Periscopio

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Se va avanti così finisce che anche Renzi lascia il Pd. Jena. La Stampa

Il presidente del senato molla l’indigesto Pd. Grasso saturo. Il Giornale

C’è un macigno fra noi e quelli del Pd. E lo hanno messo loro. Pier Luigi Bersani. Corsera

Per anni ci siamo divertiti per i sei telefoni che a volte suonano contemporaneamente nelle tasche dove Claudio Lotito, presidente della Lazio, tiene i rotoloni di contanti. Francesco Merlo. La Repubblica.

Berlusconi ha fatto bene a rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per poter tornare in politica. Non so se andrò alle urne, ma nel caso voterò per il Cavaliere. Giampaolo Pansa. Libero

Tutti ci auguriamo che il governatore della Banca d’Italia, Visco, possa fare meglio. Ma è anche difficile che possa fare peggio nei prossimi sei anni. Matteo Renzi, Agenzie

Nuovo brillante successo di Renzi dopo quello del Referendum costituzionale, e il grande successo dell’Italicum cancellato dalla Consulta. Il Pd ormai riesce a fare danni sia nel Paese che a se stesso. Massimo D’Alema. Agenzie

Per tutte le istituzioni con un mandato lungo (in Bankitalia è di sei anni) la fisiologia è il ricambio alla fine del primo incarico. Solo una valutazione davvero positiva può portare alla conferma. E non è questo il caso. Il Parlamento infatti ha creato una Commissione d’inchiesta che deve far luce anche sull’adeguatezza della vigilanza bancaria. Basta questo per capire che le condizioni per la conferma non c’erano. Enrico Zanetti, segretario di Scelta civica. Corsera

Matteo Renzi attribuisce a Visco la responsabilità dei crac bancari degli scorsi anni per scarsa vigilanza di Bankitalia. Bluffa. Sia nel caso di Banca Etruria sia delle Venete, le crisi precedono la nomina di Visco a governatore (24 ottobre 2011). A non vigilare, semmai, è stato il predecessore Mario Draghi, odierno capo Bce. O addirittura Antonio Fazio, ultima guida della «grande» Bankitalia prima del ridimensionamento in favore della Banca centrale europea. Gli interrogativi sulla solvibilità delle banche poi fallite, Etruria e Venete, pendevano già nella prima decade del Duemila. Alla testa di Bankitalia era allora Draghi mentre il factotum della Vigilanza era una sua creatura: Anna Maria Tarantola, futuro presidente della Rai (2012-2015). Già giravano a mucchi le chiacchiere ma si faceva orecchio da mercante. Tra noi giornalisti, per dirne una alla mia portata, si sapeva benissimo che Banca Etruria curava attentamente i rapporti con la stampa economica. Perno di queste frequentazioni era l’Agenzia di via degli Uffici del Vicario, accanto a Montecitorio. A molte belle firme venivano offerte le cosiddette consulenze. Tra banca e giornali si creava così un clima amichevole e veniva spontaneo, se mai dovesse emergere su Etruria una notizia sgradita, di edulcorarla o tacerne. Giancarlo Perna, scrittore politico. la Verità

I democristiani della prima Repubblica era gente che in chiesa ci andava nel tempo libero per parlare con Dio e, sotto elezioni, col prete. Mai però, come fa oggi Renzi, al posto del prete. Massimo Gramellini. Corsera

Spero che in Catalogna non si stiano ripercorrendo i passi della Guerra Civile. Per ora insulti e offese sono arrivati solo da parte dei catalani verso gli spagnoli e non viceversa. Nell’ultima settimana, però, sono uscite tantissime bandiere spagnole sui balconi. Un aneddoto, forse, ma brutto. Se il nazionalismo spagnolo si svegliasse sarebbe pericoloso. E bisognerebbe ringraziare il signor Puigdemont, presidente della Catalogna. Javier Marìas, scrittore spagnolo (Andrea Nicastro), Corsera

Gino Palumbo era nato a Cava dei Tirreni il 10 gennaio 1921. E, anche se si potevano stabilire distinzioni e differenze, fu considerato sempre un napoletano verace. Aveva esordito a La Voce, poi passò a Il Mattino. Era un uomo (ancor prima che un giornalista) di mente libera, indipendente. Non aveva paura di niente. Così entrò presto in collisione con il giornale napoletano concorrente, il Roma. E un nobile
fumantino, Arturo Scotti di Uccio, capo della redazione avversaria, lo sfi dò a duello: che si ricordi, l’ultimo vero duello nel mondo del giornalismo italiano. L’intrepido Gino non si tirò indietro. Non ho i particolari, ma per fortuna i padrini, dopo aver verificato la lealtà e le onorevoli intenzioni dei duellanti, interruppero quasi subito la disfida. E nessuno si fece male. Cesare Lanza. La Verità

Alla Appendino sindaco di Torino do cinque come voto. Secondo me non sta ricoprendo questo ruolo meglio di quanto feci io: non c’è visione, non c’è progetto e non c’è un’idea di dove portare la città. Piero Fassino, ex sindaco di Torino, a Un giorno da Pecora, Rai Radio1

La gente all’improvviso alzò gli occhi a seguire le evoluzioni di un piccolo aereo spuntato da chissà dove, che volteggiava proprio, chissà perché, sui fumi del camino del traghetto. Sul ponte c’era anche il comandante, un francese che conduceva traghetti da anni e conosceva la Manica come le sue tasche. Si era, alle 15.30 di quel pomeriggio, giusto all’altezza di Shallow Water, le secche poste di traverso alla rotta tra Folkestone e Boulogne. Lo sguardo del comandante abbandonò il piccolo aeroplano per dirigersi in basso, verso l’acqua. Cos’era stato? Un sibilo. Come un’onda strana, tesa, cattiva. La scia di un siluro si disegnò chiara sull’acqua calma, mentre un rumore breve, sordo come un fruscio metallico incrino il silenzio del mare. Marina Corradi, L’ombra della madre. Marsilio, 2017

Gioacchino Murat, nel 1815, sbarca a Pizzo Calabro per provocare una insurrezione nel sud, ma viene riconosciuto dai contadini, consegnato ai soldati e fucilato. È un evento che si spiega con l’immaturità ideologica dei contadini, con la falsa coscienza dei soldati, o con l’imbecillità di Murat del quale del resto sappiamo che aveva chiesto a un soldato nero della Martinica se era sempre stato nero, e avutane una risposta positiva lo aveva esortato a restare tale?». Maurizio Ferraris, L’imbecillità è una cosa seria. Il Mulino, 2016.

Brancaleone era un cane speciale. Questo, va bene, lo pensano quasi tutti i padroni del proprio cane. Però Brancaleone faceva cose davvero strane. Tipo guardare i cartoni animati alla televisione. O abbaiare alle suore o a quei poveri disgraziati di lavavetri (con le suore, Paraldi si diverte: è andato all’asilo in una istituzione gestita dalla suore del Sacro Cuore di Giuseppe da Betlemme. E non hai bei ricordi). Fabrizio Roncone, La paura ti trova. Rizzoli, 2016

So poche cose. E quelle che non so le indovino. Roberto Gervaso. Il Messaggero

Paolo Siepi, ItaliaOggi

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