Il debito dell’Italia sale a 2.256,1 miliardi, è il secondo più rischioso in Ue

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L’aumento rispetto a fine 2016 è di 36,6 mld di euro. Il debito pubblico italiano diventa il secondo più rischioso tra quelli dei Paesi dell’Eurozona dietro la Grecia, superando il Portogallo.

 A novembre scende di poco (685,793 mld) il controvalore dei titoli di Stato italiani in mano agli investitori esteri.Sale ancora il debito pubblico italiano. Al 31 dicembre del 2017 il debito delle amministrazioni pubbliche era pari a 2.256,1 miliardi di euro quando a fine 2016 ammontava a 2.219,5 miliardi di euro: l’aumento è di 36,6 miliardi di euro. La crescita del debito, ha spiegato Banca d’Italia, ha riflesso il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (51,8 miliardi), in parte compensato dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (13,8 miliardi, a 29,3). Mentre l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio hanno contenuto il debito per 1,5 miliardi. Più nel dettaglio, il debito consolidato delle amministrazioni centrali è cresciuto di 39,6 miliardi a 2.169,1 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali è diminuito di 3 miliardi a 86,9 miliardi. Quanto al debito degli enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile. Sempre lo scorso anno le entrate tributarie sono state pari a 447,306 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 438,578 miliardi del 2016. Solo a dicembre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 72,444 miliardi, in aumento rispetto ai 70,170 miliardi dello stesso mese del 2016. Le entrate totali sono ammontate nel 2017 a 509,256 miliardi, in crescita rispetto ai 502,408 miliardi del 2016. Infine, secondo i dati di Banca d’Italia, a novembre è sceso marginalmente il controvalore dei titoli di Stato italiani in mano agli investitori esteri. Il controvalore dei titoli emessi dal Tesoro italiano detenuti da investitori non residenti è infatti risultato pari a 685,793 miliardi di euro da 686,478 miliardi di ottobre. In base a calcoli Reuters sui dati di via Nazionale, a novembre la quota dei governativi italiani in mano ai non residenti è passata al 35,7% del totale dei titoli in circolazione dal 35,5% del mese precedente. Tra gli investitori non residenti sono inclusi anche investitori nazionali che detengono titoli di Stato italiani tramite soggetti non residenti (come gestioni patrimoniali e fondi) e le Banche centrali dell’ Eurosistema (Banca d’Italia esclusa) e di altri Paesi.Così il debito pubblico italiano diventa il secondo più rischioso tra quelli dei Paesi dell’Eurozona dietro la Grecia, superando il Portogallo. Così questa mattina il Btp decennale registra un rendimento del 2,085% superando quello del titolo di Stato decennale portoghese che viaggia al 2,075%. Nell’Eurozona il profilo di rischio più alto resta quello sul debito pubblico ellenico con il tasso sul decennale al 4,33%, al secondo posto sale il Belpaese con tassi, appunto, del 2,085%, al terzo scende il Portogallo al 2,075%. Più lontana la Spagna con il Bonos decennale all’1,53%.Alcuni economisti hanno sottolineato come potrebbe pesare l’incertezza politica, sebbene vada rilevato come tra vacanza di governo per anni in Belgio e per mesi in Germania, oltre al controverso risultato elettorale in Spagna, i mercati abbiamo spesso snobbato, nei fatti, gli incerti scenari politici prodotti dal responso delle urne. Portogallo e Italia presentano differenziali favorevoli a Lisbona sia in termini di crescita economica sia in termini di debito pubblico.Lisbona ha archiviato il 2017 con un crescita del pil pari al 2,7%, la migliore performance dal 2000. L’Italia è invece cresciuta dell’1,5%. Numeri che incideranno anche sul trend del rapporto debito pubblico/pil. Nel terzo trimestre del 2017, secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, il rapporto debito pubblico/pil del Portogallo era pari al 130,8%, in calo di due punti rispetto al corrispondente trimestre del 2016. Per l’Italia il rapporto era al 134,1%, in crescita di 2,1 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2016.

Milano Finanza.

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