Ilva, fuori il gruppo Marcegaglia. Bruxelles: «Ancora non ci siamo»

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E’ un pacchetto molto ampio quello proposto da Bruxelles a AmInvestco Italy, la cordata capitanata dal colosso Arcelor Mittal, per dare il via libera all’acquisizione dell’Ilva. Hanno chiesto «dismissioni molto forti un po’ su tutto, sulla parte a caldo, sulla parte zincata, sulla parte freddo e sulla parte trasformazione», dice Emma Marcegaglia, confermando una delle richieste principali da parte dell’Antitrust europeo: l’uscita del suo gruppo dalla cordata. Eppure non tutti i nodi sono  sciolti. «Ancora non ci siamo» rivela  la commissaria alla concorrenza Ue, Margrethe Vestager, in occasione di una conferenza stampa.  «Tentiamo di fare progressi ogni giorno perché abbiamo una scadenza che si avvicina, ma non abbiamo ancora finito. Dobbiamo ancora vedere come possiamo risolvere» aggiunge, ricordando comunque che la Commissione «fino ad ora ha lavorato a stretto contatto con le parti per arrivarci».
Intanto Emma Marcegaglia conferma: «Bruxelles ha chiesto anche la nostra uscita, ma il gruppo Marcegaglia mantiene il contratto di acquisto della materia prima a lungo termine che era la parte più interessante, la parte più strategica». I nuovi impegni presentati da Arcelor Mittal-Marcegaglia il 15 marzo all‘Antitrust Ue sull’Ilva – aggiunge l’imprenditrice – costituiscono «un pacchetto complessivo molto ampio che mi auguro possa ora andare avanti e chiudere l‘operazione». La nuova scadenza fissata dall‘Antitrust Ue per dare o meno l‘ok alla cessione dell’Ilva alla newco AmInvestco Italy è fissata per il 23 maggio.
Dell’uscita del gruppo Marcegaglia dalla cordata si parla da tempo. Tant’è che a metà dicembre scorso Mittal ha firmato un accordo «non vincolante» per l’entrata nella cordata di  Cassa Depositi e Prestiti con  una quota pari al 5,6% per un controvalore di 100 milioni di euro. Un altro 7,5% delle  quote Marcegaglia (che in totale aveva il 15%) andranno  a Intesa SanPaolo. Alla fine dell’operazione le quote di AmInvestco sarebbero quindi detenute per circa l’85% dal colosso dell’acciaio Arcelor Mittal, e per il resto da Intesa e Cdp.

Giusy Franzese, il Messaggero

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