Chiude la Rinascente a Genova, lì dove è nata

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I vertici aziendali hanno comunicato la cessazione dell’attività entro un anno

Chiuderà nel giro di un anno con più poche speranze «di alternative possibili», nonostante il nome “eroico” che l’azienda si porta dietro da un secolo grazie a Gabriele D’Annunzio, il punto vendita genovese della Rinascente. La proprietà dei grandi magazzini che hanno fatto la storia del commercio italiano, nati a Milano e a Genova dal 1960, lo ha comunicato ieri direttamente alle sigle sindacali provinciali con una notifica «che pare a tutti gli effetti una decisione già presa, dalla quale sarà difficile tornare indietro», fanno capire i dipendenti. I tre piani (per 3mila metri quadri) di negozio di via Vernazza finiranno di esporre merce e accogliere clienti entro il prossimo novembre, con 58 anni di storia alle spalle e 59 lavoratori a libro paga, ufficialmente per una semplice questione economica, e lucida scelta imprenditoriale. Tra gli 11 store nazionali della collezione quello di Genova pare essere il meno produttivo: «è inadeguato a quella che vogliamo sia la shopping experience dei nostri clienti», fanno sapere dalla direzione della società.
Già programmata per oggi un’assemblea dei lavoratori, che negli ultimi cinque anni avevano chiesto e condiviso con l’azienda un percorso di rivalutazione e condivisione di nuove strategie, «stiamo parlando di una gravissima perdita per il territorio e per l’intera città, che vede nuovamente sparire azienda un’importante, — spiegano le segreterie di Filcams Cgil e e Fisascat Cisl, unite sul fronte Rinascente di fatto dal 2012, da quando si concordò l’entrata in regime del contratto di solidarietà per i dipendenti — un’altra realtà che sceglie di chiudere adducendo come giustificazione il fatto che la piazza genovese da tempo non sia più interessante dal punto di vista commerciale».
Una chiusura dovuta «alle perdite considerevoli di uno spazio che non ci permette di esprimere al meglio la nostra idea commerciale, sia per la conformazione architettonica, sia per lo spazio limitato», spiegano dalla sede milanese della collezione, che andrà a pesare per prima cosa sui dipendenti, ma anche e soprattutto sulla città. Il motivo per cui se è vero che «non rimarrà a casa nessuno perché tutti e 59 i lavoratori coinvolti saranno assolutamente ricollocati all’interno degli altri negozi Rinascente », è la promessa di Monica Ferreri, la direttrice marketing dell’azienda, l’annuncio della chiusura è già diventato un caso.
Ancora da definire la data del tavolo di discussione sul tema chiesto dai sindacati al sindaco Marco Bucci e alla proprietà, alla quale verrà chiesto di «ripensare ad un’offerta commerciale e ad una ubicazione più attrattiva del punto di vendita genovese» — è l’intenzione dei sindacati — sul futuro della Rinascente sono già intervenute le opposizioni in Comune e Regione. «Questa brutta notizia avanza ombre sull’attrattività della nostra città, serve una convocazione urgente sul tema all’assessore Giancarlo Vinacci: è urgente un impegno condiviso da parte delle istituzioni per scongiurare questa perdita», spiegano il segretario Pd Alberto Pandolfo e la capogruppo dem in Comune Cristina Lodi. «Si tratta dell’ennesimo fronte di crisi occupazionale che si apre in città, e arriva proprio da quella city che nelle intenzioni di Bucci doveva diventare il fulcro del rilancio di Genova — è l’attacco dei Cinque stelle — Vogliamo un tavolo congiunto Regione-Comune: Toti e Bucci facciano la propria parte».
Matteo Macor, Repubblica.it
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