Lavoro, la Ue alza i limiti per 5 sostanze dannose per la salute

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Le sostanze sono il cadmio, il berillio, l’acido arsenico, la formaldeide e il 4,4-metilene e sono considerate cancerogene

La commissione europea ha proposto nuove modifiche alla direttiva sugli agenti cancerogeni e mutagene per limitare l’esposizione a cinque sostanze cancerogene in aggiunta alle 21 sostanze che già figurano nella normativa o in proposte. Obiettivo: migliorare la protezione dei lavoratori dalle sostanze chimiche nocive per prevenire ulteriori casi di malattie oncologiche e di altre patologie di origine professionale. Secondo Marianne Thyssen tali modifiche “miglioreranno la protezione di oltre 1 milione di lavoratori in Europa”. Le cinque sostanze sono il cadmio e i suoi composti inorganici; il berillio e i suoi composti inorganici; l’acido arsenico e i suoi sali come pure i composti inorganici di arsenico;la formaldeide; il 4,4′-metilene-bis(2-cloroanilina).

Cadmio, berillio e acido arsenico sono utilizzate in settori quali la produzione e la raffinazione del cadmio, la produzione di batteri e al nichel-cadmio, la galvanoplastica meccanica, la fusione dello zinco e del rame, le fonderie, la produzione del vetro, le attività di laboratorio, l’elettronica, la chimica, le costruzioni, la sanità, l’industria della plastica e il riciclaggio. La proposta comunitaria fissa i valori limite della concentrazione massima nell’aria della sostanza chimica cancerogena sul luogo di lavoro. Secondo stime, la proposta potrebbe prevenire più di 22 mila casi di malattie professionali, non solo per quanto riguarda i tumori: con tali valori limite si ridurrà anche l’incidenza di altre importanti patologie dovute a sostanze cancerogene e mutagene. Per esempio, oltre al tumore polmonare l’esposizione al berillio causa anche la berilliosi, una malattia cronica incurabile. I dati ue indicano che il cancro costituisce la maggiore causa di mortalità professionale: ogni anno il 52% delle morti legate a un’attività lavorativa è provocato da un tumore, rispetto al 24% dovuto a malattie del sistema circolatorio e al 2% dovuto a lesioni.

la Repubblica

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