La guardia di Finanza ha sequestrato il marchio Borsalino

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Erano stati i curatori fallimentari ad attivarsi per il provvedimento, autorizzati dal giudice delegato al fallimento

Un’immagine del film “Borsalino”: il titolo è un chiaro omaggio all’azienda produttrice di cappelli

La Guardia di Finanza ha sequestrato il marchio Borsalino, con un provvedimento chiesto dalla Procura della Repubblica di Alessandria e convalidato dal gip. Lo si apprende da ambienti vicini alla storica azienda, dichiarata fallita a fine 2017. Erano stati i curatori fallimentari, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, ad attivarsi per il sequestro, autorizzati dal giudice delegato al fallimento. Il sequestro riunifica sia la fabbrica sia il marchio, che è il valore principale, nelle mani di un unico soggetto: la curatela fallimentare.

Il marchio, noto in tutto il mondo, era stato venduto dal Mediocredito alla Haeres Equita di Camperio, che ha in affitto la Borsalino. Un’operazione, duramente censurata dal Tribunale, e per questo finita sotto la lente della Procura, che alcune settimane fa, in base alla relazione dei curatori fallimentari, ha chiesto al giudice delle indagini preliminari il sequestro del marchio.

«Abbiamo immediatamente chiesto, prima possibile, un incontro con i curatori fallimentari, al fine di confrontarci per conoscere i dettagli e che cosa accadrà nell’immediato futuro. Lunedì parleremo sicuramente con i lavoratori. In questo momento dire che siamo semplicemente arrabbiati non porta a nulla». È il commento a caldo di Maria Iennaco (Cgil) ed Elio Bricola (Uil) dopo il sequestro del marchio.

Da ambienti vicini ad Haeres Equita, la società dell’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio, proprietario del marchio e con l’affitto del ramo d’azienda, precisano che il sequestro preventivo del marchio ha come unica motivazione che non sia ceduto a terzi, cosa peraltro mai voluta dall’azienda. Haeres può continuare a produrre, a promuovere e a usarlo. Domani, infatti, nello showroom di Milano sarà presentata la nuova collezione.

La Stampa

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