I giornali possono avere il “paywall” anche su Facebook

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Il social si accorda con Apple per poter far pagare gli utenti dopo aver letto 5 articoli gratis

Ricavi di abbonamenti e dati interamente agli editori

I giornali potranno avere il proprio paywall anche su Facebook, per far pagare i contenuti agli utenti. Il social network dal prossimo mese lancerà infatti uno strumento che consentirà agli editori di offrire gli abbonamenti alle proprie testate dopo che è stato superato il limite degli articoli gratuiti.

In realtà questa funzione Facebook la sta già testando da ottobre sulla propria app per i telefonini Android, ma dal prossimo mese si aggiungeranno anche le applicazioni dei dispositivi iOs di Apple perché proprio con la mela si è conclusa una disputa che andava avanti da mesi.

L’annuncio è stato fatto durante una delle conferenze del sito Recode dalla responsabile delle partnership con i giornali, Campbell Brown, una ex giornalista di Nbc e Cnn. Inserire lo strumento per gli abbonamenti anche su iPhone e iPad è molto importante per gli editori perché nonostante al mondo vi siano molti più possessori di smartphone Android (le vendite sono nell’ordine di 80-20% a favore dei dispositivi con sistema operativo di Google) la spesa degli utenti della mela per app e contenuti è di gran lunga maggiore.

Alla base della disputa fra Facebook e Apple c’era la quota sulle vendite all’interno delle app che la seconda trattiene e che arriva anche al 30%. Ebbene la volontà di Facebook era che i ricavi da abbonamenti generati a partire dalla propria app andassero interamente agli editori (così come i dati sugli acquirenti). Il social network di Mark Zuckerberg non trattiene alcuna quota e così pretendeva che facessero anche i gestori degli store, ovvero Google e Apple. Ma mentre Google ha aderito a questa proposta così non ha fatto la mela, di qui la disputa e il mancato lancio sugli iPhone. Sembra che adesso anche Apple non chiederà la solita fee, un risultato raggiunto da Facebook grazie a una sorta di stratagemma: l’abbonamento vero e proprio viene venduto sul sito dell’editore e vi si arriva automanticamente dopo aver letto l’ultimo articolo gratuito, perciò non vi è un acquisto in app tradizionale.

Il paywall di cui si parla si inserirà negli Instant articles, gli articoli che i giornali mettono a disposizione sul social e che gli utenti leggono direttamente, senza arrivare al sito della testata. Si parla soprattutto di metered paywall, un limite di cinque articoli gratuiti (prima erano 10) dopo i quali l’utente viene reindirizzato al sito del giornale, ma gli editori possono scegliere di configurarlo come credono. C’è anche la possibilità di offrire alcuni articoli gratuitamente e altri a pagamento e così via.

Alla prima fase della sperimentazione avevano partecipato una decina di testate, dal Washington Post all’Economist e, unica italiana, Repubblica.

Andrea Secchi, ItaliaOggi

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