Saliscendi

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ROBERTO MARONI

A sorpresa ha annunciato di non ricandidarsi alla guida del governo della Regione Lombardia e di voler cambiare vita. Desiderio legittimo. Ha 63 anni, da lustri ricopre incarichi istituzionali di primissimo piano. Vuole cambiare vita 0 vuole cambiare la poltronissima sulla scena politica. Predestinato a un posto di ministro – già avuto – 0 di premier?

 

PAOLO GENTILONI

I suoi toni sommessi e flautati gli hanno procurato consensi. Apprezzabili, dopo le arroganti sparate di Matteo Renzi. Ma ricorda il giocatore di poker che non osa e controlla il gioco cauto e guardingo. Indigna, ad esempio, il tono mieloso con cui ha ricordato la tragedia di Giulio Regeni. Ma lui è il premier 0 no? Avrebbe potuto fare ben di più!

 

SILVIO BERLUSCONI

Nel simbolo elettorale, si propone come «presidente». L’ultima genialità: niente glielo vieta, alla faccia dell’incandidabilità, della legge Severino, delle convenzioni europee. Oppure sa qualcosa che nessuno di noi può sapere, e cioè da Strasburgo gli è arrivato qualche sensazionale spiffero sulla sua possibile riabilitazione?

 

 

EUSEBIO DI FRANCESCO

La crisi della Roma è disastrosa. Non vince, non segna, non si batte. L’allenatore non riesce a proporre un gioco convincente. Si teme, come fu con Luciano Spalletti, che il problema sia nel rapporto con i giocatori. Spalletti assecondò gli indirizzi della proprietà e distrusse Francesco Totti. Di Francesco lo emula, punendo in modo esagerato Radja Nainggolan.

GEORGE WEAH

L’ex campionissimo del Milan è stato eletto presidente della Liberia con il 61,5% dei voti: si insedierà il 22 gennaio, al posto di Ellen Johnson Sirleaf, premio Nobel per la pace. Nel Milan fu straordinario, vinse anche un Pallone d’oro. Ora le ambizioni sono più alte, ricostruire un Paese distrutto dalla guerra civile: lotta alla miseria e alla dilagante corruzione.

 

GIANPAOLO CALVARESE

Dirige Cagliari-Juventus e fa esplodere veleni e polemiche. Sul Var, lo strumento che dovrebbe assicurare giustìzia al calcio. Non ferma il gioco (contro il regolamento) quando Leonardo Pavoletti è colpito alla testa e non vede un fallo da rigore di Federico Bernardeschi. E non consulta, anzi se ne infischia, del Var.

 

 

 

 

di Cesare Lanza, su La Verità

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