Addio ad Altero Matteoli. Vi proponiamo un ritratto politico e umano

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Dagli esordi in Garfagnana a ministro. Il lungo sodalizio con Fini, di cui fu vice in An. Poi l’adesione a Forza Italia

Altero Matteoli

Un tipo tosto, certo, e con un ben caratterino ma, come dice Pier Ferdinando Casini, «Altero era un grande amico di tutti noi». Una vita sempre a destra, dalla Fiamma al Cavaliere, ma ora lo piangono anche da sinistra perché, come riconosce Massimo D’Alema, «era un avversario corretto e leale».

Un toscano di costa aperto e simpatico, sanguigno e dalla battuta veloce: Altero Matteoli non era un tipo che le mandava a dire. Ma era uno dei pochi che davvero piaceva a tutti.

A Forza Italia lo chiamavano il Ragioniere per la sua grande capacità di smussare, mediare, sdrammatizzare, accomodare e trovare le soluzioni. Infatti Silvio Berlusconi gli aveva assegnato uno dei compiti più difficili, quello di coordinatore del tavolo del tavolo del centrodestra per le alleanze. Era lui insomma il regista occulto scelto per preparare le liste, l’equilibratore, il negoziatore che in vista delle elezioni di marzo doveva trovare il punto di caduta con i riottosi partner leghisti. «Stiamo cercando di scegliere i candidati giusti – raccontava Matteoli soltanto qualche giorno fa – senza farci prendere dall’ansia di prestazione da parte di un partito o di un altro della coalizione».

Il Cav si fidava di lui. «Quando devo mettere d’accordo qualcuno, mi rivolgo ad Altero perché è persona sapiente e perbene. Non gli ho mai sentito alzare la voce o essere sgarbato con qualcuno». Contava sulla sua datata esperienza da politico di lungo corso. Sei volte deputato, 1983, 1987, 1992, 1994, 1996 e nel 2001. Tre volte senatore, 2006, 2008 e 2013. Quattro volte ministro, dal primo al quarto governo Berlusconi.

Maremmano di Cecina, 77 anni, Altero Matteoli alla passione per la politica univa la passione per la sua terra, la Toscana. È lì che ha mosso i primi passi da politico: segretario regionale del Msi, consigliere comunale di Castelnuovo di Garfagnana, quattro volte consigliere provinciale a Livorno e poi anche sindaco di Orbetello. Discepolo di Beppe Niccolai, storico esponente missino di Pisa, approdò in Parlamento nel 1983. Nel 1994 seguì la svolta di Gianfranco Fini e aderì ad Alleanza nazionale, di cui fu vicepresidente. Nello stesso anno venne nominato ministro dell’Ambiente nel primo governo Berlusconi. Carica che ricoprirà anche nel Berlusconi II e III. Nel Berlusconi IV diventerà invece ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. E nel 2006, al Senato, verrà eletto capogruppo di An. E dopo la parentesi del Popolo delle libertà, Matteoli nel 2013 passò a Forza Italia, dove, nel 2014, entrò nel comitato di presidenza. A Palazzo Madama era l’attuale presidente della commissione Trasporti, rieletto con un sostegno bipartisan nonostante quel posto spettasse alla maggioranza.

Come ministro delle Infrastrutture il suo nome è rimasto legato soprattutto allo storico accordo per la realizzazione del collegamento ferroviario ad alta velocità fra Torino e Lione, la famosa Tav ancora incompleta e ancora contestata da sindaci, parroci e black-bloc in Val di Susa. Altro provvedimento importante, nel luglio 2009, l’ avvio per decreto al cosiddetto «Piano Casa», un progetto basato su ingenti investimenti per realizzare nuovi alloggi. E della sua esperienza ai Trasporti tutti si ricordano pure delle sue strenue lotte per realizzare la Tirrenica, il collegamento autostradale fra Livorno e Civitavecchia. Più volte Matteoli aveva messo in guardia dai «pericolosissimi incroci a raso» nel tratto dell’antica strada consolare tra Grosseto a Civitavecchia, spingendo per la costruzione di una nuova infrastruttura più moderna. Una battaglia che purtroppo ha perso. Infatti è morto proprio là, dalle parti di Capalbio, sulla strada che conosceva meglio, tra gli incroci a raso e il nastro d’asfalto dell’Aurelia che si dimezza di colpo.

Nel 2011 si sposò con Ginevra Giannetti, giornalista e sua collaboratrice: nel 1994 la conquistò alla cena di addio offerta dal ministro al suo staff. Il classico venditore di rose rosse che passa tra i tavoli e Ginevra letteralmente travolta dall’omaggio floreale del suo ex capo. Ginevra gli ha dato un terzo figlio dopo i due avuti dalla prima moglie. Tra questi Federico, classe 1973, pilota di aerei, la cui assunzione in Alitalia suscitò non poche polemiche.

Matteoli ha conosciuto pure il lato ruvido della giustizia: nel settembre scorso il tribunale di Venezia lo aveva condannato in primo grado a quattro anni per corruzione nell’ambito del processo Mose. «Ricorrerò in appello perché non sono un corrotto, non ho mai ricevuto denaro e non ho mai favorito nessuno», la sua reazione. Ed è quello che pensano anche i suoi avversari politici, basta sentire Matteo Renzi: «Conosceva il senso e la dignità delle istituzioni».

Massimiliano Scali, Il Giornale.it

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