Caso Skripal, forse il nervino era nella valigia della figlia. Gentiloni chiama May: “Giusto chiedere risposte a Mosca”

Share

L’arma chimica sarebbe stata introdotta in Russia per poi essere imbarcata in aereo verso Londra

 

Una telefonata tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e la premier britannica Theresa May. È quanto si apprende da fonti del governo. Nel corso della conversazione Gentiloni ha confermato la condanna del gravissimo atto di Salisbury, la piena solidarietà italiana alle autorità britanniche nella fiducia che sapranno individuare e punire i colpevoli di un atto nel quale si è fatto addirittura uso di armi chimiche.

“Legittimo avere risposte da Mosca”
Parlando con la premier Theresa May, Gentiloni ha confermato la piena legittimità della richiesta britannica ad avere risposte chiare ed esaurienti dalla Russia circa il suo ruolo in questo gravissimo episodio. I due leader hanno convenuto, infine, sulla importanza che su questa vicenda si manifesti solidarietà sia in sede Nato sia in sede europea, anche in vista del Consiglio Europeo di giovedì prossimo.

Il gas nervino e l’ipotesi della valigia
L’agente nervino che ha ridotto in fin di vita l’ex spia russa Serghei Skripal e sua figlia sarebbe stato messo proprio nella valigia della ragazza, prima ancora che partisse da Mosca. È la conclusione alla quale sarebbero giunti gli investigatori, secondo quanto riportato dal Telegraph, che cita fonti di intelligence di alto livello e rilanciato dai media britannici. Si indaga ora sulla possibilità che sia stato impregnato con la sostanza velenosa un abito nella valigia o addirittura un regalo che è stato poi aperto nella casa a Salisbury, il che indica che la donna era stata presa di mira per arrivare al padre. Dalle indiscrezioni del Telegraph non si capisce peraltro se la potenziale versione della valigia si basi su qualche traccia concreta già rinvenuta. O se invece sia stata messa sul tavolo per esclusione, dopo il mancato ritrovamento di alcuna traccia dell’arrivo in Gran Bretagna di quella «squadra di esecutori al servizio del Cremlino» che – nelle parole del giornale conservatore – gli investigatori pare immaginassero di trovare.

La contaminazione di vestiti e cosmetici
Il Telegraph scrive in effetti che l’intelligence starebbe al momento «lavorando sulla teoria» di una possibile contaminazione di «vestiti, cosmetici» o di un qualche oggetto «regalo» che Yulia Skripal, 33 anni, aveva portato con sé da Mosca, dove era tornata a vivere da qualche anno dopo un periodo trascorso con i genitori in Inghilterra. Si sa che la donna era giunta a Salisbury pochi giorni prima dell’avvelenamento, per fare visita al padre Serghei, 66 anni, ex colonnello dell’intelligence militare russa (Gru) vendutosi negli anni ’90 all’MI6 britannico, poi condannato in patria, graziato nel 2010 e infine riparato transfuga nel Regno.

La posizione di Gb, Usa, Germania e Francia
Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania e Francia hanno congiuntamente invitato la Russia a spiegare come la tossina sia stata utilizzata sul suolo britannico. Putin ha negato ogni coinvolgimento e potrebbe annunciare «in qualsiasi momento» sanzioni ritorsive a carico del Regno Unito. E la conferma è arrivata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, alimentando ulteriormente le tensioni diplomatiche sull’asse Londra-Mosca.

La Stampa

Share
Share