Facebook è sotto inchiesta. La Codacons: “È un nostro successo”

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Carlo Rienzi, presidente di Codacons

“L’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Roma sullo scandalo “Datagate” rappresenta un clamoroso successo del Codacons contro un gigante del web”. Lo afferma il presidente Carlo Rienzi, commentando l’indagine aperta dalla magistratura sullo scandalo Facebook grazie all’esposto depositato ieri dallo stesso Codacons.
“Pubblicheremo oggi stesso sul nostro sito il modulo di costituzione di parte offesa nell’indagine aperta dalla Procura, allo scopo di avviare una azione di massa e tutelare la posizione di oltre 30 milioni di italiani iscritti al social network – prosegue Rienzi – Con tale modulo i cittadini potranno segnalare alla magistratura la propria posizione di soggetti offesi da eventuali reati che saranno accertati nel corso dell’indagine, e avviare cosi’ l’iter legale per la richiesta di risarcimento in caso di utilizzo illecito dei dati sensibili commesso da Facebook o da soggetti terzi legati al social network”. Intanto il Codacons rende noto il contenuto dell’esposto inviato ieri a 104 Procure di tutta Italia e al Garante della Privacy e grazie al quale sara’ possibile ora verificare eventuali illeciti sul fronte della privacy degli utenti commessi sul territorio italiano. “Il Codacons non puo’ esimersi, in virtu’ del ruolo alla stessa associazione istituzionalmente riconosciuto, dal richiedere un intervento delle intestate Procure adite, ciascuna per proprio ambito di competenza territoriale, per lo svolgimento dei necessari e rigorosi accertamenti e verifiche in ordine alle presunte ripercussioni e conseguenze e coinvolgimento degli utenti italiani alla luce dell’aggravarsi dello scandalo sull’utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali “Datagate”. La violazione della privacy e’ un reato che puo’ avere dei risvolti amministrativi e penali pesanti per chi crea un danno ad un’altra persona utilizzando i suoi dati personali, i cosiddetti “dati sensibili”. Il diritto alla privacy altro non e’ che il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata. Quando questa riservatezza non si rispetta perche’ cio’ che riguarda le informazioni personali o la vita privata di un individuo viene divulgato o viene a conoscenza di una terza persona senza il suo consenso, si commette violazione della privacy. Si incorre in violazione della privacy quando si fa un trattamento illecito dei dati personali. Il mondo del web è, forse, il piu’ esposto al delitto di violazione della privacy, in quanto, nella maggior parte dei casi, chi si collega a Internet non sa fino a che punto sta navigando in modo riservato oppure qualche malintenzionato gli sta rubando i dati personali”.
Il Codacons ha dunque chiesto alle “Procura adite, ciascuna per proprio ambito di competenza territoriale, di utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare se anche sul territorio italiano possano essere stati commessi eventuali reati da Facebook o da societa’ terze legate al social network, in quanto in caso di accertata responsabilita’ e qualora emergesse che anche profili e dati personali dei cittadini italiani iscritti a Facebook fossero stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del Codice della privacy e dall’art. 169.

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