A Davos, Trump ha aperto al commercio globale: “Purché sia equo”

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Il presidente Usa nel suo intervento al Forum economico Mondiale sembra rallentare sull’isolazionismo, dopo le critiche ricevute da Markel, Macron e anche Gentiloni

Donald Trump

Un commercio libero e aperto, certo, ma anche “giusto” ed “equo”. Sarà questo, secondo indiscrezioni, il cuore del discorso di quindici minuti di Donald Trump al Forum economico mondiale a Davos. E dice: “America First non vuol dire America Alone”, ovvero sola, isolata.

Il presidente americano, che elencherà i traguardi raggiunti in un anno di governo, chiarirà che gli Stati Uniti non tollereranno più “furti della proprietà intellettuale”, né “abusi” sul commercio, vale a dire gli enormi surplus di Paesi come la Cina o la Germania.

Gli Usa, insomma, sono pronti a fare affari con il resto del mondo, come dimostra la foltissima delegazione governativa che accompagna Trump a Davos e il suo esordio ieri a una cena con decine di top manager, ma lo vogliono fare alle loro condizioni.

Quella di Trump non sarà certo la classica ‘charming offensive’ alla platea di banchieri, investitori, rentiers e politici di tutto il mondo – come ad esempio quella avanzata da Emmanuel Macron nel suo lunghissimo discorso qui – ma sembra annunciarsi meno aggressivo di quanto temuto da qualcuno.

I termini “giusto” ed “equo” riferiti al commerrcio mondiale non sono nuovi: nel primo semestre di presidenza Trump, la sua amministrazione si battè per inserire quei due termini nei comunicati finali del G20 tedesco e del G7 italiano. E tentarono anche di cancellare un passaggio che accompagna da sempre i comunicati finali dei “caminetti” dei grandi: quello del no al protezionismo.

Tonia Mastrobuoni, Repubblica.it

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