Ultime sull’Ilva. ArcelorMittal vuole garanzie di tutela dai ricorsi al Tar

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Il gruppo franco-indiano chiede in una lettera ai commissari la modifica del contratto

La Regione Puglia non ritirerà il ricorso. Neppure l’appello del presidente del Consiglio è servito a smussare la posizione del governatore Michele Emiliano, che continua la sua personale battaglia sull’Ilva. Lo scontro però ora si complica: ArcelorMittal, il colosso industriale che si è aggiudicato l’azienda in amministrazione straordinaria, ha infatti chiesto di apportare «modifiche e aggiunte» al contratto di acquisto, proprio per mettersi al riparo dalle contestazioni legali. L’incertezza sul futuro ha portato i vertici del gruppo a porre nuove condizioni e tentare in un prossimo incontro una nuova via per dare solidità all’investimento miliardario.

La situazione è particolarmente delicata e – nonostante le richieste di Arcelor fossero già state comunicate durante un tavolo al ministero dello Sviluppo – c’è molta preoccupazione per l’esito della trattativa. Lo dimostra anche l’intervento diretto del premier Paolo Gentiloni, che aveva invitato il presidente della Regione e il sindaco di Taranto a ritirare il ricorso al Tar contro il decreto del governo sul piano ambientale, una via che di fatto mette a rischio l’intera trattativa.

L’appello «alla responsabilità e alla sensibilità istituzionale» di Gentiloni è stato però spazzato via nel giro di poche ore dalle parole di Emiliano. Per il governatore non sono accettabili compromessi: o cambia il decreto oppure si andrà di fronte al Tar. E al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, il quale aveva paventato che in caso di accoglimento del ricorso l’impianto di Taranto dovrebbe avviare la manovra di spegnimento dal 9 gennaio, ribadisce: «Non accettiamo ricatti».

Lo scontro sull’Ilva va avanti ormai da settimane sull’asse Roma-Taranto-Bari, in un crescendo di aspre polemiche che hanno coinvolto governo, Comune e Regione. La posizione di Emiliano e del sindaco della città Rinaldo Melucci è ormai isolata, e anche i sindacati hanno preso le distanze. Il segretario generale della Fim Marco Bentivogli annuncia la mobilitazione dei lavoratori dopo le festività natalizie contro il governatore, «perché non si può giocare sulla salute e sul lavoro di migliaia di famiglie per interessi elettorali. Quello di Emiliano è un comportamento irresponsabile». Per Rocco Palombella, della Uilm, quella del governatore è «una condizione isolata e arrogante».

Il presidente della Puglia – che chiede un incontro con gli acquirenti – ritiene illegittimo il decreto del governo perché concederebbe una proroga alla realizzazione degli interventi sull’ambiente e di conseguenza chiede la modifica della norma per migliorare l’impatto ambientale. Nelle intenzioni del governo, l’intervento del premier avrebbe potuto evitare di mettere a rischio le operazioni di bonifica (le prime partiranno a gennaio) e dare un’accelerata alla trattativa, che però stenta a decollare con certezza.

Anche per questo si respira una certa preoccupazione tra i compratori, che se da un lato puntano a modificare il contratto per mettersi al riparo dall’incertezza del diritto, dall’altro si mostrano convinti dell’operazione. Ieri Am Investco, la cordata controllata da Arcelor Mittal, ha pubblicato sui giornali una lettera a pagamento diretta ai lavoratori e alle famiglie ritenendo il proprio piano industriale «quanto di meglio si poteva immaginare per la salvaguardia e lo sviluppo negli anni futuri del gruppo Ilva».

Nicola Lillo, La Stampa

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