Calenda torna sulla polemica del canone Rai: “Dai renziani squallidi attacchi contro di me”

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Il ministro dello sviluppo economico: «Lo fanno ogni volta che devio dalla linea ufficiale»

Carlo Calenda

«Lo fanno ogni volta che devio dalla linea ufficiale o esprimo pensiero autonomo. Triste e squallido ma tutto sommato innocuo». La polemica tra il ministro Carlo Calenda e l’ex premier Matteo Renzi non si ferma. Calenda risponde su Twitter a chi gli fa notare che, sul canone Rai, «oggi abbiamo la truppa renziana che accusa Calenda di voler fare il premier delle larghe intese, difendendo Mediaset». E poi, in un altro tweet, sottolinea che «sarebbe utile definire insieme il come e perché di un cambiamento di linea sul canone PRIMA di trasferirlo ai giornali».

Tra il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il segretario Pd Matteo Renzi il clima è tesissimo. A scatenare la polemica era stata l’indiscrezione che vorrebbe il leader dem intenzionato a eliminare il canone Rai sostituendolo con un finanziamento pubblico. «Spero che non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale – twitta Calenda – I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro». Poi l’affondo: «Non capisco perché, dopo aver fatto tante cose serie e buone per la crescita, gli investimenti e l’occupazione , vedi dati Istat di oggi si debba ricadere sulla linea delle promesse stravaganti a tutti su tutto. È un peccato».

Calenda ingaggia poi una lunga discussione su twitter con Matteo Orfini. Secondo il numero uno del Mise questa «inversione a U danneggia “la credibilità dei governi e del Pd». Per il presidente del Partito Democratico, invece, «la fiscalizzazione del canone Rai è una nostra proposta storica. E rafforza la Rai. Mentre di privatizzazioni che hanno distrutto (o quasi) aziende strategiche del paese ne abbiamo già viste troppe». Un botta e risposta sul quale interviene poi lo stesso Renzi. «Canone Rai. Prima del nostro governo aumentava ogni anno. Nel 2014 era a 113 euro. Adesso è a 90 euro. Pagare meno, pagare tutti. Si può garantire servizio pubblico abbassando i costi per i cittadini: abbiamo iniziato a farlo, continueremo. Non facciamo proclami, noi parliamo coi fatti», cinguetta il segretario Pd.

Una discussione sulla quale si avventano le opposizioni. Per il deputato M5S e presidente della commissione di vigilanza Rai, Roberto Fico. «Renzi e il Pd hanno aspettato la fine della legislatura e lo scioglimento delle Camere per fare l’ennesima proposta propagandistica sulla Rai con l’occhio puntato sulle elezioni». Più sarcastico il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, che liquida la questione con un «ormai se ne sparano tante». Dal centrodestra Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia parla di un «Matteo ’Do Nascimento’ Renzi, che insieme all’abolizione del canone regalerà una bicicletta col cambio Shimano» mentre per Renato Brunetta, «Carlo Calenda schiaffeggia mister Etruria Matteo Renzi». E aggiunge: «Buio per il Fiorentino. E comunque, per la cronaca, il canone in bolletta è arrivato con suoi mille giorni. Dicesi incoerenza».

Sul tema interviene anche il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli: «Non posso commentare una proposta basata su una indiscrezione – dichiara – mi meraviglia anche la fretta con cui si dà tutto per certo ed il tono di alcune reazioni». «Quello che so è che il governo Renzi con la riforma del canone in bolletta ha recuperato l’evasione ed abbassato il costo per i cittadini onesti che lo pagavano. Dando certezze ai conti pubblici e alla Rai e ponendo le basi per aiutare tutto il settore dell’informazione», aggiunge. Quanto alla privatizzazione, per la quale Calenda è favorevole, Giacomelli dice di trovare «contraddittorio da un lato preoccuparsi di difendere l’Italianità di infrastrutture strategiche e dall’altro teorizzare la privatizzazione di una realtà come Rai che finirebbe, facile previsione, in mani non italiane».

La Stampa

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