Bitcoin. Il fenomeno mette in difficoltà i cambiavalute

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Il successo delle criptomonete sta mettendo in difficoltà gli exchange. Tante le segnalazioni di disservizi, li abbiamo testati anche noi

Nelle ultime settimane la crescita della quotazione di bitcoin così come dell’interesse di media e investitori istituzionali – a partire dall’esordio della criptomoneta sul mercato dei contratti futures – ha avuto un effetto collaterale pesante: gran parte dei cambiavalute online di monete digitali, gli exchange, sono andati in tilt. Oggi aprire un conto su uno di questi servizi – soprattutto un conto in grado di cambiare da euro in bitcoin e viceversa, che richiede un livello maggiore di verifiche sull’utente – non è un’operazione così immediata. E questo per una serie di problemi tecnici dovuti soprattutto all’intasamento che affligge a sprazzi quasi tutti gli operatori. Le conseguenze, per chi voglia muoversi con agilità con le operazioni di cambio, specie in un mercato altamente volatile, non sono da poco.

La prova

Nei giorni scorsi La Stampa ha provato a registrarsi – autenticandosi al livello necessario per muovere e incassare in euro – su varie piattaforme. Quando abbiamo provato però alcune di queste erano temporaneamente inagibili. Bitfinex, la principale per volume di transazioni, base a Hong Kong, era sotto attacco DDoS conclamato (il DDoS è un attacco informatico che punta a rendere irraggiungibile un sito sommergendolo di richieste, ndr). E non era la prima volta. Per altro, mentre scriviamo, ha appena annunciato di accettare solo nuove registrazioni da parte di chi sia in possesso di un codice d’invito (non è chiaro come ottenerlo, a chi provi a registrarsi oggi non viene spiegato).

Kraken, altro colosso del settore, sede a San Francisco, era momentaneamente offline quando abbiamo provato ad accedere. In ogni caso, un post pubblicato sul suo blog pochi giorni fa avvertiva che la qualità del servizio ne avrebbe risentito, a causa dell’afflusso di richieste e di utenti (50mila iscrizioni nuove al giorno, sostiene il comunicato). The Rock Trading, piccolo exchange gestito da italiani e registrato a Malta, ha direttamente sospeso le nuove iscrizioni. Il lussemburghese Bitstamp mi chiede, oltre alla carta d’identità (o analogo), un documento che certifichi la mia residenza: deve essere una bolletta o un documento governativo. Provo a inserire tutto ma la pratica rimane in corso per giorni, e mentre scrivo non so ancora nulla del suo esito. In compenso sul sito si avvisano gli utenti già iscritti che i prelievi con bonifici SEPA (area euro) richiederanno più giorni del previsto. Il problema è la congestione, spiegano: tra gennaio e novembre 2017 i volumi di trading su Bitstamp sono cresciuti del 1.384 per cento.

Su Coinbase, altro big americano, l’iscrizione fila liscia nella prima fase. Ma se voglio poter comprare bitcoin da euro o vendere bitcoin in euro serve sottoporre un documento, e non mi prende la carta d’identità. Provo più volte. Alla fine accetta la patente. Sono passati due giorni ma almeno ora sono verificata. A quel punto però il mio conto online va ancora collegato col conto della banca, e anche per quello devono passare altri giorni. Inoltre sbuca un avviso che annuncia di ritardi sui bonifici. Del resto, nei giorni successivi alla notizia che il Chicago Mercantile Exchange (Cme), il più importante mercato di derivati al mondo, avrebbe lanciato i future sui bitcoin, Coinbase registrava 100mila nuove iscrizioni al dì. Nelle ore passate per iscriversi, comunque, il prezzo di bitcoin altalenava paurosamente, calando ad esempio di mille dollari in due ore.

Le lamentele degli utenti

I disservizi vanno e vengono, sono di varia natura, colpiscono più alcuni siti che altri, ma sembrano un fenomeno generalizzato. Così fioccano le lamentele degli utenti. Una recentissima discussione nel gruppo Facebook Bitcoin Italia ne raccoglie decine. «Coinbase e Bistamp bloccati da settimane», scrive un utente. «Kraken mi dà sempre errore», rincara un altro. Qualcuno risponde di essere però riuscito a fare i bonifici. C’è chi dice di provare a collegarsi alle due del mattino. Un altro ha provato ad iscriversi a un exchange con verifica del numero di telefono ma di non aver ricevuto alcun codice. «Gli exchange che sono tutti congestionati, non ci si riesce ad iscrivere, non si riesce a spostare le crypto da un exchange all’altro in maniera veloce, ritardo bonifici», sintetizza un altro ancora. Molte anche le lamentele per il costo delle commissioni.

Rimostranze sparse e simili anche sui forum internazionali, su siti come Reddit, dove oltre ai ritardi sono segnalati anche casi più sospetti. Tutto ciò mentre arriva la notizia che un exchange sudcoreano, Youbit, ha sospeso i servizi e iniziato la procedura per bancarotta dopo aver subito un cyberattacco (il secondo in otto mesi) e aver perso una parte delle riserve di moneta digitale. In teoria i suoi utenti, per ora, possono ritirare solo il 75 per cento dei propri depositi. Il resto chissà. Il fantasma di Mt.Gox, il più grande exchange del 2014 chiuso per bancarotta dopo il furto o comunque la sparizione di milioni di dollari, aleggia sullo sfondo.

Lo sforzo degli exchange

«Gli attacchi informatici sono la nostra preoccupazione principale, ne riceviamo tutti i giorni», commenta a La Stampa Andrea Medri, cofondatore di The Rock Trading, un exchange che dal 2018 sarà interamente in Italia. Anche Medri conferma l’assalto di nuovi utenti. Negli ultimi 2 mesi hanno assistito a un aumento del 5/600 per cento del volume delle transazioni rispetto all’anno precedente. Per evitare di collassare, hanno deciso di chiudere le iscrizioni per un po’. «Due settimane fa col boom violento della crescita di valore di bitcoin tutti gli exchange hanno subito la pressione di gente che si avvicinava per iscriversi, in una specie di corsa all’oro», commenta Medri. «A me spaventa un po’ vedere tante persone avvicinarsi senza avere idea di cosa stiano facendo. Questi investimenti restano ad alto rischio e bisogna saperlo: non devi investire più di quello che puoi permetterti di perdere».

Nel frattempo, alcuni exchange cercano di correre ai ripari. Per farlo devono ingrandirsi, un’operazione che richiede tempo. Molti stanno assumendo. Sul sito di Coinbase c’è una lunga lista di posizioni aperte. Assume The Rock Trading. Assume Kraken. Anche perché negli ultimi tempi, in parte su pressione degli Stati, si sono intensificati i controlli. Che ancora variano da un exchange all’altro, ma quelli con una reputazione più consolidata, specie se collocati fra Europa e Stati Uniti, ormai chiedono sempre un documento d’identità. A volte anche ulteriori carte. «Noi abbiamo iniziato nel 2014 per proteggerci anche dalle truffe; ora la richiesta di un documento la fanno quasi tutti; bisogna vedere se poi fanno i controlli a norma di legge», prosegue Medri. «Quando un cliente supera i 15mila euro mensili di movimentazione chiediamo ulteriori verifiche e anche le banche possono chiederci informazioni aggiuntive». A volte alcuni di questi controlli sembrano poco efficaci o arbitrari. «Una volta abbiamo avuto una cliente che aveva provato a fare un primo bonifico di pochi euro di accredito per comprare delle criptovalute – racconta ancora Medri – e la banca è intervenuta dicendo che doveva capire da dove prendeva il reddito, dato che sulla carta d’identità c’era scritto Disoccupata. La donna ha replicato che erano suoi risparmi. D’altra parte se avesse sottoposto un documento diverso non si sarebbe nemmeno posto il problema».

Carola Frediani, La Stampa

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