Ora con il Bitcoin ci si potrà fare una vacanza

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Stagione 2018: albergatori e commercianti si adeguano alla moda della criptovaluta

In Romagna il primo camping con la tariffa virtuale

Il 21 gennaio sarà il Bitcoin Day: gli albergatori romagnoli (convocati dalla loro associazione di categoria) si ritroveranno (all’Hotel Sole Blu) e decideranno (ovviamente solo chi lo vorrà) di accettare dalla prossima estate anche i pagamenti in bitcoin. Il summit dovrà servire anche a valutare in che modo tutelarsi dalle prevedibili bizzarrie di questa strana valuta.

Gli albergatori non vogliono finire dentro l’ipotetica bolla che una parte del mondo finanziario prevede scoppierà. Ma non intendono neppure rinunciare a un business emergente. Loro si vantano di avere costruito il più grande comprensorio vacanziero estivo d’Europa. Negli ultimi anni, complice l’insicurezza in alcuni Paesi, la Romagna ha registrato anche un ritorno degli stranieri. Quindi, hanno pensato gli operatori turistici, guai a lasciarsi sfuggire la nuova opportunità. Anche perché erano incominciate le fughe in avanti, cioè qualcuno già promozionava in rete le proprie tariffe in bitcoin.

Un esempio? Il camping Village Misano (nei pressi di Riccione) sul suo sito web annuncia: «Bitcoin uguale vacanza. Per la stagione 2018 ti offriamo la possibilità di pagare in bitcoin la vacanza con la tua tenda, caravan o camper. L’offerta è valida se prenotata e pagata in anticipo di almeno 30 giorni».

Per evitare un assalto anarchico ai bitcoin, in Romagna provano a fare squadra e a organizzarsi. L’estate 2018 sarà la prima in cui la criptovaluta affiancherà, pur con le dovute cautele, euro e carte di credito. E chissà come reagirà il mercato monetario a questo sdoganamento fino a ieri imprevisto.

D’altra parte se la costa romagnola ha la responsabilità della leadership vacanziera e quindi deve affrontare il nuovo fenomeno, anche in altre parti d’Italia il turismo sembra farsi sedurre. In Sicilia a tagliare per prima il traguardo è una struttura di target medio-alto che si definisce nella propria brossure Bitcoin Friendly e proclama: «Con piacere annunciamo che la nostra struttura apre le porte al pagamento dei servizi attraverso la criptovaluta bitcoin. Da adesso puoi pagare il tuo soggiorno attraverso il sistema BitPay».Si chiama A casa di amici («perché ogni ospite deve sentirsi a proprio agio», dicono i gestori, Claudia e Santo Vitale), è una palazzina nel centro storico di Palermo e può ospitare fino a 49 persone. «Si può prenotare il soggiorno dal nostro sito», affermano i gestori, «al check-in basta chiedere di pagare in bitcoin e la tariffa è calcolata in base alla quotazione della criptovaluta».

Un’altra struttura (quattro stelle) che si definisce Bitcoin Friendly è nel cuore di Roma: l’hotel CastelGandolfo. Mentre la società Portale Sardegna (quotata al listino Aim), web company specializzata nell’incoming turistico nell’isola, ha sottoscritto un accordo con la piattaforma Conio (startup con sedi a Milano e a San Francisco che permette di acquistare e vendere bitcoin direttamente da un’applicazione dedicata) e ha aperto i propri listini alla criptovaluta.

Gli operatori turistici sono allettati anche dal fatto che si ritrovano inseriti in apposite guide, molto apprezzate dai sostenitori dei bitcoin, un po’ come gli appassionati del cibo seguono la Guida Michelin. Per esempio il sito coinmap.org mappa di continuo chi nel mondo accetta pagamenti con la criptovaluta: vi si trovano studi odontoiatrici e carrozzerie accanto a ristoranti e alberghi.

A Malta è nata addirittura Bitcoin Adventures, la prima agenzia viaggi che promette un soggiorno in cui è possibile lasciare a casa il portafoglio, ma non il telefonino con cui bisogna collegarsi col sito dove si trovano i propri bitcoin. E che dire di AirBaltic, compagnia lettone che accetta la criptovaluta al momento della prenotazione del volo? Mentre la piattaforma HotelGO24.com ha avviato una massiccia campagna promozionale: ha deciso di incentivare l’utilizzo di Bitcoin nel turismo offrendo gratuitamente qualche spicciolo di moneta virtuale per ogni prenotazione in qualunque dei sui 130 mila hotel.

Che fine faranno queste scommesse sui bitcoin? Si è mossa anche Virgin Galactic, la società del magnate inglese Richard Branson, che ha cominciato a vendere i suoi tour nello spazio accettando i bitcoin.

Branson ragiona in grande e può rischiare. Ma chi l’avrebbe detto che anche la vecchia, tradizionale pensioncina di Rimini si sarebbe convertita alla criptovaluta? «La clientela straniera è molto attenta a queste innovazioni tecnologiche e quindi ci aspettiamo un ritorno di immagine importante dalla nostra decisione di accettare dalla prossima stagione turistica i bitcoin», dicono Isabella e Alessandro Zicola, proprietari dell’Hotel Nuovo Giardino, a Rivazzurra di Rimini, attivissimi anche su Facebook (pubblicano le foto degli ospiti) e su YouTube (postano le animazioni e le feste in hotel). Invece Simone Caparrotta gestisce due alberghi a Riccione (Nancy e Cimarosa) e si definisce amico non solo dei bitcoin ma anche degli animali: «Viaggiare o fare le vacanze con il proprio animale è un gesto assolutamente esemplare, che va compiuto con consapevolezza. Il nostro hotel ospita tutti gli animali di piccola taglia. Quanto ai bitcoin, incominciamo ad accettarli, c’è senz’altro un problema di volatilità della quotazione ma fa parte dei rischi del mestiere».

Non solo. Anche qualche commerciante della riccionese viale Ceccarini (e zone limitrofe) ha annunciato che esporrà i prezzi in euro ma anche in bitcoin. E forse qui troveranno la rivincita i cambiavalute, che un tempo prosperavano e poi sono stati sopraffatti dall’avvento dell’euro.

Un esperimento sta avvenendo a Rovereto (Trento): lo sportello si chiama Comproeuro ed è il primo negozio italiano di bitcoin: si portano 100 euro e si riceve in cambio una Bitcoin-card equivalente. Il negozio è gestito da Bmanity srl, startup diretta da Federico Monti: «Ci adeguiamo alle norme più restrittive dei cambiavalute, per esempio chiediamo un documento valido che registriamo per ogni transazione».

I bitcoin si fanno strada ma continuano ad essere un enigma e non solo perché non si conosce neppure il nome di chi li ha ideati ma anche perché sono legati a un super-algoritmo che potrebbe riservare sorprese. In ogni caso, meglio stare accorti. Come suggerito, per altri casi, da uno che di finanza se ne intende, George Soros: «Non è importante che tu abbia ragione o torto, ma quanti soldi si fanno quando hai ragione e quanto si perde quando si ha torto».

Carlo Valentini, ItaliaOggi

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