Saipem continua a navigare nella tempesta. La Consob gli contesta il bilancio del 2016

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A pochi giorni dalla presentazione dei conti 2017, l’authority ha mosso critiche nei confronti di alcune svalutazioni, che sarebbero state imputate due volte, e una non corretta valutazione dei rischi legati ad alcune commesse e al deconsolidamento da Eni

Stefano Cao, a. d. di Saipem

Non c’è mai pace per Saipem: a pochi giorni dalla presentazione dei conti dell’anno scorso, arriva una tegola sul bilancio del 2016. La società di ingegneria, controllata dalla Cassa Depositi Prestito, ha ricevuto un documento della Consob in cui si contestano alcune voci del documento contabile di due anni fa. In particolare, le critiche riguardano due aspetti in particolare: alcune svalutazioni, che sarebbero stato conteggiate due volte, e la valutazione dei rischi di alcune commesse.

In buona sostanza, cosa contesta esattamente Consob a Saipem? L’organo di controllo della Borsa ha rilevato “profili di non conformità” ad alcuni principi contabili, chiedendo alla società di “rendere note le carenze rilevate e di predisporre un prospetto economico-patrimoniale pro-forma che illustri gli effetti che una corretta applicazione delle regole contabili avrebbe avuto sull’esercizio 2016”.

Le criticità rilevate dalla Consob, si legge in una nota di Saipem, si riferiscono a due aspetti. Il primo riguarda “le circostanze alla base di talune delle svalutazioni rilevate da Saipem nel bilancio 2016 sarebbero esistite, in tutto o in parte, già alla data di predisposizione del bilancio 2015”. In pratica, si contesta a Saipem di aver inserito in bilancio la stessa svalutazione per due volte. La seconda contestazione riguarda l’impairment test del bilancio 2016: sempre secondo il documento della Consob, si contesta il fatto che Saipem abbia “utilizzato un tasso unico per attualizzare flussi di business unit, caratterizzate da un profilo di rischio differente”, “non abbia considerato il rischio Paese in relazione ad alcuni asset” e infine “non abbia tenuto conto delle modifiche nel profilo di rischio della Società” a seguito del deconsolidamento dall’Eni.

Saipem, da tre anni a questa parte, è impegnata in una complicata fase di rilancio industriale: un periodo di tempo difficile sul quale hanno pesato inchieste giudiziarie (per presunte tangenti pagate sulle commesse in Algeria e per le quali è in corso il processo a Milano), difficoltà finanziarie dopo due allarmi utili che hanno fatto precipitare le quotazioni in Borsa, nonché la transizione energetica che sta costringendo i manager a rivedere parte delle scelti industriali della società.

Il calo del prezzo del petrolio nelle ultime due stagioni, ha ridotto gli investimenti in ricerca di nuovi giacimenti, i quali si stanno riprendendo solo negli ultimi mesi dopo l’accordo sulle quote di produzione tra i paesi Opec e la Russia. Allo stesso tempo, Saipem ha deciso di sfruttare le sue competenze ingegneristiche legate al settore energia entrando nel mercato delle infrastrutture per le rinnovabili: la competenza nelle esplorazioni in mare, per esempio, può essere utilizzata, per esempio, nell’eolico off shore.

Nell’ottobre scorso, l’amministratore delegato Stefano Cao aveva presentato al mercato i conti dei primi 9 mesi del 2017 in miglioramento rispetto alla attese del mercato: nonostante i ricavi in calo del 12,8% a 7,88 miliardi e il risultato operativo in rosso a 400 milioni (-16,5%). il risultato netto ha presentato una perdita di soli 57 milioni, in netto miglioramento dai -1,925 miliardi dell’anno scorso, quando tuttavia erano intervenute pesanti svalutazioni. Ora, bisogna capire se le contestazioni della Consob avranno qualche influenza sul conto economico. Saipem ha fatto sapere – con una nota – che “pur non condividendo il giudizio di non conformità e riservandosi ogni valutazione in merito, anche di natura giurisdizionale, provvederà a pubblicare entro 3 settimane una situazione economico-patrimoniale pro forma 2016 che tenga conto dei rilievi della Consob”.

Luca Pagni, Repubblica.it

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