Disastro ferroviario di Pioltello: la tavoletta di legno sotto il binario che ha ceduto era lì da settimane

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Posizionata da operai RFI. Ai raggi X dei periti della Procura anche le modalità della manutenzione

 

La zeppa di legno che doveva sopportare il peso del binario del disastro di Pioltello era lì da tempo, giorni, probabilmente settimane. Lo dimostrerebbero – a detta degli investigatori – le tracce dell’usura sul supporto. E sicuramente quella tavoletta è stata piazzata lì da un operaio di Rete ferroviaria italiana (Rfi), che si occupa direttamente della manutenzione ordinaria sui binari e subappalta a ditte esterne esclusivamente la manutenzione straordinaria. Da capire è quando di preciso sia stato effettuato l’intervento, da chi sia stato richiesto e perché, in quei giorni, o in quelle settimane, nessuno abbia provveduto a riparare il giunto.
Intanto, proprio ieri, i pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, titolari dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Tiziana Siciliano, hanno sequestrato un altro giunto sospetto, a 200 metri dal punto zero, quello in cui il 25 gennaio ha avuto inizio il deragliamento del regionale 10452 che ha provocato tre morti e 49 feriti. I rilievi fotografici e gli accertamenti su questo secondo giunto, che presenta un ancoraggio non del tutto stabile, serviranno agli investigatori anche a capire come Rfi gestisce la manutenzione ordinaria e a tracciare meglio eventuali profili di responsabilità. Responsabilità che – non è escluso – potrebbe essere condivisa con Trenord. A stabilirlo sarà la superconsulenza richiesta dai magistrati e avviata ieri. Oltre alle sezioni di binari, tra cui quella di 6 metri proprio nel punto zero, saranno, infatti, rimossi e analizzati anche i vagoni e il carrello del treno deragliato. Le operazioni, sotto la supervisione degli agenti del Nucleo operativo incidenti ferroviari (Noif) della Polfer, alla guida del dirigente Marco Napoli, riprenderanno lunedì mattina.
Le accuse ipotizzate dai magistrati sono quelle di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni gravi. Tra gli indagati figurano le due società (Trenord ed Rfi) iscritte in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti; le figure di vertice di Rfi (Maurizio Gentile, amministratore delegato, e Umberto Lebruto, direttore di produzione) e di Trenord (Cinzia Farisè, ad, e Alberto Minoia, direttore operativo) e quattro tecnici dell’unità di manutenzione territoriale di Rfi (Vincenzo Macello, Marco Albanesi, Andrea Guerini ed Ernesto Salvatore). Nomi iscritti nel registro degli indagati proprio per permettere loro di partecipare agli accertamenti irripetibili e nominare i propri consulenti.

La Stampa

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