Farina (Ania): “Le assicurazioni sono pronte ad interventi diretti per la ripresa a lungo termine”

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Marina Bianca Farina, presidente di Ania

Vi suggeriamo di leggere l’intervista alla presidente di Ania, Maria Bianca Farina, realizzata da Antonella Baccaro per Il Corriere della Sera. Vi consigliamo di leggerla, perché propone una visione lungimirante su come risolvere la crisi sui vari piani del nostro Paese: dalla interessante proposta di riforma della sanità pubblica, all’introduzione di un sistema assicurativo, per una gestione ex ante sui rischi sismici.

 

Maria Bianca Farina, come presidente dell’Ania, l’associazione delle imprese assicurative, vede la ripresa?

«Nel 2017 il Pil è cresciuto, come i consumi delle famiglie, ma soprattutto è tornata la fiducia delle imprese. A questo punto bisogna rendere la ripresa strutturale e sostenibile in un contesto socio­economico ancora fragile».

Quale contributo possono fornire le assicurazioni?

«ll nostro è un settore cruciale che ha prodotto quasi 800 miliardi di investimenti e che gestisce un tipo di risparmio di lungo termine.Sapendo che il Paese necessitadi infrastrutture materiali e imma­eriali importanti, ci proponiamo di contribuire a irrobustire la ripresa».

In che modo?

«Il sistema produttivo, ca­ratterizzato da imprese di di­mensioni medio piccole, ha come predominante canale di finanziamento le banche. Ma per realizzare progetti importanti serve altro. Noi vogliamo intervenire con investimenti “diretti” ini mprese e infrastrutture: stiamo lavorando al progetto di un Fondo per gli investimenti. Con una riallocazione di appena il 2% delle nostre riserve si potrebbero mettere a disposizione del Pa­ese circa 15 miliardi di euro».

Nelle vostre mani c’è an­che lal eva del risparmio assicurativo delle famiglie. Come pensate di utilizzarla?

«Partiamo dal presupposto che il peso delle riserve relati­ve alle assicurazioni sulla vita, sul totale della ricchezza finanziaria delle famiglie è pas­sato,tra il 2000 e il 2016, dal 5,6% al 16%. Se guardiamo alle Gestioni Separate, negli ultimi 5 anni hanno offerto un rendimento medio buono, oltre alla garanzia del capitale. Noi possiamo supportare investimenti di lungo termine offrendo soluzioni che orien­tino i risparmi delle famiglie verso l’economia reale».

Con quali rischi?

«Nel rispetto dei principi di sicurezza e diversificazione e degli obblighi che abbiamo con i nostri assicurati».

Un esempio?

«I Pir, piani di risparmio di lungo termine, introdotti dalla legge di Bilancio 2017, che potrebbero essere estesi a startup innovative oppure a altri settori strategici».

Cosa chiedete invece al prossimo governo?

«Per individuare gli schemi di finanziamento più adeguati a supportare la realizzazio­ne di progetti strategici, il nostro settore,oltre a fornire le risorse,può mettere a dispo­sizione il proprio know how.Ma servono misure a soste­gno degli investimenti di lungo termine. Confidiamo nell’introduzione di modifiche ai regolamenti che impongono vincoli di capitale, ad esempio Solvency II, per ridurre l’importante assorbimento di capitale».

La previdenza comple­mentare è ancora al palo.

«Gli iscritti al sistema integrativo sono circa 8 milioni:circa tre quarti dei lavoratori rimangono al momento esclusi da qualsiasi forma previdenziale complementa­re».

Ma intanto si parla solo di abolire la legge Fornero

«Quel che serve è accresce­re la consapevolezza dei cittadini sui loro bisogni previdenziali anche attraverso un linguaggio più semplice.Dal punto di vista fiscale,occorre eliminare la tassazione sui rendimenti,in linea con molti Paesi europei,o ridurla.Ma anche adeguare il limite di deducibilità dei contributi,fermo a 5.164,27 euro da più di vent’anni, eventualmente prevedendo un innalzamento per  specifiche categorie di lavoratori».

E per i lavoratori precari?

«Serve più flessibilità, at­traverso un sistema di previdenza complementare in cui il lavoratore sia libero di scegliere in ogni momento la forma previdenziale,in cui possa usufruire dell’erogazione an­ticipata delle prestazioni o dell’interruzione del versamento dei contributi, garantendo sempre il versamento del contributo del datore di lavoro».

La sanità pubblica va ri­formata? E in che modo?

«Oggi la quota di spesa sanitaria privata,intermediata da forme sanitarie integrative,tra cui le assicurazioni,rap­presenta in Italia solo il 9% della spesa privata, a fronte di una media europea del 34%».

Cosaproponete?

«Salvaguardando il princi­pio di universalità, si dovrebbe consentire la creazione di un sistema sanitario che contribuisca a ridurre le spese private delle famiglie, dele­gando al settore privato alcune prestazioni, come la pre­venzione e l’assistenza agli anziani. Inoltre, per incentivare l’adesione a forme sanitarie integrative, sarebbero neces­sari benefici fiscali per le aree di maggiore scopertura e un trattamento fiscale uniforme di tutti gli aderenti alle forme integrative».

Sulle catastrofi naturali da tempo proponete l’introduzione di un sistema assi­curativo.

«Un sistema che preveda una partnership tra il settore pubblico e quello privato.Gli sgravi fiscali per gli interventi di adeguamento sismico e le agevolazioni fiscali sulle polizze catastrofali della legge di Bilancio 2018 vanno in questa direzione. L’obiettivo comune è arrivare a un agestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni».

C’è spazio per una riduzione del costo delle polizze Rc Auto?

«Negli ultimi cinque anni il premio medio si è abbassato di 141 euro: a 420 euro. Il gap con i principali Paesi europei è di 100 euro,più che dimezzato rispetto al quinquennio precedente. Puntiamo su un sistema che premi i virtuosi, non a caso siamo leader mon­diali per numero di scatole nere installate: più di 5 milioni. Ma mancano la tabella uni­ca per le lesioni personali gravi,forme di risarcimento alternative, la revisione dell’attuale sistema bonus/malus e l’allineamento delle aliquote fiscali  a livelli europei».

Antonella Baccaro, Corriere della Sera

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