Il caro petrolio frena la corsa del Pil

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Per il 2018 l’Istat stima +1,4%. Ma con Brent e commercio c’è il rischio di scendere a 1,2%

Tutta colpa di variabili esterne come la guerra commerciale scatenata da Donald Trump con i dazi e l’aumento dei prezzi del petrolio.
Ma le prospettive per l’economia italiana, secondo l’Istat, prevedono una crescita del prodotto interno lordo dell’1,4% in termini reali.

Meno del +1,5% confermato alla fine di aprile dal ministro dell’Economia uscente, Pier Carlo Padoan, che presentando il Def l’aveva già definita una cifra che riflette un «atteggiamento prudenziale» di quello che l’economia può produrre. Le stime dell’Istat sono più pessimiste anche di quelle di Confindustria e del Fondo Monetario Internazionale: entrambi si attendono un Pil in crescita quest’anno dell’1,5 per cento. Ebbene, l’asticella va abbassata di un decimo di punto secondo l’istituto di Statistica perchè «la domanda interna al netto delle scorte – spiega – fornirebbe un contributo positivo alla crescita», mentre «l’apporto della domanda estera netta risulterebbe nullo e quello della variazione delle scorte marginalmente negativo». Restano, inoltre, «alcuni rischi al ribasso rappresentati da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e da un incremento più accentuato del prezzo del petrolio». Non solo. Immaginando uno scenario in «rallentamento del commercio mondiale, pari a 0,5 punti percentuali associato ad un incremento del 10% del prezzo del Brent», l’Istat stima una minore crescita del pil pari a «0,2 punti percentuali», quindi all’1,2 per cento.

Serve prudenza, insomma. Un aggettivo che evoca la cautela ricordata dai principali organismi nazionali e internazionali e centri studi che negli ultimi mesi per il futuro del nostro Pil parlano tutti di «crescita «moderata» o a «ritmi inferiori» se non addirittura di «rallentamento».

Lo scorso 9 maggio anche il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, davanti alle Commissioni speciali di Camera e Senato ha previsto che l’economia italiana crescerà quest’anno dell’1,4% e nel 2019 e 2020 dell’1,2 per cento. Signorini lo aveva definitivo lo scenario «più probabile» sottolineando però che l’aumento del rischio di una minore crescita, «anche in relazione all’andamento osservato dell’economia e agli sviluppi nelle relazioni internazionali».

E se Prometeia stima un aumento a +1,4%, più pessimisti sono Confcommercio e il centro studi Ref che vedono un rallentamento della crescita all’1,2% per cento. Guardando ai principali osservatori europei, le stime della Commissione Ue sull’andamento dell’economia per il 2018 hanno confermato all’inizio di maggio quelle pubblicate dal governo italiano ma Bruxelles tiene i radar accesi sulle incertezze legate alla formazione del nuovo governo e sul rischio di una «significativa deviazione» dei conti pubblici nel 2019 a politiche invariate. Dovrebbe essere questa, infatti, una delle indicazioni contenute nelle raccomandazioni che la Commissione pubblicherà oggi. Tornando ai dati dell’Istat, nei prossimi mesi dell’anno è prevista una graduale risalita dell’inflazione verso l’1% mentre una più accentuata accelerazione è attesa nei mesi finali dell’anno.

Andrà un po’ meglio per l’occupazione: nel 2018 le condizioni del mercato del lavoro registreranno infatti un ulteriore miglioramento con un aumento dello 0,8% in termini di unità di lavoro e una progressiva, ma lenta, diminuzione del tasso di disoccupazione che dovrebbe scendere al 10,8 per cento.

Camilla Conti, Il Giornale.it

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