La Casa delle Donne: «Virginia Raggi, non sfrattarci»

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La Casa Internazionale delle Donne rischia di essere sfrattata dal Comune di Roma. Il Campidoglio chiede 800mila euro in trenta giorni. «Impossibile chiudere il simbolo della lotta femminile»

Dove da trent’anni esiste la Casa Internazionale delle Donne di Roma, punto di riferimento oggi per tutte le donne in difficoltà e simbolo del femminismo, un tempo c’era un carcere minorile e femminile. Alla fine degli anni 80, quando era diventato un edificio disabitato e abbandonato, venne occupato e trasformato nel luogo che oggi rischia di essere sfrattato. «Non è uno sfratto vero e proprio – spiega Simonetta Crisci, avvocato e membro del direttivo – ma se ci viene chiesto di pagare ottocentomila euro di mensilità di affitto non pagate, entro un mese, il risultato non è molto distante dallo sfratto». In questi giorni il Comune di Roma ha infatti inviato una lettera alla Casa delle Donne con la richiesta di pagamento, altrimenti scatterà la procedura di sgombero. Nonostante la lunga trattativa, già avviata dall’amministrazione precedente di Ignazio Marino, con l’obiettivo di saldare il debito esistente in virtù dei servizi che da diversi anni la struttura offre alle donne nel territorio (valutati pari a 700mila euro), il sindaco Virginia raggi ha fatto recapitare l’avviso di pagamento. «Noi paghiamo un affitto di circa tremila euro al mese, non possiamo affrontare una cifra di oltre settemila euro mensili come ci viene richiesto. E non si può sottovalutare la forza simbolica della Casa delle donne, nata, grazie alla volontà di molte di noi in un luogo che aveva visto morire suicide centinaia di donne e che oggi è invece un posto di accoglienza». Impossibile non notare come la lettera sia arrivata dalla prima sindaca donna di Roma. Un avviso che non sembra tenere conto delle molteplici attività che, dal 1987, animano la Casa delle Donne e i servizi che offre sul territorio. «L’errore fondamentale sta nel ritenere la Casa delle donne un immobile commerciale quando invece si tratta di un immobile di beni indisponibili. Qui dentro non svolgiamo attività commerciali, le uniche entrate che abbiamo sono quelle delle tessere di chi si iscrive e i contributi spontanei di chi utilizza la casa e vuole che continui a vivere». Oltre a essere un punto di riferimento delle donne italiane e straniere e del femminismo internazionale, la Casa è da anni riconosciuta per la sua capacità di autogestione, luogo di offerta di servizi sociali e culturali, all’interno del quale vengono svolte, grazie all’impegno quotidiano delle volontarie, azioni di accrescimento delle capacità delle donne. «Aiutiamo le donne in difficoltà a entrare nel mondo del lavoro, insegniamo mestieri, abbiamo per esempio il corso di falegnameria così come quello di educazione finanziaria». Tuttavia la giunta 5 Stelle sembra pronta a colpire il cuore pulsante del movimento femminista romano.«Di recente abbiamo incontrato proprio qui le rappresentanti della Women’s March di Washington. Abbiamo appuntamenti con donne di ogni Paese. Non è possibile mandarci via da un giorno all’altro». In risposta all’avviso ricevuto, la Casa Internazionale delle Donne ha chiesto con urgenza alla sindaca e alle assessore competenti di riaprire l’interlocuzione e di sospendere il termine perentorio di pagamento. Nell’attesa di una risposta è convocata per lunedì 13 novembre, alle ore 18, un’assemblea cittadina all’interno della struttura di Via Lungara, a Trastevere.

VanityFair

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