E Putin gioca la carta dell’Italia per frenare l’alleanza anti-Assad

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Il leader del Cremlino: Siete un partner chiave, pronti a collaborare». Così Mosca vuole evitare che Roma conceda le basi di Aviano e Sigonella

Vladimir Putin cerca di usare l’Italia come un grimaldello per allentare una possibile alleanza occidentale anti-Assad in Siria. Mentre Usa, Gran Bretagna e Francia si consultano per un’eventuale azione comune in risposta al presunto attacco chimico di Douma, il leader russo approfitta di una cerimonia al Cremlino per sottolineare che Mosca è «pronta a sviluppare la sua collaborazione con l’Italia sulle questioni internazionali». E durante la consegna delle credenziali di 17 nuovi ambasciatori, tra cui l’italiano Pasquale Quito Terracciano, coglie l’occasione per definire il nostro Paese «un partner chiave» della Russia «sul continente europeo».

Al di là delle dichiarazioni di facciata, l’Italia ha nei confronti della Russia una posizione meno dura rispetto ad altri Stati occidentali, e Mosca ha tutto l’interesse di evitare che Roma conceda le basi di Aviano e Sigonella per eventuali raid contro il regime di Damasco. Del resto, mentre il Cremlino preme in una direzione, la Casa Bianca spinge da tutt’altra parte, alla ricerca di «partner e alleati», come lascia intendere la visita a Palazzo Chigi della numero due dell’ambasciata Usa a Roma Kelly Dignan.

L’obiettivo di Putin resta quello di portare scompiglio nella compagine occidentale. Ma come reagirà la Russia a un eventuale attacco missilistico americano in Siria? Difficile dirlo finché non si vedranno le conseguenze del raid annunciato da Trump. «I missili arriveranno», ha twittato l’imprevedibile presidente Usa in quella che pare una «dichiarazione di guerra 2.0». Ma gli esperti sostengono che la risposta russa dipenderà essenzialmente dalla portata dell’attacco, da quali strutture saranno colpite e da eventuali vittime tra i soldati russi. Il rischio è quello che si sprofondi in un pericolosissimo confronto diretto tra Mosca e Washington. Gli analisti ritengono però che sia i russi sia gli americani vogliano evitare uno scenario del genere, i cui esiti potrebbero essere catastrofici. E non escludono raid mirati come quello dell’aprile 2017, quando da due navi Usa furono lanciati oltre 50 missili contro la base siriana di Shayrat, da cui era partito il precedente attacco chimico imputato ad Assad. Secondo il politologo Fyodor Lukyanov, inoltre, al momento è da escludere che la Russia rafforzi la propria presenza militare in Siria, dove dispone di una base navale, a Tartus, e di un aerodromo, a Hmeymim.

Un giudizio che sembra confermato dalle parole pronunciate ieri sera da Putin e che suonano come un invito alla calma proprio mentre Trump getta benzina sul fuoco: «La situazione nel mondo – ha detto il presidente russo – non può non suscitare preoccupazione, sta diventando sempre più caotica, ma la Russia spera che il buonsenso prevalga». Nel frattempo però, mentre le navi militari Usa solcano le acque del Mediterraneo, 15 vascelli russi iniziano nuove esercitazioni belliche proprio davanti alla Siria. Mosca si dice pronta ad «abbattere i missili» con i suoi sistemi di difesa antiaerea S-300 e S-400 e a «distruggere i siti di lancio». E schiera la sua polizia militare a Douma, cioè nel luogo del presunto attacco chimico di cui è accusato Assad. Ma che per la Russia è un complotto internazionale contro il suo alleato.

Giuseppe Agliastro, La Stampa

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