Gli italiani non sono soddisfatti della propria salute

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Secondo gli ultimi dati resi noti da Eurostat sulla salute percepita, fisica e mentale, nel 2016 gli italiani hanno dichiarato di stare meglio rispetto alla media dei paesi europei.

La maggior parte della popolazione con più di 16 anni (circa 7 persone su 10) giudica positivo il proprio stato di salute, dichiarando di sentirsi bene o molto bene; il 21% afferma di sentirsi discretamente, mentre il 7,7% di stare male o molto male. All’interno di quest’ultimo gruppo l’1,3% dichiara uno stato di salute complessiva molto negativo.

Queste percentuali non si discostano molto dalla media europea se non in un aspetto: in Italia è bassissima la percentuale di chi dichiara di stare “molto bene”: il 10% contro un 20% medio europeo. Su questo siamo fra gli ultimi paesi fra quelli esaminati.

Dal punto di vista geografico non si osserva alcun gap né fra nord e sud né fra est e ovest del continente fra chi sta bene. Tuttavia, osservando i dati su quanti dichiarano cattiva salute il gap si sente eccome, e riguarda i paesi dell’est europeo. Al primo posto fra chi dichiara di avere uno stato di salute cattiva o molto cattiva troviamo la Croazia (il 18,7%), la Serbia (17%) e la Lituania (16,9%), seguiti dal Portogallo, dalla Lettonia, dall’Estonia e dalla Polonia.

I più soddisfatti per la propria salute sono invece gli irlandesi, l’82% dei quali dichiara di sentirsi bene o molto bene, seguiti dai ciprioti (78%), da svizzeri e norvegesi (77,7%), da olandesi e svedesi (75%), daigreci (74%), dai belgi e maltesi (73%) e infine dagli spagnoli (72%) e dai danesi (71%). Solo dopo arriviamo noi italiani con il nostro 70% di abitanti che dichiara buona salute, insieme a rumeni, finlandesi e austriaci.

Come è facile immaginare, a pesare maggiormente è lo stato di cattiva salute psichica. Ogni intervistato dichiara di aver vissuto in media poco meno di 5 giorni in cattiva salute nel mese precedente l’intervista, equamente suddivisi fra giorni vissuti in cattive condizioni di salute fisica per malattie e/o incidenti e di giorni vissuti in cattive condizioni di salute psicologica per problemi emotivi, ansia, depressione o stress.

I dati nel dettaglio riguardanti l’Italia li fornisce invece il Sistema di Sorveglianza PASSI (2013-2016) dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel nostro paese a fronte di un 70% medio di persone che dichiarano uno stato di salute buona o molto buona, il gap fra nord e sud è ancora molto marcato. A eccezione di Abruzzo, Puglia e Basilicata, il resto del Sud è al di sotto della media nazionale. A chiudere la classifica sono infatti Calabria, Campania e Sardegna. Fra la prima in classifica – la Provincia Autonoma di Bolzano – e l’ultima – la Sardegna – lo stacco è di oltre 20 punti percentuali.

Una cattiva salute percepita è spesso correlata con la presenza di sintomi depressivi. In Italia 6 adulti su 100 riferiscono sintomi depressivi e percepiscono compromesso il proprio benessere psicologico per una media di 15 giorni nel mese precedente l’intervista.

Fra queste persone, oltre alla salute psicologica, anche la salute fisica risulta decisamente compromessa: nel mese precedente l’intervista chi soffre di sintomi depressivi dichiara mediamente otto giorni vissuti in cattive condizioni fisiche (contro un solo giorno riferito dalle persone libere da sintomi depressivi) e circa sei vissuti con limitazione delle abituali attività quotidiane.

Tuttavia, solo il 60% di chi riferisce sintomi depressivi ne parla e chiede aiuto, con enormi differenze a livello regionale: è portato a cercare un medico l’80% dei bolzanini e il 77% dei lucani, contro il 51% degli abruzzesi e il 55% di campani e calabresi.

A presentare percentuali di popolazione con sintomi depressivi peggiori della media nazionale sono anzitutto il Molise (ne è colpito il 10% della popolazione), la Sardegna (presenta sintomi l’8,4% dei sardi), l’umbria (sono l’8,2% gli umbri interessati) e l’Emilia Romagna (7,6% di persone colpite).

Per contro vive sintomi depressivi il 3% dei lucani (cioè la metà rispetto alle regioni appena citate), il 4% dei pugliesi, il 4,6% dei trentini, il 5% dei marchigiani, dei piemontesi e dei laziali.

Le regioni dove si perdono per queste ragioni più giorni lavorativi sono l’Emilia Romagna (3,6 giorni al mese persi), Sardegna e Valle d’Aosta (3,5 giorni), Molise (3,4 giorni), mentre le regioni dove queste condizioni hanno prodotto una perdita di meno giorni di lavoro al mese si trovano al sud: Puglia, Basilicata, Calabria, Abruzzo e Sicilia.

In tutto questo il gap socio-economico si sente. I sintomi depressivi sono più frequenti all’avanzare dell’età, fra le donne, fra le classi socioeconomiche più svantaggiate (meno istruiti e/o con maggiori difficoltà economiche), fra chi non possiede un lavoro regolare, fra chi riferisce almeno una diagnosi di patologia cronica e fra chi vive solo.

Cristina De Rold, Il Sole 24 Ore

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