Sui dati finanziari, ci sarà la possibilità di un utilizzo ampio

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Dati finanziari sempre utilizzabili in ambito fiscale, anche se raccolti durante indagini in altri settori. È questo il principio che si ricava dalla maxi circolare della Guardia di finanza (1/2018) per l’utilizzo delle indagini finanziarie eseguite in ambito extra tributario.

«L’acquisizione di dati e informazioni nell’esercizio di un potere previsto dalla legge», si legge nel documento, a voler blindare proprio l’utilizzabilità dei dati nelle indagini tributarie, «rappresenta una condizione necessaria e sufficiente per consentirne l’utilizzo anche nella sfera fiscale». Dunque anche le risultanze bancarie acquisite nell’esercizio di altre potestà ispettive possono, per la Gdf, essere utilizzate nell’istruttoria fiscale. E la natura di queste risultanze potrà variare dal punto di vista probatorio passando da prova a presunzioni semplici o semplicissime.

Ma quali sono gli ambiti in cui i dati raccolti per cause extra fiscali diventano invece elemento di indagine anche tributaria? Dalle indagini penali alle cause di separazioni, la circolare (si veda ItaliaOggi di ieri) offre un vero e proprio vademecum.

Indagini penali-La documentazione acquisita a seguito dell’autorizzazione dell’autorità giudiziaria è fiscalmente utilizzabile. A livello formale ci dovrà essere il rilascio del nulla osta del pubblico ministero. E non solo. Per la Gdf dovrebbe «risultare coerente con il sistema, nel suo complesso, concludere che gli elementi di interesse fiscale acquisiti attraverso le indagini bancarie penali possano essere utilizzati anche nei riguardi di un contribuente diverso dall’indagato/imputato».

Antiriciclaggio – Con le nuove regole in tema di antiriciclaggio i controlli e le ispezioni in questo settore possono essere riversate nel procedimento tributario in modo diretto e immediato.

Tanto che per il comando generale ora si assiste a una «connessione di tipo osmotico tra il procedimento antiriciclaggio e quello amministrativo tributario». Con una avvertenza: la trasmigrazione delle informazioni antiriciclaggio nel calderone fiscale deve rispettare i principi della disciplina antiriciclaggio e cioè il rispetto delle esigenze di segretezza per proteggere l’identità del segnalante.

Pertanto l’indagine fiscale innescata dal dato antiriciclaggio potrà avvenire solo, si legge nel documento «a conclusione degli accertamenti finalizzati alla verifica del corretto assolvimento degli adempimenti antiriciclaggio da parte dei soggetti obbligati». E poi con la massima cautela sull’identità del segnalante.

Antimafia – In questi ambiti la Guardia di finanza è deputata allo svolgimento di indagini patrimoniali per l’applicazione di misure ablative di prevenzione. E dunque può provvedere alla verifica della relativa posizione fiscale, economica e patrimoniale ai fini dell’accertamento di illeciti valutari e societari.

Cause civili di separazione – I giudici possono chiedere alla Guardia di finanza di eseguire indagini sul patrimonio e sull’effettivo tenore di vita dei coniugi per definire l’entità dell’assegno nei procedimenti di separazione. Le richieste dunque non possono definirsi come attività amministrativa di natura fiscale e sul punto la circolare, ripercorrendo la normativa, arriva alla conclusione che «la procedura prevista per le indagini finanziarie ai fini fiscali, conseguentemente, non è applicabile alle richieste di specie» mentre è possibile l’accesso all’archivio rapporti.

Modalità atipiche di acquisizione di dati finanziari- Si tratta di dati che arrivano da accessi, ispezioni e verifiche o da perquisizioni personali, locali o attraverso la consegna spontanea alle Fiamme gialle. Nella circolare si sceglie la strada, in ottica prudenziale, «che la documentazione cui i militari operanti siano venuti in possesso con le modalità atipiche ( ) possa essere legittimamente utilizzata fiscalmente, ma con il valore proprio degli elementi indiziari, pur dotato di particolare forza probatoria, che potrà condurre ad una rettifica del reddito del contribuente, ancorché senza alcuna inversione dell’onere probatorio».

Cristina Bartelli, ItaliaOggi

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