Ci sono tre offerte per l’acquisto di Alitalia

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E secondo il ministero dello Sviluppo economico almeno una è un “concreto passo in avanti” per mettere in salvo la compagnia aerea in crisi da anni

Martedì, la compagnia aerea Alitalia, che da quasi un anno opera in regime di amministrazione straordinaria, ha fatto sapere di aver ricevuto tre offerte di acquisto. Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha commentato oggi le offerte dicendo che almeno una delle tre «contiene dei passi avanti concreti in termini di rotte e di personale». Calenda ha fatto sapere che intende prorogare la scadenza del prestito da 600 milioni di euro che il governo concesse ad Alitalia nel maggio 2017.

In questo modo, i commissari che gestiscono Alitalia dovrebbero avere il tempo di approfondire l’offerta e valutare se può rappresentare una soluzione per salvare la società. In un comunicato pubblicato dal ministero Calenda ha aggiunto che «il governo aggiornerà tutte le forze politiche per verificare le rispettive posizioni circa i termini dell’approfondimento del negoziato». Se non si trovasse alcun compratore per Alitalia, il governo sarebbe costretto a nazionalizzarla, acquistandone il capitale, oppure a decretarne il fallimento, vendendone le singole parti per rimborsare i creditori.

Non è stato ancora rivelato chi ha fatto l’offerta che Calenda considera “un passo in avanti”. Delle tre società che hanno partecipato al bando soltanto la compagnia britannica low cost Easy Jet ha ammesso pubblicamente di aver fatto un’offerta “in consorzio” con altre società. Giornali e agenzie scrivono che i suoi partner sarebbero il fondo di investimento americano Cerberus, che gestisce un patrimonio di circa 30 miliardi di dollari (circa 24 miliardi euro), e la compagnia americana Delta Air Lines. Sempre secondo le indiscrezioni della stampa, le altre due società che hanno presentato offerte sarebbero la compagnia aerea tedesca Lufthansa e l’ungherese Wizzair. Air FranceKLM ha invece smentito di essere interessata all’acquisto, così come aveva già fatto in passato Ryanair.

Il punto principale per il governo è a quali condizioni i potenziali acquirenti sono interessati ad acquistare Alitalia. L’obiettivo del governo è quello di conservare il maggior numero possibile di posti di lavoro all’interno della società e di mantenere attive le rotte al momento in concessione ad Alitalia. In passato, altre offerte di acquisto e accordi aziendali erano stati respinti dal governo o bocciati dagli stessi lavoratori Alitalia perché non offrivano sufficienti garanzie proprio su questi due fronti.

L’attuale crisi di Alitalia, l’ennesima degli ultimi anni, è iniziata alla fine del 2016, quando emerse che nel corso dell’anno appena terminato la compagnia aveva perso circa un milione di euro al giorno. A danneggiare la società sono state in particolare le scelte manageriali degli anni precedenti, quando i dirigenti decisero di puntare sulle rotte a breve e media percorrenza. Negli anni questa scelta si è rivelata particolarmente sbagliata. Oggi tutti gli esperti concordano che per le grandi società come Alitalia operare sulle tratte brevi e medie, dove la concorrenza delle compagnie bow cost è particolarmente agguerrita, rappresenta una perdita netta, mentre si possono fare buoni guadagni solo sulle tratte a lunga percorrenza.

Questa decisione sbagliata venne presa nel 2009, quando il governo di Silvio Berlusconi bloccò la vendita di Alitalia ad Air FranceKLM e organizzò una cordata di imprenditori per preservare “l’italianità” della compagnia di bandiera (qui avevamo raccontato tutta la storia). L’operazione, a detta di quasi tutti i commentatori, si rivelò un disastro. Non solo la cordata – chiamata CAI – acquistò Alitalia per 700 milioni di euro in meno rispetto all’offerta fatta da Air France-KLM, ma acquistò soltanto la parte “sana” della compagnia. Debiti e personale in più furono trasferiti in una cosiddetta “bad company” che rimase a carico dello Stato (il costo totale di questo e di altri salvataggi di Alitalia si aggira intorno ai 7 miliardi, secondo alcuni calcoli).

A quel punto, senza un partner forte come Air France, Alitalia fu sostanzialmente costretta a concentrarsi sulle poco convenienti rotte di breve e media lunghezza, poiché non aveva le forze sufficienti per fare concorrenza alle altre grandi compagnie aeree sulle tratte più lunghe. Nel 2014, in seguito all’ennesima crisi, il 49 per cento di azioni di Alitalia fu acquistato dalla compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti Etihad, ma la nuova iniezione di capitali servì soltanto a dare un po’ di respiro alla società, che nella primavera del 2017 si trovò di nuovo a un passo dal fallimento. A maggio la società entrò in gestione straordinaria e poco dopo ricevette un prestito di 600 milioni dal governo, per pagare stipendi e fornitori ed evitare un’interruzione dei servizi.

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