Sulla P. a. digitale, L’italia è ancora indietro

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I nuovi dati di uno studio Ue inchiodano ancora il nostro Paese sui ritardi della PA digitale. Pochi servizi e poco usabili. Gli esperti: imboccata la strada giusta con Agid e Piacentini, ma risultati effettivi ancora non si vedono

Essere cittadini digitali è ancora una sofferenza, in Italia. I servizi online della pubblica amministrazione usabili effettivamente sono pochi, mal progettati e così pochi italiani li utilizzano. Non si vedono ancora gli effetti della rivoluzione avviata dal Team Digital di Diego Piacentini – commissario all’Agenda digitale presso la Presidenza del Consiglio – anche se tutto lascia intendere che siamo sulla buona strada.

Si possono riassumere così i nuovi dati del rapporto della Commissione europea, uscito in settimana, a cura di Capgemini, Idc, Sogeti e Politecnico di Milano. Ma è quanto emerge anche dalle analisi dell’osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, che saranno presentate il 5 dicembre nel nuovo rapporto annuale 2017.

Ed è un problema se il cittadino digitale soffre, dato che solo in digitale è possibile avere una interazione efficiente, che non faccia perdere tempo e non sottoponga a inutili burocrazie, quando si ha a che fare con Comuni, scuole, aziende sanitarie.
Ma solo il 19% degli italiani, nel 2016, ha interagito in digitale con la PA, contro una media del 52 per cento, secondo l’ultimo rapporto della Commissione. È vero che la colpa è anche degli italiani poco a proprio agio con le tecnologie (competenze digitali diffuse al 38% della popolazione contro il 51% in Ue). Ma il rapporto punta il dito sui ritardi della PA. In teoria siamo in media europea per numero di servizi disponibili, ma di fatto la loro usabilità effettiva è deludente, come dimostra, tra l’altro, che solo il 36% dei servizi è usabile dal cellulare, contro una media europea del 54%. “Partiamo svantaggiati rispetto all’Europa, anche per la difficoltà di coordinare la trasformazione digitale attraverso le molte autonomie regionali”, nota Giuliano Noci, del Politecnico di Milano, tra gli autori della ricerca. “Però i dati ci dicono che abbiamo un potenziale che si sta per esprimere – aggiunge.

L’azione del Team Digital di Piacentini e i nuovi fondi disponibili, Pon Metro e Pon Governance, ci stanno aiutando a recuperare il ritardo con l’Europa”.

Concorda l’analisi dell’osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, “La situazione è un po’ migliorata rispetto agli ultimi dati disponibili sui servizi digitali della PA, dato che nel 2016 ancora non si era dispiegata l’azione del Team Digital di Piacentini”, dice Luca Gastaldi, direttore dell’osservatorio. “E’ anche vero che ancora quest’anno non c’è stato un miglioramento sostanziale della situazione. Non lo si può pretendere, dopo anni di miopia collettiva su questi temi”, aggiunge.

A conferma di questo, il lavoro del Team, supportato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, si sta concentrando su tre progetti – PagoPa, Anagrafe Unica e Spid – di cui solo il primo sta dando risultati effettivi per ora. PagoPa è la possibilità di pagare tutti i servizi della PA in modo comodo, anche elettronico e via internet. La normativa imporrebbe a tutte le amministrazioni di far pagare così, con PagoPa, almeno uno dei propri servizi entro dicembre 2017. Scadenza che, ormai evidentemente, sarà mancata, dato che – secondo i dati del Team Digital – l’hanno fatto solo poco più della metà delle PA ad oggi. Nonostante questa mancanza, va detto che l’adesione delle PA procede veloce e PagoPa si può considerare un caso di successo nella trasformazione digitale. Migliora anche l’usabilità del servizio, come dimostra il recente supporto anche a pagamenti via Satispay (una delle app più innovative di pagamenti digitali), dopo quello a Paypal.

“Per migliorare la situazione, bisogna accelerare la trasformazione digitale dei processi interni alla pubblica amministrazione e lavorare per semplificare i servizi digitali pubblici- dice Gastaldi. Il lavoro del Team Digital e dell’Agenzia sta procedendo bene su questi due fronti, fornendo servizi chiavi in mano alle amministrazioni per passare al digitale, a Spid e PagoPa per esempio”.
I risultati di tutto questo lavoro forse arriveranno a partire dal 2018. E non basta comunque, poiché il 60 per cento degli italiani non si accontenta di servizi digitali ma vorrebbe automatizzare del tutto il rapporto con la PA. È uno dei dati del rapporto dell’osservatorio Agenda digitale 2017 che sarà presentato il 5 dicembre. “Significa per esempio niente più bisogno di fare una dichiarazione dei redditi perché la PA dovrebbe già avere tutti i dati che ci riguardano. È un obiettivo indicato dalla stessa Agenzia delle Entrate di recente”, dice Gastaldi. La PA sa molte cose di noi ma non è in grado di far circolare le informazioni al proprio interno, ecco perché costringe il cittadino a fornirle ancora e ancora. Un problema che è affrontato dai progetti del Team Digital – come il Data analytics framework – e dal piano triennale dell’informatica pubblica fatto con l’Agenzia. Entrambi, però, sono partiti solo da pochissimo.

Alessandro Longo, Repubblica.it

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