Baci e abbracci

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Harvey Weinstein

Si ha un po’ l’impressione che il sussulto d’opinione anglosassone partito dalle rivelazioni sullo squallore della vita “sentimentale” del magnate hollywoodiano Harvey Weinstein, culminato con il boom del movimento #MeToo, sia andato aldilà delle intenzioni originali. L’intensità sorprende. Che venisse spesso chiesta una sorta di “pedaggio” intimo alle giovani donne che volevano ad ogni costo diventare dive del cinema non era solo noto, era proverbiale. Weinstein pare essere stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso—forse per il suo aspetto particolarmente repellente.
Sembra ormai superata la prima grande infornata delle teste note che dovevano cadere, ma l’onda lunga sale ancora con il panico nelle aziende. Società come Google e Facebook cercano di proteggere se stesse e la propria dirigenza facendo uscire dei vademecum per i dipendenti che definiscono con precisione le circostanze e le formule accettabili per chiedere un appuntamento a un/una collega, con l’obbligo di registrare certi rapporti che vanno oltre lo strettamente professionale presso la Direzione Risorse Umane. Un’innocente vittima dell’attuale trambusto negli Usa è stata l’abitudine di abbracciarsi tra colleghi come forma comune di saluto. Fino a un paio di decenni fa gli americani non praticavano molto l’abbraccio sociale. Da qualche tempo invece l’uso – importato dall’Europa continentale – ha fatto furore, prima tra i creativi di vario tipo per poi entrare negli uffici, le scuole e i laboratori di tutto il paese. Improvvisamente però, l’abbraccio “professionale” viene guardato con sospetto – potenzialmente una sorta di attentato alla virtù – con il risultato che si è dovuto ricorrere d’urgenza alla non più familiare pratica di darsi la mano, arrivata ad essere considerata negli ultimi anni come un gelido segnale di distanza sociale, almeno tra le generazioni recenti. Ora i siti d’etichetta americani grondano d’istruzioni su come utilizzare correttamente il nuovo saluto: chi deve offrire per primo la mano, quanto e per quanto tempo la si deve stringere, quanto “pompare” e sopra ogni altra cosa, la necessità assoluta di assicurarsi che non sia sudata prima di offrirla per la stretta.
Il fenomeno ha anche riportato l’attenzione scientifica al gesto. Si è sempre ritenuto che nascesse dalla necessità di dimostrare di non essere armati prima di salutarsi “da amici”. L’ipotesi è stata da poco messa in dubbio da una ricerca del Weizmann Institute israeliano condotta filmando di nascosto centinaia di persone mentre si stringevano la mano. I filmati rivelano come molti dei soggetti trovavano modo dopo di portare le proprie dita vicino al naso – pare senza rendersene conto – per aspirare l’odore depositato durante la stretta. Potrebbe trattarsi, in altre parole, dell’equivalente umano dell’usanza dei cani di salutarsi annusando i rispettivi deretani… Lo schifoso Sig. Weinstein passerà: tutto passa. Però, si è ulteriormente incrinato il rapporto tra i due sessi negli Stati Uniti, tra un numero crescente di donne pronte a percepire ogni forma di “eccessiva” familiarità come moralmente equivalente all’aggressione sessuale e i maschi invece intimoriti dal rischio di ritrovarsi con la carriera in forse per quella volta che – inopinatamente e con i fumi del punch festivo in testa – hanno tentato di baciare la persona sbagliata sotto il vischio all’office party di Natale.

James Hansen, Nota Diplomatica

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