La carica dei partitini: in 22 vogliono salire sul carro di Berlusconi

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Le sigle entreranno in un contenitore ad hoc

 

Spregiativamente Matteo Salvini la considera un’arca di Noè, uno zoo galleggiante dove tutte le bestie più strane si accalcano per salvarsi. Secondo Enrico Costa, che sarà tra i nocchieri, sta invece nascendo una start-up politica, non semplice sommatoria di gruppuscoli e partitini ma “quarta gamba” del centrodestra, il listone di centro che permetterà a Berlusconi di tornare per la quinta volta a Palazzo Chigi. Sia come sia, davanti all’arca (o gamba) berlusconiana c’è un grande pigia-pigia, gente che vuole a tutti i costi trovare posto.
È la conseguenza diretta dei sondaggi, dove Silvio risulta in costante ascesa e pericolosamente vicino alla soglia del 40-42 per cento che gli permetterebbe di conquistare la maggioranza nel prossimo Parlamento. Scherzando con gli amici, l’altro giorno Renato Brunetta raccontava di aver contato ben 22 partitini vogliosi di accasarsi nel centrodestra, un segnale ai suoi occhi di successo e di abbondanza. Per gli scienziati della politica è un classico esempio di “bandwagon effect”, la tendenza non solo italica a salire sul carro del vincitore. Ma chi segue da dentro il fenomeno, come l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino, scorge un lato non altrettanto nobile: «Minore è il peso politico di certi personaggi, e più questi signori hanno bisogno di inventarsi sigle fantasiose che già sarebbe tanto se raccogliessero lo zero virgola zero uno».

SCISSIONE DELL’ATOMO

Alcune sigle verranno assorbite direttamente da Forza Italia, tipo gli animalisti di Michela Vittoria Brambilla, o i Popolari per l’Italia di Mario Mauro. Il grosso finirà invece nel calderone “ad hoc” che prenderà vita tra domani e mercoledì in una saletta di Piazza Montecitorio, non appena sarà consumata stasera la scissione degli alfaniani: una modesta frazione di loro finirà a sinistra (Beatrice Lorenzin, Fabrizio Cicchitto), il grosso scivolerà a destra seguendo Maurizio Lupi. Nonostante lo sbarramento di Salvini & Gelmini, alla fine i reduci di Ap troveranno asilo nell’arca della «quarta gamba». Dove si stringeranno per far loro posto i liberali di Stefano De Luca, i laici di Gaetano Quagliariello (Idea), i “civici” di Enrico Zanetti, gli ex leghisti di Flavio Tosi (Fare!), i siciliani di Saverio Romano (Cantiere Popolare), i fittiani di Direzione Italia cui fanno riferimento, come in una matrioska, gli «autonomisti responsabili» di Renzo Tondo in Friuli, i Riformatori sardi di Pierpaolo Vargiu, i seguaci di Michele Iorio (Insieme per il Molise).

SI SCOPRON LE TOMBE

Vanno aggiunti i democristiani dell’Udc (Lorenzo Cesa) che recherebbero in dote l’1 per cento accreditato dai sondaggi, però pretendono di imporre come vessillo dell’arca berlusconiana lo scudo crociato Dc, del quale sono i legittimi proprietari. Sulla scia Gianfranco Rotondi (Rivoluzione cristiana) e il redivivo Clemente Mastella, che sabato a Napoli riproporrà daccapo l’Udeur. Parecchie caselle vanno ancora sistemate, e trovare la collocazione giusta sarà l’impresa di Niccolò Ghedini, avvocato di Arcore, di fatto anche potente manager di Forza Italia, la posizione che un tempo era occupata da Verdini. A proposito: basterebbe un colpo di telefono perché pure Ala si aggiungesse alla comitiva, ma Berlusconi non si è ancora fatto vivo col vecchio Denis. C’è da far posto ai Pensionati, al Popolo delle Partite Iva, al Rinascimento di Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti. Ad Arcore si scommette che alla fine sarà imbarcato pure Stefano Parisi con le sue Energie per l’Italia. Ma la vera difficoltà è che in cambio chiedono tutti qualcosa, collegi uninominali sicuri, compresi gli ex «traditori». E se dovesse accontentarli, Berlusconi resterebbe senza poltrone con cui ricompensare quanti (non tanti) gli sono rimasti nei secoli fedeli.

La Stampa

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