Francia, è braccio di ferro tra i ferrovieri e Macron

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Emmanuel Macron

Proseguono oggi gli scioperi in Francia in contemporanea con l’arrivo in Parlamento della contestata riforma delle ferrovie, che rappresenta il motivo del contendere col governo. E il traffico dei treni già si preannuncia problematico oggi, anche se lievemente migliorato rispetto a mercoledì scorso, quando hanno circolato solo un Tgv su sette. Per questo inizio di settimana si stima che possa circolare almeno un convoglio veloce su cinque. La CGT Ferrovieri e SUD Rail, hanno convocato una manifestazione davanti al Palais Bourbon.

Nel frattempo sono stati presentati numerosi emendamenti dai parlamentari comunisti e ‘Insoumis’, in cui si chiede il mantenimento dello statuto speciale. Sindacati e sinistra si oppongono anche alla volontà del governo di trasformare SNCF in una società anonima a capitale pubblico e di aprire le ferrovie francesi alla concorrenza.

Domenica sera, per la prima volta un rappresentante del governo, Christophe Castaner (Relazioni col Parlamento) e il segretario generale della CGT Ferrovieri, Laurent Brun hanno affrontato un pubblico dibattito, ma si è trattato di un dialogo tra sordi, con i due contendenti che si sono accusati reciprocamente di “dogmatismo”. Oggi è comunque previsto un intervento del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. E’ tuttavia difficile che emergano novità visto che ieri il premier, Edouard Philippe ha già detto che la riforma “non è negoziabile”.

Secondo le previsioni annunciate alla vigilia dalle Ferrovie francesi, un Tgv su cinque, un Transilien e un Ter su tre e un Intercity su sei partiranno; sui percorsi internazionali, principalmente Thalys ed Eurostar, partiranno invece tre treni su quattro.

Un sondaggio Ifop per il Journal du Dimanche realizzato tra il 5 e il 6 aprile ha detto che il 62% dei francesi sostiene la riforma delle ferrovie avviata da governo, malgrado l’ondata di scioperi organizzata dai sindacati per affossarla. Il tasso di francesi che gradisce la riforma è salitio dell’11% dal sondaggio del 30/31 marzo scorso, passando dal 51% al 62%. La linea della fermezza adottata dal governo contro gli scioperi convince il 69% dei francesi, il 3% in meno rispetto alla fine di marzo, contro il 31% (+4) che si dice contrario.

Più nel dettaglio il 72% è d’accordo con quella parte della riforma che apre alla concorrenza sui TGV e sui TER. Il 56% considera ingiustificati gli scioperi e la mobilitazione, contro il 44% che li giustifica. Le percentuali a fine marzo erano rispettivamente del 53% e del 46%.

Il progetto di Macron prevede che le tre divisioni industriali e commerciali – Sncf (gestione), Sncf Mobilitès (treni) e Sncf Rèseau (rotaie) – diventino una “società statale, quotata in Borsa” – i cui titoli tuttavia non sarebbero assegnabili – e più integrata. Il modello su cui puntare è quello della Deutsche Bahn tedesca, che piace anche alle autorità europee: una holding che supervisiona i diversi settori dedicati alle varie attività. Ancora incerto il destino delle stazioni, se ancora nel gruppo o autonome. Con un debito enorme previsto oltre 60 miliardi tra dieci anni, la società dovrà affrontare anche la concorrenza, argomento parte delle discussioni in corso, sul quale il ministro dei Trasporti, Elisabeth Borne, ha presentato venerdì scorso il calendario per l’apertura graduale alla concorrenza. Inizialmente, solo le regioni saranno interessate, ad eccezione dell’Ile-de-France. Potranno organizzare gare d’appalto a partire dal dicembre 2019, ma continueranno anche ad aggiudicare i contratti direttamente alla Sncf fino alla fine del 2023, con durata massima di 10 anni. L’apertura sarà estesa ai Tgv da dicembre 2020. Nell’Ile-de-France, IDF Mobilitès avrà la stessa scelta per le nuove linee create tra il 2019 e il 2023. Le altre linee, esclusa la Rer (Rete espressa regionale), potranno essere aperte gradualmente tra il 2023 e il 2033. La Rer entrerà in concorrenza anche più tardi.

Ma ad agitare soprattutto i lavoratori è lo status dei ferrovieri. Particolarmente protettivo, ma altrettanto rigido, rappresenterebbe il 30% dei costi aggiuntivi rispetto ai suoi concorrenti. Attualmente riguarda 131.000 persone su 147.000 dipendenti della SNCF. Il governo vuole eliminare gradualmente questa situazione. A partire da una data che resta ancora da specificare, i nuovi lavoratori saranno assunti in un quadro contrattuale che resta ancora da definire.

Repubblica.it

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