Mediazione fallita, Salvini sbotta. “Il M5S si faccia il governo col Pd”

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Giorgetti getta la spugna: unire loro e Forza Italia è fatica sprecata

La loro storia politica sembra finita. Matteo Salvini e Luigi Di Maio erano arrivati a un passo da un accordo di governo ma la «pretesa» del capo dei 5 Stelle di essere il premier ha fatto naufragare il tentativo di una maggiorana tra i due vincenti del 4 marzo.
Il leader leghista confessa di essere stremato della trattativa: doveva tenere unito il centrodestra e allo stesso tempo convincere il capo dei 5 Stelle a un’apertura verso Forza Italia. Un lavoro da equilibrista, di grande pazienza che ha visto Giancarlo Giorgetti in prima fila come tessitore e ambasciatore. «Tutta fatica sprecata», spiega il capogruppo del Carroccio che non ha però tenuto conto, o forse ha sottovalutato, la determinazione di Silvio Berlusconi.

L’ex premier infatti non ha mai voluto fare un passo indietro, aprire alla possibilità di dare un sostegno esterno ad un esecutivo M5S-Lega. Una posizione lucida, dal suo punto di vista, perché l’obiettivo era proprio quello di far fallire il matrimonio tra i giovani leoni.

Ora si chiude un capitolo e si apre quello a sinistra con l’incarico esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico che sulla carta dovrebbe spianare la strada a Di Maio in casa Pd. «Buona fortuna», afferma sarcastico Matteo Salvini, che adesso dice di volersi godere lo spettacolo. «Di Maio si faccia il governo con il Pd, se ci riesce. Ho qualche dubbio, ma vediamo contro quale muro andrà a sbattere adesso. Io starò all’opposizione e tra un anno alle europee o alle politiche gli faccio il mazzo». Matteo è convinto che Luigi si sia infilato in un vicolo cieco perché continuerà a ostinarsi nella sua pretesa di fare il presidente del Consiglio. Non rendendo conto che dall’altra parte, nel Pd, non avrà maggiore fortuna: sulla sua strada incontrerà altre e nuove difficoltà. Dovrà vedersela con Matteo Renzi, innanzitutto, che chiederà il suo scalpo prima di rispondere al telefono. E poi, osserva Salvini, con Fico in campo «Giggino» non avrà davanti un’autostrada.

Il leader della Lega comunque deve registrare una doppia sconfitta: il fallimento del trattativa con M5S e la frantumazione del centrodestra. La coalizione che il 4 marzo ha eletto il maggior numero di parlamentari non trova uno sbocco di governo e adesso si trova pure diviso al suo interno. Da queste macerie Salvini pensa di uscirne passando all’opposizione e lavorando all’egemonia del centrodestra. Aspetta gli esiti elettorali del Molise e del Friuli per dimostrare che la Lega consolida il suo primato nella coalizione. Un presupposto che gli serve per continuare a dragare pezzi di Forza Italia nel territorio. Saranno molti altri i passaggi elettorali di crescita ma il suo vero obiettivo sono le europee del 2019, senza escludere che il prossimo anno si ritorni a votare per le politiche. Allora si prepara, convinto che dall’opposizione a un governo M5S-Pd o del presidente di natura tecnica possa capitalizzare il massimo dei consensi. Dovrà capire cosa farne del centrodestra, così come ne esce dalla partita di questi giorni. Ma in caso di un governo del presidente, chi lo esclude che Berlusconi non ci si tuffi dentro? Un discorso diverso sono le europee. La Lega punta a costruire in Italia una lista identitaria e sovranista, collegata a tutte le altre realtà politiche simili che stanno nascendo nei vari Paesi europei.

Tutto questo tuttavia è la prospettiva, ma fin da oggi dovrà capire come finirà l’avventura di Di Maio e cosa fare con Berlusconi. Il quale con un’ intervista al Corriere ha messo una pietra tombale sulla possibilità di un’intesa con i 5 Stelle: li ha definiti «immaturi, arroganti, assetati di potere, dimostrando in modo inconfutabile che non sarebbe ipotizzabile governare con loro».

Parole che secondo i leghisti dimostrano che l’ex Cavaliere non ha mai voluto favorire il lavoro di Salvini. Il quale, non a caso rilancia le proposte della scorsa campagna elettorale, a a cominciare dalla flat tax. «Il principio della tassa unica, esteso a tutti i cittadini e a tutte le imprese, è quello giusto per far ripartire economia, produzione e consumi», ha scritto su twitter il leader del Carroccio. Il senatore grillino Nicola Morra lo ha criticato («e se poi si innesca una competizione fra Stati ad abbassare l’aliquota, con i Paperoni che godranno ed i poveri cristi che verranno sempre più dimenticati?). Ma il capogruppo M5S Danilo Toninelli si è affrettato a smentire il suo compagno di movimento. Ha pure ricordato che «la semplificazione della tassazione» fa parte del programma dei 5 Stelle: «Se c’è un meccanismo per cui la flat tax è costituzionale e non svantaggia i poveri – ha scritto Toninelli – noi siamo d’accordo».

Un’apertura che è stata letta dai leghisti come la voglia di tenere aperta ancora una porta di dialogo. Il Carroccio però sembra ormai scottato dai contorcimenti dei pentastellati. E ha cominciato a guardare da un’altra parte. «Andremo al governo solo se potremo mantenere le promesse. Datemi ancora qualche giorno, preferisco attendere ancora un poco piuttosto che sbagliare e dover poi chiedere scusa per anni», ha detto ieri sera Salvini a Monfalcone.

Amedeo La Mattina, la Stampa

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