Questione Npl. Fmi promuove l’Italia

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Il Fondo monetario internazionale rileva una “incoraggiante” accelerazione sullo smaltimento di crediti deteriorati da parte delle banche in Italia. Il problema però persiste anche su scala europea: la consistenza dell’arretrato di Non performing loans è infatti stimata “appena inferiore ai 1.000 miliardi di euro”. Anche per questo il Fmi giudica come “passi positivi” i propositi di inasprimento sulle coperture, delineati dalla Bce sul suo “addendum” alle linee guida sulla gestione degli Npl. Secondo l’istituzione di Washington, “dovrebbero ricevere un forte seguito” ed essere perfino applicati alle banche meno grandi, che non ricadono sotto la vigilanza Bce, seppure “con la dovuta gradualità”.
Nel Regional Economic Outlook sull’Europa il Fmi riporta che “i livelli di Npl sono diminuiti, ma restano una zavorra alla redditività e all’erogazione di credito in alcuni Paesi”. Complessivamente “nell’Europa avanzata sono stati ridotti dell’equivalente di 160 miliardi di euro, prevalentemente sul settore dei prestiti alle famiglie, rispetto al loro picco nel 2014. Ma lo stock resta appena inferiore ai 1.000 miliardi di euro”. “Spagna e Irlanda totalizzano una ampia quota di queste riduzioni. In Italia – prosegue il Fmi – la recente accelerazione delle vendite di Npl è incoraggiante”.
E secondo lo studio i policymaker possono prendere diverse misure per facilitare il risanamento dei bilanci delle banche. “Le linee guida della Bce del marzo 2007 sulla gestione degli Npl e le recenti proposte che la Vigilanza ha presentato sugli accantonamenti sui nuovi Npl sono passi positivi. Serve che abbiano un forte seguito. I Paesi dovrebbero concordare obiettivi ambiziosi, con conseguenti energici interventi delle autorità di Vigilanza. I Paesi dovrebbero applicare questo sistema, con la dovuta proporzionalità, anche sulle banche più piccole che non sono coinvolte dalle linee guida della Bce”.
Infine, anche il Fmi chiede modifiche ai quadri normativi sulle procedure fallimentari, di recupero dei crediti assieme a miglioramenti delle procedure giudiziarie, in modo da avere un sistema armonizzato “che aiuterebbe a stimolare un mercato secondario” (dove vendere i crediti deteriorati).
L’Italia ricrei margini di bilancio. L’Italia è tra i Paesi europei a elevato debito e scarsi margini di bilancio che dovrebbero “consolidare gradualmente” le finanze pubbliche in modo da ricreare spazi di manovra e mettere l’indebitamento su una traiettoria discendente, afferma il Fondo monetario internazionale sul suo Regional Economic Outlook sull’Europa. Lo studio include le previsioni di crescita contenute nel World Economic Outlook di ottobre che per l’Italia sembrano delineare un percorso abbastanza coerente con quello auspicato. Il Fmi conferma la ripresa dell’Italia quest’anno: più 1,5 per cento del Pil quest’anno, più 1,1 per cento nel 2018 e più 0,9 per cento nel 2019. Il deficit si ridurrà al 2,2 per cento del Pil nel 2017, all’1,3 per cento nel 2018 e allo 0,3 per cento nel 2019. Il debito toccherà un picco del 133 per cento quest’anno per poi calare al 131,4 per cento nel 2018 e al 128,8 per cento nel 2019.
La disoccupazione è attesa in limatura all’11,4 per cento quest’anno, all’11 per cento il prossimo e al 10,6 per cento nel 2019. La situazione della Penisola sui conti è associata a quelle di Belgio, Francia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. “Con la crescita che accelera, questi Paesi dovrebbero consolidare gradualmente per ricostituire margini di manovre e mettere i debiti su percorsi di risuona”, si legge.
All’opposto, nei paesi con posizioni di bilancio più solide, come Germania, Olanda e Svezia i margini esistenti potrebbero essere usati per aumentare la crescita potenziale. L’istituzione di Washington ipotizza maggiori investimenti pubblici su educazione e formazione, digitalizzazione, integrazione dei rifugiati, infrastrutture e immobiliare.
Più in generale, tutte le politiche di bilancio andrebbero rese “più favorevoli alla crescita e a una distribuzione equa”, facendo leva sull’efficientamento della spesa e su una tassazione che sostenga maggiormente il lavoro.

ItaliaOggi

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