Biotestamento, la relatrice De Biasi si dimette. La parola passa ai capigruppo

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“Non ci sono le condizioni per proseguire l’esame in Commissione”. Il provvedimento dovrebbe approdare subito in aula al Senato. Ma i tempi sono stretti

 

È arrivata a un punto di svolta la legge sul Biotestamento, impantanata al Senato da mesi. Oggi infatti la senatrice del Pd Emilia De Biasi si è dimessa dal suo incarico di relatrice. “Non ci sono le condizioni per proseguire l’esame in commissione”, ha detto. E ha rimesso il mandato.
Questa volta dunque De Biasi si è dimessa veramente, dopo averlo minacciato più volte da questa estate. “Le mie dimissioni – ha aggiunto – ribadiscono ulteriormente l’importanza di approvare una legge rilevante e attesa”.
Ora toccherà ai capigruppo, e soprattutto al Pd, decidere quando e se portare la legge in aula. La capogruppo di Mdp Maria Cecilia Guerra annuncia che ne chiederà la calendarizzazione immediata. E anche il M5s è su questa linea. Ma la strada resta ancora molto in salita. Tra la pausa per le elezioni siciliane e l’imminente avvio della sessione di bilancio, il Senato infatti sarà occupato fino a fine novembre. Dopo di che resteranno massimo venti giorni utili prima delle vacanze di Natale per discutere tutti i provvedimenti che nel frattempo si sono accumulati. Quattro tra tutti: lo ius soli, la riforma dei vitalizi, le misure in favore dei figli delle vittime di femminicidio e il biotestamento appunto. È chiaro che non potranno essere votati tutti e quattro e molto dipenderà dalle scelte che farà il partito di maggioranza relativa, i dem, tenendo presente che a parte le vittime del femminicidio, le altre sono tutte leggi che porteranno in aula grandi conflitti e spaccature anche dentro la maggioranza. Ma non ci sarà altro tempo, perché ormai è quasi certo che la legislatura finirà a gennaio.

Le sei leggi da non tradire

La relatrice intanto ha compiuto il primo passo per aggirare l’ostruzionismo che ha ostacolato il provvedimento fin dal suo esordio al Senato. Arrivato in primavera, dopo il sì della Camera che l’ha tenuto oltre un anno, il Biotestamento, che riconosce il diritto di rifiutare nutrizione e idratazione artificiale e vieta l’accanimento terapeutico, è rimasto fermo in commissione Sanità del Senato (di cui De Biasi è anche presidente) per oltre cinque mesi, inondato da richieste di audizioni, interventi ed emendamenti presentati soprattutto da chi è contrario alla legge e cioè centristi, Lega e Forza Italia. Che sono riusciti nell’intento di bloccare una legge che invece sulla carta conterebbe su una larga maggioranza: oltre al sostengo del Pd e di tutta la sinistra infatti ha anche quello dei Cinquestelle.
La svolta è arrivata la settimana scorsa grazie a due fattori: innanzitutto l’appello pubblicato da Repubblica di quattro senatori a vita, Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia, che denunciava lo stallo in cui è precipitata una legge attesa da decenni, almeno da quando il caso Englaro ha scosso le coscienze degli italiani, diffondendo in Italia una opinione largamente favorevole ad una regolamentazione sul fine vita. Inoltre c’è stato l’intervento del presidente del Senato Grasso che, di fronte alla richiesta di utilizzare il cosiddetto canguro per abbattere i 3mila emendamenti presentati, ha risposto che ciò era possibile solo se il provvedimento fosse stato già calendarizzo per l’aula. Una risposta che ha facilitato le dimissioni di De Biasi, come testimonia il “grazie” inviato dalla relatrice al presidente.

La Repubblica.it

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