Zte ha scelto l’Italia: sarà l’hub europeo del colosso delle telecomunicazioni

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Hu Kun, ceo di Zte Italia

 

Italia come hub europeo di Zte, il paese su cui il gruppo cinese di soluzioni e apparati per le telecomunicazioni continuerà a investire per ottenere una posizione di rilievo facendo leva sulla telefonia mobile di quinta generazione e in cui sta creando un centro di servizio per il resto del continente in termini di ricerca e sviluppo, servizi e logistica. Per questo motivo Zte ha destinato alla Penisola 6 miliardi di euro di investimenti in sei anni.

La conferma della strategicità dell’Italia è arrivata dal quartier generale di Shenzhen, in Cina, dal top management del gruppo e dal ceo di Zte Italia nonché president Western Europe, Hu Kun. Un annuncio fatto poche ore prima della diffusione della notizia che potrebbe avere ripercussioni sul business di Zte a livello mondiale, ovvero la sanzione decisa dagli Usa con cui si vieta alle aziende americane di fornire i loro componenti al gruppo cinese per sette anni. Zte, infatti, secondo le accuse del governo statunitense, non ha preso gli opportuni provvedimenti contro i suoi dipendenti che avevano violato l’embargo contro Iran e Corea del Nord e venduto ai due Paesi apparati per le tlc. A Shenzhen per il momento si è deciso di prendere tempo facendo giusto sapere che l’azienda «sta valutando tutte le possibili implicazioni che questo evento avrà sulla compagnia», mentre il governo cinese, che controlla Zte (quotata in due Borse) con il 51% del capitale, ha auspicato che gli Usa ripensino il loro boicottaggio di fatto dell’azienda. Allo stesso modo, sui rischi di sicurezza che infrastrutture critiche nazionali possano avere utilizzando apparati Zte, un’accusa questa volta dell’agenzia per la cybersicurezza Uk, a cui si è unita la Fcc Usa parlando in generale dei produttori cinesi, a Shenzhen si è ribadito che per il gruppo la sicurezza è fondamentale e che il centro di innovazione de L’Aquila sia aperto a chi vuole testare questo aspetto.

Il punto è se dalla disputa fra Usa e Zte, che in realtà è vista come un atto della guerra commerciale tra States e Cina, si possano avere ripercussioni anche in Italia, in termini di investimenti o di fornitura di prodotti. Anche in questo caso il management della filiale non ha rilasciato dichiarazioni, in attesa della casa madre, di fatto comunque il tipo di business italiano sarebbe poco impattato dalla mancanza di componenti americani.

A bocce ferme, comunque, la direzione di Zte verso l’Italia è chiara: «L’Italia è un Paese che Zte considera strategico nello scenario macroeconomico del suo sviluppo da qui ai prossimi anni», ha detto Hun Kun, «ed è per questo, che abbiamo deciso di stanziare mezzo miliardo di euro fino al 2023. Una cifra che dimostra la nostra volontà di diventare uno dei pilastri economici del presente e del futuro dell’Italia».

«Abbiamo fatto il nostro ingresso nel mercato italiano nel 2005», ha detto Il senior vice president of global marketing & solution Fan Xiaobing, «e per noi è diventato un mercato strategico cresciuto fino al 2017, anno in cui abbiamo fatto l’accordo con Wind Tre e Open Fiber per lavorare sul 5G a Prato e L’Aquila». Xiaobing ha ammesso che c’è ancora un gap rispetto alla quota di mercato con l’attuale concorrenza: «Abbiamo bisogno di recuperare ma abbiamo tutto il potenziale per farlo».

Che il 2017 sia stato l’anno decisivo per i piani di Zte nella Penisola lo si può notare anche dal semplice numero dei dipendenti, passati dai 60 nel 2016 ai 700 di un anno dopo, per un totale di 2 mila persone considerando i sub fornitori.

Alla base della strategia di Zte c’è il 5G, la telefonia mobile di quinta generazione, la cui commercializzazione si potrà iniziare in Europa, secondo Xiaobing, fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. A oggi l’accordo importante in Italia di Zte è quello con Wind Tre per costruire la rete unica che permetterà la riconversione per il 5G, oltre a quello con Open Fiber per la banda ultralarga. L’Italia, però, nel disegno di Zte è un hub europeo anche grazie al centro di ricerca a L’Aquila in cui è stato acceso il segnale 5G. «I nostri investimenti in ricerca e sviluppo sono cospicui», ha aggiunto Kun, «è un settore al quale abbiamo destinato ogni anno, da quando l’azienda è stata fondata, il 13% del nostro fatturato, che nel 2017 ammonta a 13 miliardi di euro (circa 1,7 mld di euro in r&s, ndr)».

Ma cosa potrà portare a una veloce adozione del 5G? Per Xiaobing, non è facile individuare una applicazione in particolare. La nuova tecnologia rappresenterà un punto di svolta non solo per la velocità delle connessioni, ma perché abiliterà l’internet delle cose e quindi applicazioni che vanno dalla guida autonoma alla telemedicina a tutto ciò che riguarda le smart cities, in un ecosistema che ora non esiste. «Non ci sarà soltanto un miglioramento della tecnologia, ma la tecnologia avrà impatto sui servizi», ha detto Xiaobing.

Andrea Secchi, ItaliaOggi

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