Il settore agrituristico ci crede: le aziende puntano a 1,5 miliardi di fatturato

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Non solo mare e montagna. L’Italia è piena di splendide colline e borghi, che gli italiani da un po’ di anni a questa parte stanno apprezzando sempre di più anche per le vacanze estive. Si moltiplicano infatti gli amanti del trekking, delle escursioni alla scoperta di nuovi tipi di piante, del birdwatching e della “buona tavola”. A dare una mano a questa “voglia di natura” sono le 23.000 aziende agrituristiche autorizzate  sparse sulla Penisola che hanno un potenziale di oltre 245 mila posti letto e quasi 450 mila coperti per il ristoro. Ci sono inoltre  11 mila piazzole per l’agricampeggio e quasi 2 mila aziende attive come fattorie didattiche e sociali. Per l’estate alle porte, l’obiettivo del settore è raggiungere complessivamente un miliardo e mezzo di fatturato dando ospitalità – tra alloggio e solo ristoro – a circa 8 milioni di persone. A fare il punto oggi l’assemblea dell’associazione per la promozione agrituristica di Cia-Agricoltori Italiani che ha confermato presidente, per il secondo mandato,  Giulio Sparascio, e che ha visto la presenza del nuovo ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio.
L’agriturismo – è stato fatto notare –  è un’eccellenza italiana, una formula di viaggio green che sta contribuendo a sostenere il turismo nelle aree montane e collinari (dove si trova l’84% delle strutture) e una componente essenziale della multifunzionalità agricola. E’ merito delle aziende agrituristiche aver recuperato e valorizzato luoghi ed edifici della tradizione, paesaggi e varietà antiche, così come aver ripreso vecchie ricette contadine, piatti regionali ormai quasi sconosciuti, tutelando la biodiversità e creando capitale sociale.
Nell’ultimo decennio, il numero degli agriturismi è cresciuto costantemente (+35%) e solo l’anno scorso il fatturato diretto degli agriturismi ha toccato quota  1,2 miliardi di euro, rappresentando oltre un quarto del valore dei servizi (attività secondarie) generati dall’agricoltura.  «Il comparto si dimostra in continuo movimento -ha detto Sparascio– con un moltiplicarsi di idee e attività. Praticamente la metà delle strutture (12.446) permette di praticare equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, Spa e piscina, corsi e seminari. Come Turismo Verde, siamo andati ancora avanti: oltre a promuovere la vendita diretta con il marchio la Spesa in Campagna e a fare cucina agricola di qualità con gli Agrichef (marchio depositato da Cia), le nostre aziende agrituristiche stanno sperimentando percorsi di atletica con le Fattorie sportive grazie all’accordo con Fidal. Inoltre, lavoriamo per accreditarci alla gestione dei beni culturali e archeologici abbandonati, prima di tutto nelle aree rurali, con il progetto Coltiviamo l’arte e due iniziative pilota in Puglia ed Emilia Romagna».
«Il connubio tra agricoltura e turismo, enogastronomia e territorio, è nella natura del nostro Paese – ha ribadito il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino,-. La Confederazione, attraverso la sua associazione Turismo Verde, crede da sempre nel ruolo strategico che l’agriturismo gioca nell’economia italiana e nel settore primario, riconoscendo la centralità dell’agricoltore produttore, custode e promotore di un patrimonio di saperi e sapori».
Giusy Franzese, Ilmessaggero.it
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