Airbnb, a Milano, riscuoterà la tassa di soggiorno

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Airbnb riscuoterà la tassa di soggiorno a Milano. Dopo mesi di trattative si è concluso a fine febbraio l’accordo tra il colosso degli affitti brevi e il comune. Le negoziazioni, che erano aperte già dallo scorso anno, si erano bloccate a causa delle nuove norme introdotte dalla manovra correttiva del 2017 che avevano delineato un nuovo quadro normativo dell’imposizione della tassa di soggiorno. Inoltre, secondo quanto riferito dai tecnici comunali, le difficoltà da affrontare erano aggravate ulteriormente dalla residenza fiscale di Airbnb, società con sede in Irlanda, per le quali era quindi necessario trovare delle soluzioni tecniche. Secondo quanto stimato dal bilancio di previsione del comune di Milano, che è in fase di approvazione in questi giorni, la tassa di soggiorno applicata sugli affitti di Airbnb e degli altri portali di affitti brevi, farà incassare a Palazzo Marino più di 3 milioni di euro, che per legge devono essere finalizzati «al restauro e alla conservazione di beni culturali e ambientali del luogo». In Italia, la città apripista nella stesura di un accordo con la società è stata Genova. «Abbiamo adottato il modello Genova nella conclusione dell’accordo», riferisce Palazzo Marino. In questi giorni, altre città stanno concludendo accordi con la società americana. Nei mesi scorsi Bologna, Firenze, Palermo e Rimini hanno raggiunto l’intesa. Ogni comune ha una forbice di costi giornalieri che va da un minimo a un massimo, a Milano il limite minimo è di 2 euro, e le differenze dipendono dal tipo di struttura ricettiva: più stelle ha un albergo, più alto sarà il contributo che il turista dovrà versare. Inoltre, sono previsti importi differenti a seconda che si tratti di hotel, b&b, case vacanze o altri tipi di strutture ricettive. L’importo va applicato su ogni persona per il numero di notti soggiornate.

Matteo Rizzi, ItaliaOggi

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