Colpo di Stato in Zimbabwe, è l’inizio di un nuovo ordine

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Con la fine del regno quarantennale di Robert Mugabe il Paese si prepara a una fase transizione che per l’ex delfino Emmerson Mnangagwa potrebbe condurre a “un’elezione libera, corretta e democratica”. A guidarla è l’esercito

Robert Mugabe ex presidente, ora in arresto, dello Zimbabwe

Con la fine del regno di Robert Mugabe, durato 37 anni, comincia oggi una nuova era per lo Zimbabwe. Il despota africano è stato arrestato assieme alla moglie Grace alle due del mattino, e si trova ora nelle mani dell’esercito del Paese africano. “La loro sicurezza è garantita”, ha detto alla televisione un portavoce delle forze armate che stanno in queste ore di confusione proteggendo uffici governativi e strade della capitale Harare per evitare che il Paese finisca in un caos sanguinolento.

Secondo un tweet del partito del presidente, il Zanu-Pf, non si tratta di un colpo di stato bensì di una transizione incruenta: “Non c’è stato alcun golpe, solo un passaggio di poteri senza spargimento di sangue”. Il tweet prosegue spiegando che “persone corrotte e disoneste” sono state arrestate e che il presidente Mugabe è stato messo in custodia perché “è un uomo anziano di cui la moglie si approfittava. Le poche esplosioni che sono state sentite nella notte sarebbero state provocate “dai disonesti che hanno resistito agli arresti, ma che sono ora detenuti”.

Infatti, anche tre ministri del governo sono stati arrestati dai militari: il titolare delle Finanze Ignatius Chombo, quello dell’Educazione Superiore Jonathan Moyo e quello delle opere pubbliche, anche commissario politico dello Zanu-Pf, Saviour Kasukuwere.

I tre fanno parte del gruppo conosciuto come G40, una corrente del partito al potere che ha cercato di espellere i veterani della guerra d’indipendenza, tra i quali figura Emmerson Mnangagwa, ex delfino di Mugabe, destituito la settimana scorsa per spianare la strada del potere alla first lady Grace. Secondo la stampa locale, Moyo è il cervello della fazione, una delle tante in cui si è diviso il partito, per organizzare la successione dell’anziano presidente (93 anni).

Sul sito del partito di governo è scritto che “né il Paese né il partito sono di proprietà di Mugabe e di sua moglie” e che da ora il “compagno Emmerson Mnangagwa ci aiuterà ad avere un migliore Zimbabwe”. L’ex vicepresidente Mnangagwa, detto il “coccodrillo” diventa così il nuovo presidente dello Zanu-Pp. E probabilmente dello Zimbabwe.

Si sta “solamente prendendo di mira criminali che circondano Mugabe e che stanno provocando sofferenze economiche e sociali. Non appena avremo compiuto la nostra missione ci attendiamo che la situazione torni alla normalità”, rassicura una fonte del partito.

Quanto a Mnangagwa, defenestrato e riparato all’estero, ha elogiato l’intervento dei militari rivelando l’esistenza di una trattativa tra le forze armate e il presidente Robert Mugabe che avrebbe cercato di fermare il loro intervento. “Salutiamo e applaudiamo il coraggio del nostro esercito che in maniera decisiva ha respinto il piano di creare una dinastia familiare”, ha scritto su Twitter. “Una fase di transizione guidata dall’esercito spianerà ora la strada a un’elezione libera, corretta e democratica”, ha aggiunto. Mnangagwa, che dopo 50 anni passati al fianco di Mugabe è stato silurato con l’accusa di tramare contro il presidente anche con l’ausilio di stregoni aprendo la strada per una presa del potere da parte della consorte del presidente, di 41 anni più giovane del marito.

Il segretario generale del principale partito di opposizione in Zimbabwe, Douglas Mwonzora del Movimento per il cambiamento democratico (MDC-T), ha assicurato che l’esercito sta prendendo il potere nel Paese. “E’ la definizione standard di un colpo di Stato, se non è questo un golpe, cosa lo sarebbe allora?”, ha detto in una intervista telefonica al canale sudafricano ANN7. Secondo Mwonzora, il fatto che il partito lo neghi è segno “che ha ha già perso il controllo della situazione”. Mwonzora si dice scettico anche sulla nota di smentita dei militari. “E’ normale sentire comunicati del genere quando i militari prendono il potere con la forza”, ha detto.

Pietro Del Re, Repubblica.it

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