Premio Strega a Severino Cesari. Anche Carlo Lucarelli è favorevole

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La proposta di De Cataldo non è affatto una provocazione. Non si tratta di fargli un mausoleo, il suo libro vale il premio di per sé

Quando se ne va una persona importante, che non è solo un amico o un fratello ma addirittura di più, e sai che ti mancherà non fare insieme quello che facevate prima, dire quello che dicevate prima, pure i silenzi e le assenze ti mancheranno, e anche quello che non hai avuto il tempo di fare, dire o pensare assieme, quando succede tutto questo è facile volergli costruire un Mausoleo.

Qualcosa che resti a mostrartelo come se fosse ancora presente, che in qualche modo occupi il vuoto che ha lasciato, che ti permetta di parlarne ancora, ricordandotelo le volte che ti capiterà inevitabilmente di dimenticarlo, e pure per lenire il senso di colpa per le mancanze che hai avuto nei suoi confronti, ora che non c’è più tempo per rimediare.

Insomma, un Mausoleo, che sia in forma di libro, premio letterario, aule intitolate alla memoria, fondi e fondazioni, tutto quello che per un intellettuale è l’equivalente della tomba monumentale per un condottiero.

Ecco, è facile, anche naturale, forse inevitabile.

Ma non è questo il caso.

Con molta cura è un libro così bello, così forte e così vitale – è la parola giusta – così pieno di vita che tutto quello che si accompagna al concetto di morte, memoria e tomba neanche viene in mente.

Come quando Severino lo scriveva giorno dopo giorno, sulla sua pagina facebook, e nonostante le lunghe assenze dovute alla malattia non avevi mai l’impressione che a battere sulla tastiera, per quanto flebilmente, ci fosse una persona che stava morendo, anzi.

Illusione, nostra e sua, tacita, pietosa menzogna collettiva? Non lo so e non mi interessa, tutte le volte che Severino riusciva a ribaltare i problemi più gravi e dolorosi in entusiastiche conquiste dello spirito io mi sentivo meglio, più bello e più vivo, e so che non ero il solo, anzi. E adesso che esiste un libro con un titolo, una copertina e tutto il resto, saremo ancora di più.

Non è una cosa che accade spesso in letteratura.

Per questo l’idea lanciata da Giancarlo De Cataldo sulla spinta di un impulso spontaneo e per sua definizione anche poco razionale di candidarlo al Premio Strega e pure di farlo vincere io non la prendo come una provocazione, ma come un fatto naturale.

Severino Cesari è uno degli scrittori più vivi che abbia mai conosciuto.

Con molta cura è uno dei libri più vivi della nostra letteratura.

Ha in sé la forza di concorrere ai premi più importanti e anche di vincerli, e non per un tacito accordo alla memoria, ma per la sua intrinseca, eccezionale vitalità.

Spero che ci vada e che lo vinca il Premio Strega.

Ma non per fargli un Mausoleo, a Severino.

Perché se lo merita.

Carlo Lucarelli, La Stampa

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