Conosciamo Lidia Finocchiaro, a. d. di Eurofarm

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Cinquantaquattro anni, è amministratrice unica di Eurofarm, industria di prodotti parafarmaceutici fondata dal padre Alfio 30 anni fa. E per vincere la concorrenza asiatica ha scommesso sull’innovazione: con la collaborazione dell’università di Catania, dal 2019 metterà in vendita un cerotto che curerà le lesioni ulcerose e le piaghe da decubito

Un cerotto che medica e cura, dalle pendici dell’Etna all’Europa, e poi Emirati Arabi,  Yemen, India, Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Yemen. È il core business dell’azienda di Lidia Finocchiaro, amministratrice unica di Eurofarm, azienda che esporta in 33 paesi del mondo e ora sta facendosi largo anche negli Stati Uniti, con passaggio obbligato via mare per lo Stretto di Messina. Un’industria che da 30 anni si affaccia sul vulcano, nella zona produttiva di Belpasso, a Catania, chiamata Etna Valley, dove l’ha fondata Alfio, il padre di Lidia. Cerotto a nastro e molto altro. Una vasta produzione di bendaggi medicali per le farmacie, gli ospedali e le cliniche, lenzuolini sterili per le sale operatorie, per la cura delle ferite e delle lesioni croniche, materiali adesivi per i traumi degli atleti, bombolette spray per l’ortopedia e cicatrizzanti per curare scottature e punture di insetti con soluzione salina in argento e aloe. Piccolo gioiello di tecnologia, che produce in house l’80 per cento di ciò che vende, con 25 addetti e cinque milioni di fatturato, in crescita rispetto al 2015. Unica realtà produttiva del settore in tutto il Sud Italia.

Per competere con i big dell’industria parafarmaceutica, e tenere a bada la concorrenza di Asia e di Oriente, Lidia Finocchiaro ha scommesso su ricerca e innovazione e si è alleata con l’università. Assieme all’ateneo di Catania sta mettendo a punto il cerotto del futuro, quello che grazie all’applicazione di una nuova molecola terapeutica, preparata con rame e acido ialuronico, curerà le lesioni ulcerose e le piaghe da decubito.

Il progetto è il frutto di una partnership con Fidia farmaceutica, capofila del consorzio che ha vinto un bando del ministero per lo Sviluppo economico. All’azienda di Belpasso tocca la parte produttiva, la industrializzerà per gli ospedali: sta allestendo un macchinario ingegneristico che servirà ad imbibire il cerotto. Insieme ai ricercatori dell’università perfezionerà il componente attraverso cui la molecola allo stato puro si integrerà con la viscosità dell’adesivo per inglobarsi nella benda. Si faranno degli studi in vivo per testarne l’efficienza. Il prototipo sarà pronto alla fine del 2018 e la vendita potrebbe partire all’inizio del 2019.

Alla guida di Eurofarm, Lidia Finocchiaro, 54 anni, è approdata nel 2012, con il passaggio generazionale voluto da suo padre, scomparso poi nel 2014. Ma aveva iniziato assai prima, nel 1989, dopo la laurea in Farmacia, presa a Catania nel 1989, e una specializzazione in erboristeria. “Ero una ragazza. Il mio pallino sono sempre stati i prodotti naturali. Tra il Policlinico e l’Orto botanico, ho imparato a conoscere le sostanze da cui si potevano trarre prodotti officinali”.

Le fu assegnato il ruolo di quality manager e di responsabile del laboratorio prove per ottenere le certificazioni necessarie a vendere i prodotti. “Mi avvalevo di un dinamometro meccanico, del tipo a pendolo, un macchinario che verificava i valori di adesività secondo la farmacopea, parametri e requisiti tecnici. Ora è tutto elettronico e computerizzato, e i controlli si eseguono giorno per giorno”.

La gavetta l’ha fatta tutta: “Sono cresciuta qui dentro, con gli operai e gli impiegati. Ho vissuto tutte le fasi, positive e anche quelle negative”. Nel momento più difficile, coinciso con la scomparsa del padre, l’amministratrice ha anche risolto il rapporto con l’unico fratello che ha scelto di seguire un’altra strada.

L’attività stava subendo una fase di fermo. L’imprenditrice si è rimboccata le maniche per rilanciarla nell’ambito del medicale, arricchita di tecnologie e innovazioni, sfidando il predominio delle multinazionali.

“È il punto di partenza per il cambiamento profondo della medicazione, anche se il cerotto a nastro ci sarà sempre. Nel frattempo ho rivoluzionato il packaging dei prodotti e i nostri cataloghi, perché la vendita al pubblico ha bisogno di novità. Stiamo crescendo per numero di paesi in cui esportiamo il 60 per cento dei nostri prodotti, il 20 per cento in più rispetto all’anno scorso. Da pochissimo siamo in Usa, dopo aver ottenuto il certificato Fda (Food and drug administration), per penetrare in questo mercato. Seguiamo le fiere specializzate, quella di Dubai e Medica, l’esposizione che si tiene ogni anno a Dusseldorf, occasioni di incontro che portano clienti da tutto il mondo, per avere contatti e una visione diretta. C’è molta richiesta del made in Italy, il nostro paese sta riuscendo a emergere dalla competizione con il mondo orientale dove i prezzi sono più bassi, ma la qualità è diversa. Noi la manteniamo alta, ci approvvigioniamo di materie prime selezionate in Italia e in Europa, e ci impegniamo per essere attrattivi in settori della sanità in cui c’è sempre bisogno di ridurre le spese. Sapendo che lavoriamo al Sud, penalizzati da difficoltà logistiche e infrastrutturali. Però se ci cercano è perché il nostro prodotto piace, e questo ci sprona ad andare avanti”.

In azienda, con vista sul vulcano, lavora anche Corrado, il figlio di Lidia Finocchiaro, 28 anno, laureato quattro anni fa in Economia aziendale, e dopo la fase dei master è entrato nel vivo del lavoro. Segue gli acquisti delle materie prime e il marketing. Sua sorella, Valentina, 19 anni, avviata agli stessi studi, vorrebbe prima lavorare fuori dalla Sicilia, forse a Milano, per fare esperienza da portare in fabbrica come valore aggiunto. Il marito dell’imprenditrice, Alessandro, che ha un’altra attività nel settore medicale, l’aiuta sul versante della commercializzazione.

In fabbrica Lidia Finocchiaro è la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via. “Ho poco tempo per il resto, ma preferisco così. Non sono assillante con i miei collaboratori, tutti maschi gli operai, sei donne in ufficio, due apprendisti e una stagista appena assunta, tuttavia desidero vedere e controllare ogni cosa. Alcune giornate scorrono più tranquille, in altre ci sono tanti problemi da risolvere. È la mia azienda; per mio padre è stato come crescere un figlio, per me è lo stesso. Viaggio spesso per lavoro, mi sposto nei periodi delle fiere, partecipo a convegni specialistici sul tema della medicazione avanzata. La lontananza da casa mi pesa, quando posso rientro a pranzo per stare con mia figlia che studia. Mi prendo le mie sacrosante ferie e magari ne approfitto per dedicarmi alla cucina. Amo il cinema, il fine settimana è dedicato agli amici, agli incontri; abbasso la saracinesca e il distacco dal lavoro è totale”.

Si trova, comunque, a proprio agio tra ambienti a microclima controllato e la ‘camera bianca’ di circa 800 metri quadrati, un laboratorio per il controllo qualità hi tech e un impianto di sterilizzazione a ossido di etilene, gli standard essenziali per assicurare  lo sviluppo continuo di idee, nuovi prodotti e tecnologie. Come il lenzuolino da incisione, un film in poliuretano, adesivo, trasparente e traspirante, impermeabile all’acqua che messo sopra una medicazione, permette al paziente di fare la doccia e il bagno senza macerare la pelle. Un’altra pellicola è impregnata di un complesso allo iodio che svolge un’azione antibatterica e che viene usato in sala operatoria per interventi di tutti i tipi sul torace, a livello osseo. “Anziché tagliare sulla pelle, il chirurgo incide sul lenzuolino. È un nostro know how, è un ottimo prodotto e ha avuto successo”. Nelle strisce da sutura, che evitano i ganci per chiudere i due lembi di pelle, Eurofarm ha davvero pochi avversari. “Condurre la nostra società a traguardi più innovativi è un impegno che mi sono presa e vedo che ci sono degli spazi. Anti nausea, balsamico, antiobesità: il cerotto è un veicolo, può trasmettere sostanze, anziché il solito tubetto da spalmare. Ed è efficiente perché questo rilascio ha un’azione continuativa per il tempo necessario, non occorre massaggiare, non sporca la pelle. Come quelli che si applicano nei dolori articolari, nelle contusioni, nell’osteoporosi. Nel nostro caso, è rivolto più al settore ospedaliero ma speriamo possa allargarsi ad altri utilizzi”.

Nella linea sportiva, un cavallo di battaglia, c’è Eurotape, benda adesiva anelastica imbevuta all’ossido di zinco, usata dagli atleti di tennis, calcio, basket per immobilizzare la muscolatura prima delle partite. E Kinesio tape, utilizzato dai fisioterapisti per curare l’edema e le parti infiammate, “in diversi colori a seconda del muscolo a cui viene applicato, un tipo di spalmatura che si stende sulla pelle ma a onde per dare ossigenazione. È una terapia nata in Cina e noi l’abbiamo trasferita in questi cerotti”.

Patrizia Capua, Repubblica.it

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