Melegatti prova a rinascere, tentando di rivendere l’azienda

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I curatori fallimentari hanno già avviato la perizia sull’azienda dopo il crac e sul loro tavolo sarebbero già arrivate alcune offerte d’acquisto. L’obiettivo è varare un bando (che punti anche a salvaguardare l’occupazione) entro giugno per trovare un compratore entro 30 giorni e riavviare gli impianti prima della campagna di Natale

La Melegatti prova un’altra volta a risorgere dalle sue ceneri. I curatori fallimentari dell’azienda del pandoro, secondo indiscrezioni, avrebbero messo a punto un cronoprogramma accelerato per provare a rivendere l’azienda. Questa volta – dopo che i libri sono finiti in tribunale – libera da tutti i suoi debiti. Lorenzo Miollo e Bruno Piazzola, i due professionisti cui il tribunale ha affidato le redini dell’azienda dopo il crac, avrebbero già affidato ai periti il compito di dare una valutazione all’intero complesso d’azienda con i due impianti di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo.

Il risultato di questo lavoro dovrebbe essere pronto in pochi giorni. Poi, secondo i piani entro fine giugno, dovrebbe partire l’asta competitiva per la vendita con un bando modellato sulle dichiarazioni di interesse che – a quanto risulta – sarebbero già arrivate (si dice più di una decina) sul tavolo dei curatori. Si tratterebbe di offerte relative all’intero gruppo e quindi sarà probabilmente possibile evitare uno spezzatino. L’asta – che con ogni probabilità prevederà alcuni paletti sul mantenimento dell’occupazione – dovrebbe durare un mese ed entro fine luglio Melegatti, se tutto andrà liscio, potrebbe avere un nuovo padrone, in grado a quel punto di riavviare le macchine in tempo per la campagna di Natale.

Prima del fallimento si erano candidati all’acquisto la triestina Hausbrandt e il fondo americano D.E. Shaw & Co. ed è molto probabile che le due società – ora che Melegatti è in vendita senza debiti – possano ribadire il loro interesse. Ma secondo indiscrezioni in arrivo ci sarebbero altri candidati. Un’offerta per prendersi cura del lievito madre – che i dipendenti della Melegatti continua a tenere in vita malgrado la crisi – è arrivata dalla Bioenologica 2.0 di Oderzo. L’azienda, leader nella produzione di lieviti per vino, birra e panificazione, ha messo a disposizione personale e impianti per prendersi cura della materia prima di Melegatti.

In attesa di capire quale sarà il futuro dell’azienda, i lavoratori e le istituzioni stanno lavorando in queste ore per costruire un “paracadute” di ammortizzatori sociali per i 95 dipendenti fissi e i 220 stagionali del gruppo che allo stato non ricevono stipendi. Un incontro è previsto martedì prossimo in regione per studiare tutti i percorsi praticabili.

Ettore Livini, Repubblica.it

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