150mila firme vogliono liberare Miro dal canile. La sua colpa? Aver abbaiato troppo

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Il maremmano è stato portato via in attesa che si stabilisca se disturba il vicino. L’avvocata: “Legge inadeguata, gli animali d’affezione non sono beni sequestrabili”

Un’immagine di Miro

Lo scorrere dei numeri sulla pagina della petizione è ipnotizzante. Per chiedere la liberazione del cane Miro hanno firmato in oltre 146mila, no, uno in più, due in più… il numero sale di continuo e fare paragoni con vicende di esseri umani porta alla considerazione che l’interesse per gli animali supera spesso quello per le persone.

Ma all’origine delle disavventure di Miro, un maremmano di tre anni che il 22 marzo è stato sequestrato alla sua proprietaria, Eva Munter, a Roverè della Luna in provincia di Trento, ci sono pur sempre le miserie umane. Un vicino della signora Munter si lamenta che Miro abbaia, tanto da creargli danni. Fa una prima querela, intervengono i carabinieri e comminano una multa, segue un’altra querela, ma questa volta la signora Munter decide di non pagare e vuole essere ascoltata in tribunale e portare le ragioni sue e di Miro.

In attesa dell’udienza, già fissata per il 10 aprile, però la procura di Trento decide di sequestrare il cane, così Miro finisce in un canile, dove, dice la signora Munter: “È triste e mangia poco. Noi andremmo a trovarlo anche ogni giorno – spiega – ma i responsabili ci hanno suggerito di non farlo, perché dopo ogni visita è più abbacchiato”.

In attesa della decisione del tribunale, la signora Munter ha lanciato una petizione online e nel giro di pochi giorni, per di più con la Pasqua nel mezzo, le firme sono tantissime. Non che Miro non avesse raccolto solidarietà anche dai suoi compaesani. “Intorno a quella casa tutti hanno i cani – dice infatti al telefono un roveraidero che preferisce restare anonimo – Miro non è l’unico ad abbaiare. È chiaro che le due famiglie stanno litigando per altri motivi”.

Il querelante, interpellato al telefono, preferisce non parlare e rimanda al suo avvocato, così la vicenda assume davvero sfumature paradossali, come spesso accade per le liti di vicinato. Intanto però la legale di Eva Munter, in pratica l’avvocata di Miro, invita a riflettere su un aspetto della vicenda: “La procura di Trento, che ha emesso il provvedimento di sequestro, ha applicato la legge e anche i tempi per il dibattimento, considerando che c’è la Pasqua di mezzo, sono rapidi – dice Cecilia Venturini di Riva del Garda – È chiaro però che quanto prevede la legge non è in linea con il sentire comune, come dimostra l’adesione alla petizione”.

“Il nodo della questione è: un cane può essere considerato un bene sequestrabile? – si chiede l’avvocata – la giurisprudenza in proposito si è espressa in modi diversi ed è per questo che ci vorrebbe l’intervento del legislatore. Le quasi 150mila firme raccolte per Miro dimostrano che il sentire comune ha già dato una risposta: un animale d’affezione non è un bene sequestrabile”.

Cristina Nadotti, Repubblica.it