È sempre più vietato l’acquisto di Bitcoin, con la carta di credito

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Da alcuni giorni le grandi banche statunitensi stanno iniziando a bloccare gli acquisti di monete virtuali effettuati tramite il denaro di plastica. L’allerta è scattata con il crollo del Bitocin, con il valore più che dimezzato nel giro di un mese. Il timore è trovarsi di fronte a clienti finiti sul lastrico e non più in grado di rimborsare mutui e prestiti

Non con la carta di credito. Le grandi grandi emittenti Usa – e ora anche europee – di denaro di plastica stanno bloccando gli acquisti di Bitcoin e criptovalute effettuati attraverso la carta di credito, che sia aziendale o personale poco cambia. Hanno iniziato già JPMorgan Chase & Co., Bank of America Corp. e Citigroup Inc. che lo hanno dichiarato apertamente ai loro clienti. Non vogliono scommettere su prodotti così rischiosi. Blocchi che per il momento sembrano temporenei. JPMorgan ha annunciato il divieto sabato. Ultima a muoversi è stata la britannica Lloyds Banking Group, in queste ore. Ma cosa accadrà dopo non è chiaro, come emerge da quanto dice la banca Usa.

La motivazione della mossa? “JP non vuole assumersi il rischio di credito associato alle transazioni”, ha dichiarato la portavoce, Mary Jane Rogers. E anche Bank of America ha iniziato già da venerdì a diminuire la possibilità di pagare con la carta le transazioni effettuate con siti noti dove vengono scambiate le monete virtuali. Un divieto che però non ha effetto sulle carte di debito, ha dichiarato la portavoce della banca, Betty Riess.

Stessa operazione anche in casa Citigroup, che venerdì sera ha avvisato che verranno fermati gli acquisti di criptovalute tramite le sue carte. “Continueremo a rivedere la nostra politica mentre questo mercato si evolve”, ha detto la portavoce dell’azienda Jennifer Bombardier. Un altolà sul quale hanno forse influito anche i dati usciti dal gruppo Mastercard la scorsa settimana. “I volumi transfrontalieri sulla rete, che misurano la spesa dei clienti all’estero, – ha scritto in una nota il Gruppo – sono aumentati del 22% quest’anno, alimentati in parte dai clienti che utilizzano le loro carte per acquistare valute digitali”. Una tendenza che, avvertiva Mastercard, stava rallentando proprio a causa della caduta dei prezzi delle criptovalute. Una discesa, quella delle quotazioni del Bitcoin, iniziata a metà dicembre e che non sembra arrestarsi, con la criptovaluta che oggi galleggia attorno agli 8mila dollari. Un calo sul quale hanno certamente influito anche i divieti e le minacce di restrizione del mercato delle criptovalute, arrivate da pù parti nel mondo. Così com’è recente la decisione di Facebook di non accogliere più la pubblicità dei siti di scambio di monete virtuali.

L’Agenzia Bloomberg racconta che l’acquisto di criptovalute potrebbe in realtà creare grandi problemi agli istituti di credito. A far paura è la febbre da Bitcoin e monete gemelle, che possono mandare sul lastrico o causare grandi perdite ai loro clienti. Tutta gente che in realtà il più delle volte non si limita ad avere in tasca solo la carta di credito, ma spesso ha altri rapporti con la banca, prestiti in corso o, ancora peggio, mutui. E il “fallimento” di questi clienti significa per la banca un fallimento del credito concesso. In pratica si ritrova con un mutuatario non più in grado di rimborsare le rate di mutuo. C’è anche il rischio che qualcuno si impossessi delle carte di credito (un ladro) o rubi l’identità dell’intestatario. Cosa accadrebbe se svuotasse il conto per acquistare bitocin o criptovalute? Insomma le emittenti e le grandi banche non hanno nessuna intenzione di assumersi rischi, che al momento, non sono previsti né calcolati. Non solo. Le Autorità di controllo obbligano le banche statunitensi a monitorare le transazioni dei clienti per individuare casi di riciclaggio di denaro sporco, un po’ come accade anche in Italia. Un’operazione che diventa ancor più complicata quando i dollari che giacciono sul conto vengono convertiti in monete digitali. Una tenaglia che si stringe su un denaro che è frutto di un’avanzata tecnica di “autoproduzione”.

Barbara Ardù, Repubblica.it

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