovo allarme per altri 790 soccorsi nel Mediterraneo non da ong, ma da navi militari e mercantili

La svolta – sul caso dell’Aquarius bloccata con 629 migranti a bordo – arriva nel primo pomeriggio. Quando il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez annuncia a sorpresa: “L’Aquarius venga da noi, potrà attraccare a Valencia”. Il premier italiano Giuseppe Conte lo ringrazia: “Avevamo chiesto un gesto di solidarietà da parte dell’Ue su questa emergenza. Non posso che ringraziare le autorità spagnole per aver raccolto l’invito”. E aggiunge che agli incontri di venerdì e lunedì con Macron e Merkel, gia fissati da tempo, chiederà la modifica del regolamento di Dublino.

Matteo Salvini presenta la svolta come un successo del governo italiano. Parla espressamente di vittoria: “Alzare la voce paga. Il governo è rimasto sempre compatto, alla faccia di chi trovava spaccature tra Lega e Cinquestelle“. E riprende uno dei temi della campagna elettorale, le spese per i migranti da tagliare: “Uno dei fronti è quello dei costi che gli italiani devono sostenere per esercito di finti profughi. Stiamo lavorando sulla cifra 35 euro per ogni migrante”. E minaccia: “Con altre navi come Aquarius, adotteremo lo stesso atteggiamento”.

Nei confronti di Sanchez anche dall’Europa piovono grazie. Il commissario europeo Dimitris Avramopoulos su Twitter: “Diamo il benvenuto alla decisione del governo spagnolo di permettere a nave Aquarius di sbarcare a Valencia per ragioni umanitarie. Questa è la vera solidarietà messa in pratica, sia verso questo queste persone disperate e vulnerabili, che verso Stati membri partner”.

In mattinata Salvini era tornato a fare la faccia feroce: “Basta. Salvare le vite è un dovere, trasformare l’Italia in un enorme campo profughi no. L’Italia ha smesso di chinare il capo e di ubbidire, stavolta C’è chi dice no.#chiudiamoiporti“.

L’intervento più deciso in merito alla vicenda porti chiusi in Italia è stato quello del sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, che ha pubblicato su Facebook un post nel quale diceva che il porto di Livorno era pronto ad accogliere i profughi. Poche ore dopo, mentre si scatenavano le reazioni alla sua presa di posizione, Nogarin ha rimosso il post, spiegando poi che lo aveva cancellato per non creare problemi al governo, ma che la sua posizione personale restava a favore dell’accoglienza: “Nel momento in cui mi sono reso conto che oggettivamente questo poteva creare dei problemi al governo mi è sembrato corretto rimuovere il post – ha spiegato il primo cittadino -. Quella rimane comunque la mia posizione e credo di interpretare quella di una città che, rispetto a queste tematiche, ha sempre avuto una grande sensibilità”..

La linea ufficiale del Movimento 5 stelle, fedele alla posizione della Lega e di Salvini, è quella espressa su Twitter dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli: “È necessario, stavolta, che tutti comprendano che il diritto internazionale non può prevedere un’Italia abbandonata a se stessa. Noi salveremo sempre le vite umane, ma Malta è la spia di un’Europa che deve cambiare”. Parlando a Sky Tg24, Toninelli si spinge fino ad affermare che le condizioni a bordo di Aquarius sono “buone”: “L’Italia e la Guardia costiera italiana hanno salvato più di 600mila vite umane”, dice ancora Toninelli aggiungendo che “questo significa che nessuno si deve mai permettere di dire che che l’Italia, gli italiani, e il governo italiano tengano una politica xenofoba contro i migranti, che ci si disinteressi di questi richiedenti asilo in condizioni disperazione”. Più tardi affermerà a Rainews24: “Penso e spero che ci vogliano poche
ore per una “decisione definitiva” in merito alla nave Aquarius, ribadendo che “non è più possibile che l’Italia sia lasciata da sola”.

L’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, da parte sua fa appello ai “governi coinvolti affinché consentano lo sbarco immediato” di centinaia di persone bloccate nel Mediterraneo da sabato a bordo della Aquarius. “E’ un imperativo umanitario, le persone sono in difficoltà, stanno esaurendo le scorte e hanno bisogno rapidamente di aiuto”, afferma Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale. “Questioni più ampie come quella su chi è responsabile e competente dovrebbero essere esaminate solo dopo”, aggiunge.
E dalla Ue si chiarisce: “Siamo in contatto con le autorità italiane e maltesi. Quello che la Commissione Ue può continuare a fare” nel caso della nave Aquarius carica di migranti “è investire tutto il suo peso diplomatico per trovare una soluzione veloce alla questione”. Così Natasha Bertaud, portavoce della Commissione Ue per la Migrazione. Che aggiunge: “L’Italia, in quanto Paese che sta coordinando le operazioni di salvataggio di Aquarius, ha la responsabilità di decidere un porto sicuro per lo sbarco, ma né il diritto internazionale né le nuove norme europee precisano in quale Paese lo sbarco debba avvenire”. Lo spiega la portavoce della Commssione, Natasha Bernaud .”La missione di Frontex è stata ridefinita – ha ricordato Bernaud – adesso il Paese che coordina le operazioni di salvataggio in mare ha la responsabilità di decidere e di indicare un porto sicuro per lo sbarco”. Ma le nuove norme, “così come il diritto internazionale, non precisano in quale Paese” ciò debba avvenire. La portavoce della Commissione ha indicato i criteri ai quali il Paese che coordina le operazioni deve atteneresi, tra questi “la riduzione dei tempi di permanenza a bordo delle persone, evitare ritardi, tenere in considerazione le condizioni del mare e quelle sanitarie”. “I governi devono cooperare tra loro e con la Ue – ha concluso Bernaud – la nostra posizione politica è quella di sostenere sia l’Italia che Malta ma per noi al momento sono i migranti che devono beneficiare di un sostegno”.

Anche dalla Chiesa arrivano segnali alla politica. “Ero straniero e non mi avete accolto (Mt 25,43) #Aquarius”. E’ il tweet, con la frase dal Vangelo di Matteo cambiata in negativo, diffuso stamane dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in relazione alla vicenda della Aquarius. Una frase che viene accolta da molti insulti sui social.
“L’Italia continui a salvare le vite umane in pericolo e, al tempo stesso, i Paesi dell’Unione Europea si assumano la loro responsabilità: le navi, come l’Aquarius, possono attraccare nei porti italiani o in altri porti del Mediterraneo, ma i diversi Stati Ue, non solo l’Italia o la Grecia, dovrebbero condividere l’accoglienza facendosi carico, ognuno, di una quota di profughi”. E’ quanto chiede la Comunità di Sant’Egidio.

In attesa della soluzione del caso Aquarius, intanto, una nuova emergenza si apre per altri salvataggi effettuati nella notte al largo della Libia, nel Mediterraneo centrale. Si tratta di circa 790 persone che, secondo quanto si apprende, sono state recuperate da navi italiane e internazionali. Salvati non da navi umanitarie, dunque, ma da mezzi militari e da mercantili di passaggio. “Siamo a quota 1.420 – dice Flavio Di Giacomo dell’Oim – e ora questi 790 dove li facciamo sbarcare?.” Interrogativo a cui, in un briefing in corso in queste ore nella sala operativa della Guardia costiera a Roma, si sta cercando di dare una non semplice risposta visto che i porti italiani, in teoria, dovrebbero essere chiusi per tutti.
Dalla nave ong tedesca Sea Watch arriva in matinata una precisazione e una replica ai tweet di Salvini: “La Sea Watch i trova in questo momento in acque internazionali, non è attualmente coinvolta in operazioni di ricerca e soccorso, non ha persone soccorse a bordo della propria nave”.

E intanto sull’Aquarius, la prima notte difficile è passata, i 629 migranti hanno riposato, almeno quelli, donne e bambini, che hanno potuto dormire sottocoperta mentre per alcune centinaia di loro non c’è stata altra possibilità che sistemarsi sul ponte dell’imbarcazione, all’addiaccio.

Ma già dalle prime luci dell’alba, i migranti – che fino a ieri non avevano alcuna contezza di essere finiti al centro del braccio di ferro tra il governo italiano e l’Europa – si sono accorti che la nave è sostanzialmente ferma. Monta l’agitazione. “Che succede? Perché non ci muoviamo?”, cominciano a chiedere mentre l’equipaggio distribuisce pane e tè per la colazione.

Dalla sala operativa di Roma nessuna comunicazione dopo quella di ieri sera quando è stato ordinato al comandante di fermare la navigazione verso nord e rimanere fermi sulle coordinate date. La nave resta affiancata da due motovedette nel frattempo arrivate per fornire eventuale aiuto medico e per assicurare rifornimenti visto che a bordo ci sono acqua e viveri solo per due giorni.

La capacità della Aquarius è di 550 persone, a bordo ce ne sono 629 e, anche se nessuno versa in critiche condizioni di salute, il team medico di Msf, che è a bordo della nave di Sos Mediterraneé, dice che si tratta comunque di persone provate da lunghi mesi di torture e violenza in Libia, alcune presentano ferite, altre ustioni da mix di carburante e acqua salata. A bordo ci sono sette donne incinte, 11 bambini piccoli e 123 minori non accompagnati.

E ora tocca comunque all’Italia, secondo il capitolato dell’operazione Themis, trovare il porto sicuro a questa nave sulla quale, per altro, sono stati trasbordati 400 migranti salvati direttamente da mezzi della Marina italiana che poi, invece di portarli in Italia, hanno ricevuto l’ordine di farli salire a bordo della nave della Ong francese.

Alessandra Ziniti, la Repubblica

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