Ilva. Calenda: “Negoziato congelato, aspettiamo la decisione del Tar”

Share

La Regione Puglia e il Comune di Taranto si sono rivolti al tribunale amministrativo contro la modifica al piano ambientale. Il titolare del Mise: “Rischia lo spegnimento, da loro gestione schizofrenica”

“Ho deciso che congeleremo il negoziato sull’Ilva aspettando la decisione del Tar di Lecce sull’impugnativa del governatore della regione Puglia, Emiliano, e del Comune di Taranto”. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda durante l’assemblea della Cgil sull’acciaio. “Sono inutili i tavoli finché non è chiara la situazione. Se il Tar di Lecce accoglie l’impugnativa, l’amministrazione straordinaria dovrà procedere allo spegnimento dell’Ilva”.

La mossa di Calenda arriva dopo che gli enti hanno impugnato il decreto con il quale a fine settembre il governo ha modificato il piano ambientale. “E’ illegittimo”, ha detto il governatore pugliese indicando la proroga prevista a prescrizioni già di fatto scadute. “La decisione – aveva fin da subito accusato il ministro – mette a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente”.

Oggi Calenda ha rincarato la dose disegnando una traiettoria disastrosa per il complesso industriale: “I commissari – ha proseguito Calenda – saranno obbligati a iniziare il processo di spegnimento degli impianti dell’Ilva. Questo metterà in discussione tutta la riqualificazione e il rilancio del siderurgico di Taranto”, ha proseguito Calenda. Che poi ha aggiunto senza mezzi termini:  “Dagli Enti locali c’è una gestione schizofrenica. Ma si sappia, se Regione e Comune usano tutti i mezzi necessari per far saltare l’Ilva, l’Ilva salta”.

Ancora il ministro: “Ci sono in ballo 5,3 miliardi di euro e io non saprei quando è mai stato fatto un investimento simile nel Sud Italia.

Ora c’è il rischio che l’investitore possa pensare di ritirare gli investimenti e scappare a gambe levate. Per questo è inutile andare avanti nella trattativa se non si chiarisce il quadro”. “Emiliano ha detto che i bambini di Taranto gli chiedono di impugnare il dpcm – ha aggiunto Calenda visibilmente irritato – invece io penso che i bambini di Taranto ci chiedono di coprire i parchi, di fare gli investimenti. Qui c’è una campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini”.

La mossa pugliese ha raccolto poco consenso anche tra i sindacati. “Per la Cgil la scelta di Emiliano è una scelta sbagliata. Questo non è il momento dei tribunali, c’è una trattativa in corso, è il momento della responsabilità”, ha detto Maurizio Landini a margine dello stesso convegno della Cgil sull’acciaio dal quale è intervenuto Calenda. “Oggi – ha proseguito Landini – è opportuno far ripartire gli investimenti e la copertura dei parchi minerari. E’ importante – ha proseguito – portare ArcelorMittal a utilizzare tutte le tecnologie migliori e le soluzioni possibili” per ambientalizzare l’Ilva. “La lotta dei lavoratori – ha proseguito Landini – ha prodotto l’avvio di una trattativa vera. Sono stati aperti tavoli istituzionali che adesso devono partire in sede locale. Non è questo – ha concluso Landini – il momento dei tribunali e dei magistrati”.

Sulla stessa linea il collega di Calenda, Gian Luca Galletti, titolare del dicastero dell’Ambiente: “Io sono davvero stupito dalla posizione della Regione. Non capisco come si possa tentare di mettere in discussione una cessione che ha un Piano industriale forte, con un’azienda seria dall’altra parte e un Piano di ambientalizzazione che è il migliore che abbiamo mai visto”, ha detto a margine di un convegno in Confindustria. “Poi – ha aggiunto – chi fa queste cose se ne assume la responsabilità. Io ho davvero la coscienza a posto”.

Calenda, alla notizia dell’impugnativa, parlava di un confronto costruttivo per assicurare investimenti industriali per 1,2 miliardi di euro, ambientali per 2,3 miliardi e la tutela di circa 20mila posti di lavoro diretti e indiretti. Da parte sua, la commissaria europea Margrethe Vestager aveva garantito di chiudere in anticipo – rispetto alla scadenza legale del prossimo 23 marzo – l’esame sull’acquisizione dell’Ilva da parte di Am Investco, la cordata guidata da Arcelor Mittal e di cui fa parte Marcegaglia (che la Ue vorrebbe fuori dai giochi). La scommessa di governo e commissari è anticipare la copertura dei parchi minerari del sito di Taranto (l’operazione spetterebbe alla nuova proprietà, che rifonderà le spese quando l’acquisizione sarà formalizzata a seguito della decisione europea), operazione che prevede l’avvio a gennaio con durata massima 36 mesi. L’intervento è molto atteso dai cittadini di Taranto: il 27 e il 28 novembre le scuole del quartiere Tamburi sono rimaste nuovamente chiuse per i wind days, i giorni in cui il vento soffia da nord-ovest spargendo sulla città le polveri minerali.

Repubblica.it

Share
Share