Fca / Utili su del 50%. Ma l’Alfa non decolla e resta lo scoglio Cina

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L’ad Marchionne: «Niente pareggio per il Biscione». Gm in profondo rosso senza Opel

I due «nemici» Fca e Gm, o meglio Sergio Marchionne e Mary Barra, che guidano i rispettivi gruppi, hanno presentato nello stesso giorno i risultati del terzo trimestre e il consuntivo dei 9 mesi.

Il primo annuncia risultati sopra il consensus (+17% a 1,8 miliardi di Ebit adjusted, mentre l’utile netto è balzato del 50% a 910 milioni), la seconda un rosso di 3 miliardi di dollari, seppur viziato da 5,4 miliardi di dollari di oneri legati alla cessione di Opel-Vauxhall a Psa Groupe (senza le voci straordinarie, l’utile adjusted ammonta a 1,32 dollari per azione, più alto delle stime). Denominatore comune è il calo, per entrambe le aziende, dei ricavi (-2% a 26,4 miliardi per Fca, -13,5% a 33,62 miliardi di dollari per Gm a causa della frenata del mercato Usa). Stando alle dichiarazioni di Marchionne e Barra, anche le strategie green, in attesa di chiarimenti da parte di Fca all’Investor Day della prossima primavera, sono differenti: Marchionne ha espresso di recente perplessità legate soprattutto al ciclo produttivo delle auto elettriche, la tenace manager americana che ha sempre respinto le avances del Lingotto, ha confermato, entro il 2023, la vendita di vetture interamente elettriche, tra cui due modelli nuovi.

Tornando a Fca (+5% ieri il titolo in Borsa), sono confermati gli obiettivi 2017: ricavi netti a 115-120 miliardi, Ebit adjusted superiore a 7 miliardi, utile netto adjusted oltre 3 miliardi e un indebitamento netto industriale inferiore a 2,5 miliardi. Stabili le consegne, incluse le joint venture, a 1,123 milioni di veicoli. Nei 9 mesi i ricavi sono aumentati dell’1% a 82,058 miliardi, mentre le vendite complessive sono invariate, a 3,493 milioni di unità. Marchionne resta fiducioso sui target del suo ultimo bilancio (2018) con l’azzeramento del debito: «È raggiungibile, sono incoraggiato da quello che vedo».

Marchionne ha dato qualche indicazione su come il gruppo si sta muovendo in attesa dell’Investor Day. Sono così emerse difficoltà relative al raggiungimento degli obiettivi per Alfa Romeo. A pesare sono i problemi di consegna alla rete commerciale negli Usa e la Cina, dove è da poco iniziata la distribuzione di Giulia e Stelvio. «Qui – ha aggiunto l’ad – dobbiamo essere molto prudenti: un eccesso di offerta deprimerebbe i prezzi». Il Biscione, dunque, non ha centrato il breakeven nel terzo trimestre «e non posso confermare un pareggio nel quarto», la puntualizzazione. Jeep, da parte sua, deve continuare lo sforzo per essere sempre più globale. Prudenza, inoltre, è stata espressa a proposito della guida autonoma, per la quale Fca ha siglato un accordo con Bmw Group, Intel e MobilEye. «Inseguendola – il parere del top manager – si può distruggere molto valore. In giro c’è molta gente che ne sta sperimentando i livelli 3 o 4, ma la maggior parte delle start-up sparirà».

Per Fca il momento di riflessione continua, soprattutto sui temi su cui altri costruttori accelerano: dalla guida autonoma all’elettrificazione della gamma, tenuto conto delle regole green in Cina. Proprio ieri, intanto, il ministro Carlo Calenda ha «aperto» a possibili sostegni relativi a elettrico, ibrido e metano per aiutare chi ha bassi redditi a cambiare la vecchia macchina.

Inevitabile l’aggiornamento sul futuro di Magneti Marelli. Sarà l’anno prossimo il momento in cui verrà presa una decisione sullo spin-off («la discussione preliminare con il board è sembrata positiva»). Il capitolo prodotti, infine. Marchionne non si è sbilanciato, anche se ha ammesso che una sorta di «baby» Levante Maserati aiuterebbe. Tre i lanci in arrivo. Si possono ipotizzare la Maserati Alfieri (sarà elettrica?), il nuovo Jeep Wrangler e la Fiat Argo a tre volumi.

Pierluigi Bonora, Il Giornale.it

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