Amazon, la proposta ardita di un economista: “È una società con troppi vantaggi, bisognerebbe dividerla in due”

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La riflessione di Tim Harford sul Financial Times: «L’azienda ha acquisito notevoli vantaggi radicati, dalle informazioni sui clienti e i fornitori che la vendono, al potere contrattuale che ha sulle società di consegna, alla vasta rete di magazzini»

Non è difficile amare Amazon, ma è tempo di cercare un modo per dividere la società di Jeff Bezos in due aziende indipendenti, ciascuna con la forza di crescere e investire. È quanto propone l’economista e scrittore Tim Harford sul Financial Times. La riflessione dell’autore del best seller «The Undercover Economist» affronta il delicato problema di se e come le autorità antitrust dovrebbero occuparsi degli «incumbent», le società monopoliste, e in particolare dell’azienda di Bezos. Amazon offre ai consumatori, scelta e convenienza, ha sviluppato un motore di ricerca per lo shopping «che è l’unico rivale serio di Google», alza il livello delle reti televisive e vende tablet a un prezzo tale da far pensare anche i più accaniti fan di Apple. «La sua strategia – scrive l’economista – non è guidata dal profitto a breve termine ma dagli investimenti, dall’innovazione e dalla crescita». Il problema, sottolinea, è che «non ci sono più aziende come questa. È unica nel suo genere ed è una forza sempre più terrificante nel commercio online». Harford cita due approcci antitrust diversi. Il primo si concentra sull’interesse dei consumatori per la qualità, la varietà e il prezzo. «È stato l’approccio standard nella politica antitrust statunitense per diversi decenni», precisa. «Dato che Amazon realizza profitti scarsi e fa pagare prezzi bassi, solleva poche questioni in fatto di antitrust».

L’altro punto di vista sostiene che la concorrenza è intrinsecamente buona, anche se è difficile quantificare un beneficio per i consumatori e che la società dovrebbe diffidare delle aziende dominanti anche se il loro comportamento sembra benevolo. Il crollo di aziende come Lehman Brothers e della società di servizi di costruzione come Carillion, spiega, «ricordano che le dimensioni possono essere un problema quando un’azienda è debole e quando è forte». Harford cita anche Lina Khan e il suo «Amazon’s Antitrust Paradox» che sostiene come il moderno pensiero antitrust sia diventato incapace di dire qualcosa di perspicace sulle moderne società tecnologiche. Alla fine, pur consapevole e grato del fatto che Bezos non ha incontrato ostacoli normativi alla sua crescita nel corso degli anni Novanta, Harford scrive di essere «profondamente a disagio per la posizione apparentemente inattaccabile di Amazon nel retail online. L’azienda ha acquisito notevoli vantaggi radicati, dalle informazioni sui clienti e i fornitori che la vendono, al potere contrattuale che ha sulle società di consegna, alla vasta rete di magazzini. Questi vantaggi sono stati guadagnati, ma possono anche essere abusati». Per Harford le autorità antitrust sono di fronte a scelte non facili «ma è tempo di cercare un modo per dividere Amazon in due società indipendenti, ciascuna con la forza di crescere e investire. Se Amazon è una società così meravigliosa, due Amazon non sarebbero ancora meglio?».

Corriere della Sera

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